Tiziano Ferro: 20 anni fa l’esplosione del fenomeno con Rosso Relativo [VIDEO]

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Era il 2001 e Tiziano Ferro segnava per sempre la storia della musica italiana con il suo album d’esordio: Rosso Relativo

Sono passati vent’anni e forse era proprio il tempo che serviva per guardare Rosso Relativo di Tiziano Ferro con occhi diversi. Anzi, con orecchie diverse. Chi ha vissuto il fenomeno, all’epoca, non sapeva bene come interpretarlo. Oggi è più semplice: piaccia o non piaccia, Tiziano Ferro è uno dei nomi fondamentali della musica pop italiana del nuovo millennio. Punto.

Sì, forse le sue canzoni dopo un po’ si sono fatte eccessivamente emotive, mielose, tutte un po’ lente e troppo tradizionali. Ed è vero che anche nel suo periodo classico, come ci ricorda la famosa parodia di Gigi e Ross, tante volte il rap/R&B sul quale viaggiava la sua voce era talmente repentino da non consentire di cogliere parecchie delle parole cantante.

Ma non importa e in fondo non importava neanche all’epoca. Semplicemente, nel 2001 qualcosa come Tiziano nazionale non s’era mai vista. Un timbro vocale intenso, caldo e vigoroso; un appariscenza perfetta da cantante di boy band, vestito all’ultima moda e dalle movenze seducenti, come un Robbie Williams nostrano (paragone che ai tempi del resto non mancava).

Su tutto, le canzoni. Due in particolare: Rosso Relativo e Xdono. Chiedete in giro: chi all’epoca c’era ricorderà ancora a memoria questi due brani, successi incredibili ed imprevedibili. Ritmi impeccabili, con quel misto di electro-house inizio anni ’00 che faceva da sponda ad una caratterizzazione rap calorosa, bastevolmente intrigante ma sempre, assolutamente “politically correct”.

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Le canzoni di Tiziano parlavano di sentimenti e d’amore su toni assolutamente puliti, scevri di quel vissuto urbano e senza filtri dell’hip-hop urbano da strada. E perciò, va da dè, assolutamente appetibili per il più ampio pubblico possibile. Ed era in qualche modo questa l’intuizione che, nel 2001, apriva la via al cantante di Latina: piacere a tutti, si può. Bè, lui ci riesce.

Vero, in tantissimi lo vedono solo come l’ultima trovata “commerciale” e lo incolpano di modernizzare solo a livello di facciata una musica italiana stantia e ripetitiva. Un’operazione di moda, insomma, che cionondiméno richiede ben poco tempo per confermare tutte le capacità di Tiziano con una formula ancora più universale: quella che sentiremo poi in brani come Sere Nere e Non Me Lo So Spiegare.

Da allora, sembrano passati secoli. Anche se il cantante non è (e non sarà mai) un’icona per le nuove generazioni come lo è stato per quelle vecchie, il suo successo non si è mai fermato; come, del resto, ha confermato la sua acclamata partecipazione al Festival di Sanremo 2020, edizione di cui è stato ospite fisso (e gradito).

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Rosso Relativo, uscito il 26 ottobre 2001 (una vita fa) si può oggi chiaramente rileggere come uno snodo essenziale nella musica pop italiana a cavallo tra i due millenni. Così come lo sono stati, per esempio, i lavori di Alex Britti, dei Lunapop e di Cesare Cremonini, o persino quelli dei Gazosa.

La verità è che la scena musicale di un paese (specie di un paese come il nostro) non si rinnova, di pari passo con società e cultura, solo a partire dai “margini”, ma anche e soprattutto dal “centro”. E Tiziano c’era, in questo centro, con i suoi brani appassionanti e appassionati, fatti di storie d’amore complicate e spesso finite male.

Quindi anche chi all’epoca non poteva soffrire i continui passaggi in radio di Rosso Relativo, non potrà oggi non reprimere un brivido di nostagia nel risentirla. E non constatare come, venti anni dopo, un brano come questo suoni effettivamente fresco, accattivante, per certi versi coraggioso. Niente da dire, in fin dei conti: Tiziano Ferro meritava il suo successo e, nel 2021, va riconosciuto da tutti.

Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.