Street Fighter – Sfida Finale: storia di un Film così brutto da divenire Cult

Abbiamo voluto parlarvi di Street Fighter - Sfida Finale, un film davvero orribile ma che non possiamo fare a meno di amare

Street Fighter Sfida finale
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Siamo nel 1995, camminando ci troviamo ad entrare in una videoteca e lì vediamo subito qualcosa che, da videogiocatori incalliti, attrae la nostra attenzione. Si tratta della VHS di Street Fighter – Sfida Finale.

Sulla copertina ci sono molti dei personaggi che ci troviamo spesso ad utilizzare nel videogioco omonimo. Jean-Claude Van Damme e Raul Julia (qui la sua storia), i due protagonisti, sono due attori che ci piacciono. Cosa potrebbe andare storto?

Compriamo fiduciosi la cassetta in un periodo storico nel quale Internet non è ancora troppo sviluppato e non c’è modo di sapere se un film merita oppure no se non vedendolo.

Ma quello che ci troviamo di fronte è un film talmente tanto fuori da ogni logica e talmente tanto sbagliato al quale oggi, a distanza di 15 anni, non possiamo che volere bene. Ma andiamo con ordine.

Street Fighter – Sfida Finale: La Trama

Un feroce dittatore, Mr. Bison, rapisce alcuni ostaggi con l’intenzione di ricattare le Nazioni Alleate. Il colonnello William Guile è determinato a fermare il tiranno e a salvare la vita dei prigionieri.

Già da questa breve sinossi un videogiocatore che non hai mai visto il film, potrebbe domandarsi: “Ma come, hanno fatto un film su Street Fighter e non ci sono Ryu e Ken?”. Ecco, l’unica risposta possibile a questa domanda è : “Magari!”.

Ryu Hoshi e Ken Masters, le due assolute icone del brand ci sono nel film, ma sono due fessi, letteralmente. Due criminalotti di quart’ordine, con scarpe da ginnastica e jeans, che si trovano loro malgrado invischiati nel marasma generale che è la trama di questo film.

Potremmo dire che sono stati inseriti per rendere felici i fan. Ma la verità è che i fan avrebbero preferito non vederli in queste condizioni, davvero.

Il regista del film, Steven E. de Souza, ha pensato invece che fosse una buona idea porre come protagonista della pellicola William Guile, un colonnello della marina americana, con una bella bandiera patriottica tatuata sul bicipite, pronto a guidare un assalto armato alla base di Mr. Bison.

Perché è esattamente questo che vuole vedere chi guarda un film tratto da un videogioco picchiaduro: un’azione militare guidata da un molto poco credibile Jean-Claude Van Damme ai danni di una fortezza di un temibile signore della guerra, ovviamente.

I personaggi

Se vogliamo trovare un punto di forza in questo film è il fatto che tenti di inserire tutti i personaggi dei giochi in un unico arco narrativo. Alcuni, pochi per la verità, anche ben realizzati, come ad esempio lo spagnolo Vega o Zangief.

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Quest’ultimo, sebbene risulti essere un totale idiota, è davvero il più somigliante di tutti alla sua controparte videoludica. Molti altri però, sono davvero terribili.

Potremo ad esempio citare Honda, temibile lottatore di sumo giapponese, interpretato per un motivo X da Peter Tuiasosopo, attore nato nelle isole della Samoa Americana. Forse perché utilizzare un giapponese sarebbe stato troppo mainstream.

O potremmo anche spendere due parole sullo stesso Mr. Bison, autentica montagna di muscoli nei videogiochi, esile sociopatico malato di potere nel film. Ma alla fine cosa si può prendere se si sceglie di utilizzare Gomez Addams per interpretare una feroce macchina di morte come Bison? Uno schifo? Esattamente.

Anche se il premio per la peggior trasposizione va sicuramente ai personaggi di Blanka e Dhalsim. La loro genesi è talmente tanto stupida e forzata da risultare geniale.

Blanka è infatti un soldato, amico fraterno di Guile, che viene scelto da Bison per divenire una bestia umanoide senza scrupoli. Sorvolando sul come la trasformazione fisica che lo porterà ad essere la creatura verde, amatissima dai fan, avviene, della quale non avremo mai una reale spiegazione, è la componente mentale che lascia sbigottiti.

Blanka viene infatti costretto a guardare ore e ore di filmati, dal fastidiosissimo filtro rosso, nei quali non c’è altro che morte e disperazione. Tuttavia quando il professore alla guida dell’esperimento, Dhalsim per l’appunto, si redime e decide di salvare per lo meno la sua mente, i filmati vengono cambiati.

Blanka viene costretto a guardare ore e ore di filmati di matrimoni e bambini che ridono. Cosa che forse avrebbe più possibilità di trasformare qualcuno in un maniaco omicida rispetto alla proposizione di scene di guerra, ma tant’è.

Blanka dunque diviene il mostro tanto amato ma la sua mente resta quella del bravo e dolce soldato. Una pessima idea che però, non è neanche la peggiore del film. Medaglia d’oro che va di diritto a Dhalsim. Egli infatti in Street Fighter è un asceta indiano, con poteri mistici ed occhi senza pupille.

Come può un semplice scienziato divenire quel personaggio, non avendo nessuna caratteristica tra quelle elencate? Semplice, rimane totalmente pelato a causa di un incendio e alcune tracce di sangue mimano la pittura cerimoniale che la il suo alter ego del gioco ha sul volto.

Facile no? Glissiamo sul fatto poi che non tiri mai neanche un pugno e che anche il solo comprendere che quello sia davvero Dhalsim è un’intuizione che solo un giocatore può avere. Per tutti gli altri è solo uno scienziato che, in una base militare che sta andando a fuoco, trova il tempo di radersi la testa.

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Il Parco Mosse e il Finale

Street Fighter – Sfida Finale è pur sempre un film di arti marziali basato su un amatissimo franchise di videogiochi che fanno della lotta la loro ragion d’essere. Una trama debole è concessa, purché affiancata da coreografie ben realizzate e che richiamino le tecniche utilizzate nel videogioco.

Ecco, questo film non ha neanche quello. Tralasciando l’artifizio ridicolo di far cambiare d’abito tutti i protagonisti sul finale per assumere i costumi tipici del videogioco, le tecniche utilizzate sembrano scimmiottare quelle che siamo abituati a ripetere combinando vari tasti.

Lo Sho-Ryu-Ken e lo Shoryuken ad esempio, tecniche iconiche di Ryu e Ken vengono si eseguite dai due personaggi, ma in maniera goffa e assolutamente anti climatica. Ken ad esempio sferra il suo famigerato uppercut per distruggere una palla da allenamento. Ryu sfodera la sua palla d’energia, simbolo di Street Fighter, in una scena di transazione nel combattimento con Vega, risultando quasi invisibile.

Male, a tratti malissimo De Souza.

Nessuna traccia invece della celebre elettricità che pervade il corpo di Blanka o dello Psycho Crusher di Bison, la mossa che il grande cattivo utilizza e con la quale viene avvolto da un vortice di energia e si getta sull’avversario a mo’ di siluro incandescente. O meglio, quest’ultima in linea prettamente teorica è presente.

Durante lo scontro finale tra Bison e Guile infatti, quest’ultimo pare aver sconfitto definitivamente il rivale che però si rialza, inizia a levitare carico di energia e si prepara per il suo attacco più letale.

Quella che avrebbe potuto essere la rappresentazione di una tecnica che da sola avrebbe salvato il film, si tramuta nella visione di un uomo, palesemente attaccato a dei cavi, che vola, neanche stesse imitando Superman nel gioca jouer e si schianta contro l’avversario che, infine, lo abbatte.

Conclusioni

Street Fighter – Sfida Finale è un film brutto, pensato male, scritto peggio. Le motivazioni che muovono Bison sono ridicole (costruire Bisonopoli, davvero?) e i personaggi sembrano parodie di quelli, amatissimi, del videogioco.

Tuttavia è una di quelle opere alle quali vogliamo bene. Sarà il periodo storico nel quale è uscito e nel quale non eravamo ancora abituati a supereroi e film dal miliardo di budget, sarà la genuina goffaggine con la quale è stato realizzato, ma questo film riesce ad intrattenere e divertire.

Per quanto quasi nessun riferimento a Street Fighter sia fatto come si deve, è oramai nel cuore di tutti così e guai a chi ce lo tocca.

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