Mortal Kombat: saga cinematografica iniziata male e proseguita peggio

In attesa del nuovissimo reboot dedicato a Mortal Kombat, ecco la nostra analisi dei due film degli anni '90. E no, non sono come ricordavamo

mortal kombat
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Mortal Kombat è una delle saghe più longeve e leggendarie della storia del medium videoludico. Dall’uscita del primo titolo nel 1992 la fama di Scorpion, Liu Kang e soci si è sparsa ai quattro angoli del globo finendo per diventare un elemento oramai costante nella cultura pop mondiale. Ovviamente quando un prodotto diventa così virale, arriva sempre il momento nel quale a qualcuno viene in mente di capitalizzare il successo creando un film ad hoc. Vista la recente uscita del capitolo reboot diretto da Simon McQuoid (qui il trailer) abbiamo deciso di riguardare e di analizzare i due primi tentativi di lungometraggio a tema Mortal Kombat, datati 1995 e 1997. E si, ce li ricordavamo molto diversi.

I film di Mortal Kombat degli anni ’90: un tripudio di trash

Sebbene questi fossero i primissimi esperimenti di film tratti da videogiochi e sebbene i mezzi fossero quelli che erano, questo non li giustifica per alcune scelte criminali che vedremo nello specifico più avanti. Chiaramente sarà un’analisi il più possibile oggettiva che cercherà di lasciar fuori i sentimenti di nostalgia che un qualsiasi amante della saga potrebbe aver provato vedendo la prima volta i film. Andremo quindi nello specifico, parlando di tutto quello che non funziona non lesinando tuttavia complimenti in quei casi nei quali le opere ne siano meritevoli. Detto questo, iniziamo

Mortal Kombat, Paul W. S. Anderson, 1995

Questo primo capitolo, diretto da quel Paul Anderson che avrebbe trovato la sua fortuna qualche anno dopo con un’altra saga videoludica leggendaria, Resident Evil, parte dall’unica idea di base possibile se si vuole fare un film di Mortal Kombat: un torneo di arti marziali.

I Punti di Forza

mortal kombat su zero

Il film ha il grande merito di non voler raccontare alcuna storia intricata né di voler approfondire psicologicamente i personaggi ma regala agli amanti del videogioco l’unica cosa che vogliono vedere: i loro beniamini che si picchiano. L’espediente utilizzato per creare il torneo, che poi verrà ripreso criminosamente nel sequel del 1997, è nient’altro che questo, un espediente per riunire diversi lottatori in una serie di incontri all’ultimo sangue.

L’estetica dei personaggi, al contrario di altri abomini come Street Fighter – Sfida Finale (qui la nostra analisi), è davvero convincente. Scorpion, Sub-Zero ma anche gli stessi Liu Kang e Johnny Cage sono simili alle loro controparti videoludiche e rendono sicuramente felici gli amanti del videogame.

Queste premesse in aggiunta a una colonna sonora tutto sommato godibile con una traccia in particolare divenuta leggendaria, dovrebbero far pensare ad un film ben riuscito. E invece no.

I punti deboli

mortal kombat goro

Se la sceneggiatura di un film del genere è ridotta all’osso, concentrando tutto il focus sui combattimenti e poi quei combattimenti sono brutti, vien da sé che il progetto crolla come un castello di carte. Quasi tutte le coreografie sono lente, smorte e fin troppo finte. Tralasciando qualche nota di merito, come lo scontro tra Scoprion e Johnny Cage e quello finale tra Liu Kang e lo stregone Shang Tsung che funzionano, gli altri sfociano quasi tutti nel comico involontario.

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Vogliamo parlare di come Sub-Zero venga sconfitto da dell’acqua lanciata da Liu Kang (che fa roteare un secchio pieno ma dal quale non esce nulla fino a che non è conveniente per la sceneggiatura) che si trasforma in un coltello di ghiaccio e lo trafigge?

Potremmo anche citare lo scontro tra Kano e Sonya Blade nel quale vediamo combattere due persone che probabilmente hanno ben poca dimestichezza con le arti marziali. Cosa tremendamente visibile in ogni singolo momento della lotta nel quale il senso di fan film è perennemente presente.

Tuttavia il Premio per il combattimento peggiore va sicuramente a quello tra il Principe Goro e Johnny Cage. Quest’ultimo, dopo aver utilizzato frasi ad effetto citate dagli stessi film che gli abbiamo visto girare facendo una scelta stilistica ai limiti dell’imbarazzante, colpisce ai genitali un enorme alieno a 4 braccia, campione del Mortal Kombat, dando per scontato che abbia il nostro stesso apparato riproduttore, facendogli strabuzzare gli occhi, come nei migliori cartoni di Hanna e Barbera.

Come se non bastasse il grande e poderoso principe che abbiamo visto distruggere facilmente ogni avversario viene gettato da una rupe con due calci di Cage, neanche troppo potenti. Se a tutto questo aggiungiamo anche che Goro è realizzato in modo orrido, ecco che tutto assume connotati ancor peggiori.

Questo primo film di Mortal Kombat ha diversi momenti divertenti, riesce a intrattenere e a regalare momenti che un fan della saga videoludica sicuramente apprezza. Ha anche tuttavia diversi punti deboli certamente. Uno tra tutti, il suo sequel.

Mortal Kombat – Distruzione totale, John R. Leonetti, 1997

Prendete tutto ciò che di buono avete visto nel primo film, toglietelo, aggiungete una quantità spropositata di CGI indecente et voilà, ecco Mortal Kombat – Distruzione totale.

Trama e personaggi

mortal kombat 2

Partiamo dalla trama. Il pretesto usato nel primo film del torneo di arti marziali è oramai inutilizzabile e dunque viene messo in piedi un baraccone ai limiti del comico con una storia di entità ultra cosmiche che vogliano conquistare la Terra, di tradimenti e di legami familiari casuali.

La trama è davvero inutilmente intricata e finisce in nient’altro che uno scontro finale in una location buia e tempestosa. Tuttavia non è questa la cosa peggiore. I combattimenti, numerosi e tutti orribili, sono coreografati malissimo, in diverse situazioni i contendenti non fanno altro che dare colpi all’aria gridando come forsennati. In ogni momento sembra di vedere una puntata di Xena o Hercules, una di quelle però orride che neanche i fan più hardcore amano. I peggiori combattimenti, per distacco, quelli che riguardano Jax, le cui scene sono tra le più brutte dell’intero film.

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Sebbene anche nel primo capitolo i combattenti urlassero ad ogni movimento e le lotte fossero imbottite di slow motion, questo secondo film esagera sia da una parte che dall’altra. Non c’è una singola coreografia che si salvi. Personaggi che dovrebbero avere poteri ultra terreni combattono con pugni e calci come un normale wrestler senza regalare un minimo di pathos agli spettatori.

I protagonisti, dopo la morte iniziale di Johnny Cage e la mancanza di Goro, Scorpion e Sub-Zero non hanno il carisma sufficiente per tenere sulle spalle un film così mal pensato. Come dite? Scorpion e Sub-Zero ci sono? Avete ragione, effettivamente appaiono per un attimo.

Il secondo, dopo una rapida colluttazione rigorosamente orrida, si leva la maschera spiegando a Liu Kang di essere il fratello minore con gli stessi poteri del personaggio morto nel primo film. Per Scorpion invece, nessuno si prende la briga di spiegare nulla. Appare come un vero Deus Ex Machina, rapisce Kitana, sberleffa gli avversari e sparisce in un portale dimensionale per non riapparire mai più. Come, dove, quando e perché? Non lo sapremo mai.

L’orrida CGI

mortal kombat 2 1

Parliamo infine del lato peggiore del film, la CGI. Se nel primo capitolo quasi tutto quello che vedevamo era fatto da persone che combattevano e gli effetti speciali erano ridotti al rampino di Scorpion e poco altro, in questo secondo la componente artificiale è strabordante e di livello decisamente inferiore rispetto al suo predecessore.

Dai pipistrelli che fuoriescono dai tatuaggi dei nemici sconfitti, ai portali dimensionale, fino al design di un personaggio principale come il centauro Motaro, tutto sembra essere fatto per essere orrido. Ma niente, niente, può arrivare a toccare l’apice che è l’Animality. Nei videogiochi questa è una tipo particolare di fatality nella quale il combattente si trasforma in un animale e uccide l avversario.

Nel film sono due i personaggi che utilizzano questa tecnica: Liu Kang che si trasforma in quello che con molta immaginazione possiamo identificare come il Drago simbolo di Mortal Kombat e Shao Kahn che diviene una sorta di Idra.

Il combattimento tra le due creature è senza dubbio l’apice infimo di un film orribile che ha distrutto un primo capitolo brutto ma che col tempo si è riuscito a ritagliare una fetta di fan accaniti che lo amano proprio per tutti quegli elementi assenti nel sequel. Un’oscenità senza appello che speriamo venga definitivamente dimenticata nel futuro.

Che ne pensate della nostra analisi? Siete d’accordo con noi?