WandaVision: Analisi e Spiegazione del Finale di Stagione

Il 5 Marzo 2021, con l'episodio numero 9, si chiude la prima stagione di WandaVision. Dalla prima puntata la serie originale Disney Plus sembra aver incantato (quasi) il mondo intero. Ma ora, con il finale di stagione, è il momento che tante domande trovino risposta.

WandaVision, spiegazione, finale, significato, analisi
Condividi l'articolo

In poche settimane Wanda Maximoff (alias Elisabeth Olsen) e la serie WandaVision sembrano aver incantato mezzo mondo. Il 5 Marzo 2021 arriva su Disney Plus l’episodio 9, il finale di stagione. E giunge così inesorabile il momento degli addii, ma anche delle risposte.

Come si conviene a una serie del calibro di WandaVision, i molteplici interrogativi posti troveranno risposta, mentre alcune tra queste verità non si riveleranno risolutive, aprendo nuove domande, nuovi possibili scenari futuri.

Al netto di qualunque considerazione, la prima stagione di WandaVision resterà agli annali come un oggetto complesso, capace di registrare uno straordinario successo commerciale e insieme imporsi nella strana schiera dei masterpiece dell’Era Postmoderna.

Abbiamo usato la parola proibita: capolavoro. Ma la serie originale Marvel ha saputo conquistare la definizione sul campo, anzitutto come modello di scrittura, pre-produzione e ricerca destinato ai manuali di sceneggiatura. Poi, prendendo vita episodio dopo episodio.

Dallepisodio 1, che in italiano porta il titolo di “Girato davanti a un pubblico in studio”, fino al numero 7, “Infrangere la quarta parete”, ogni singola puntata si presenterà infatti come il modello in scala di un’intero decennio del ‘900 televisivo.

Spiegazione e Analis di WandaVision: dalla struttura narrativa della Sit-com al Multiverso Marvel

Lo stesso regista di WandaVision, Matt Shakman, in un’intervista esclusiva per Firstpost riassume la questione in parole semplici: Il primo show in streaming prodotto da Marvel è una lettera d’amore alla Golden Age della TV (americana n.d.r)”.

Shakman specifica quindi che queste memorie dovevano essere “riportate in vita” con “grande autenticità”, perché riproducessero, anzi ricreassero nei minimi dettagli una porzione di realtà dell’epoca.

E bastano queste poche parole per capire come la lettera d’amore multimediale non sia stata certo scritta di getto, sull’onda della nostalgia o della passione. Questi sono eventualmente i sentimenti, le sensazioni più o meno dirompenti destinate ai milioni di spettatori sparsi nel mondo.

Ciascuno potrà legittimamente trovare il proprio posto tra i detrattori o gli entusiasti. Ma se analizziamo seriamente la struttura di Wandavision, non potremo che riconoscere il suo posto d’onore in quell’immaginario Museo internazionale dell’Audiovisivo.

Anzitutto la prima parte (episodi 1-7) recupera il formato più classico della Sit-com, tra 29 e 41 minuti. Una parentesi decisamente più breve rispetto ai nuovi standard di un episodio, tra 50 minuti e un’ora. E in termini di script 10 minuti sono letteralmente una vita.

La scelta ovviamente è deliberata e racconta la volontà di tornare fisicamente indietro nel tempo, alla dimensione di puntate brevi, veloci, che potevano essere viste distrattamente, potevano (ri)cominciare da qualunque punto, restando sempre perfettamente leggibili.

Il prerequisito più classico nell’era del Telefilm era che ogni serie si fondasse su una solida linea orizzontale, che legava insieme personaggi e episodi, eppure ogni episodio fosse anche auto-conclusivo, esaurendo in termini narrativi una singola linea verticale.

Il dispositivo funziona ancora e resta alla base delle opere “opere minori”, Soap-opera e successi commerciali, mentre la nuova generazione delle Serie Tv ha ampiamente conquistato “dignità cinematografica” sperimentando profondità e sviluppo dei personaggi.

Il dato stupefacente è come inizialmente Wandavision ricrei le emozioni retrò dei più semplici, efficaci schemi narrativi, mentre moltiplica materialmente i piani del racconto: realtà e illusione, Multiverso Marvel e personaggi originali, presente, passato e futuro.

E dopo i migliori vintage feels, il secondo elemento che colpisce (e conquista) è costituito proprio da sentimenti, ricordi autentici, per altro carichi di dolore, morte e distruzione, che si impossessano progressivamente di uno scenario così smaccatamente artificiale.

Il terzo dato stupefacente è come la serie rinnovi rapidamente le proprie premesse. Dalla riedizione degli anni ’50 ai ’60, tra i ’70 e gli ’80 l’evento metatelevisivo mostra progressivamente le sue crepe. Strappi visuali che rivelano il matrix, o meglio la trama celata dall’intreccio.

I primi episodi di WandaVision sono in grado di divertire, affascinare un pubblico trasversale, che comprende i più inaspettati tra gli spettatori. Ovvero, chi non ha mai particolarmente apprezzato (o perfino chi non ha mai visto) un solo film del franchise Avengers.

Wanda Maximoff e Visione arrivano dal Marvel Cinematic Universe (MCU), che con il 2020-2023, nonostante l’imprevisto di una pandemia su scala mondiale, prosegue comunque la sua avanzata e si avvicina ufficialmente all’ingresso nella cosiddetta quarta fase.

La superoina nota anche come Scarlet Witch e l’amore della sua vita, l’androide di puro Vibranio Visione, hanno un passato che affonda le proprie radici nei Comic Book degli anni ’60 creati rispettivamente da Stan Lee e Roy Thomas (approfondiremo questo punto nell’ultimo paragrafo).

L’intuizione di Jac Schaeffer, creatore e showrunner di WandaVision, è prelevare queste due figure ricorrenti dell’Universo Marvel, passate attraverso una miriade di variazioni, senza conoscere una degna origin-story, prendere davvero il centro della scena.

Dai supereroi dei fumetti, passati attraverso le serie degli X-Men e i Vendicatori, alla coppia rappresentata da Avengers : Age of Ultron (2015) esistono un’infinità di mutazioni, punti oscuri e domande irrisolte. Proprio questa zona d’ombra diventerà il cuore di una serie fondata sull’ambivalenza.

WandaVision significa infatti “La storia di Wanda e Visione” ma anche “La visione di Wanda”.

Un’intera cittadina immaginaria, Westview, modellata su una lunga serie di Sit-com, ricordi e riferimenti televisivi, diventerà il perfetto scenario perché il loro amore viva non la seconda, ma la terza vita. Quella definitiva, immune dalla violenza, la guerra e la morte.

Risate finte, battute, siparietti da slapstick-comedy riempiono il più umano tra i sentimenti, mentre una donna che ha vissuto molti lutti, ha visto morire troppe persone che amava, sceglie di usare il proprio superpotere per l’unica elaborazione possibile.

Una resurrezione in bianco e nero, poi in Technicolor, che evolve rapidamente balzando di un intero decennio da un episodio all’altro. Il programma, inizialmente, sembra destinato a un numero infinito di repliche. Eppure, Wandavision proseguirà per sole 9 puntate.

Le famose sezioni auree della Sit-com prevedono puntate brevi e stagioni lunghe, tra 19 e 22 episodi. I creatori di Wandavision hanno allora deciso di comprimere al massimo un immaginario sterminato, nella struttura come nelle singole linee verticali.

E il risultato è una serie dove ogni singolo frame, ogni battuta, dove l’apparizione di ogni personaggio secondario si rivela sempre carica di implicazioni concettuali e visive, echi di parole non dette, verità che devono ancora essere rivelate.

Come dicevano la seconda parte (episodi 7-9 ) rappresenta il punto di svolta. Fino a quel punto WandaVision ha illustrato un Universo tangente, indissolubilmente legato al Marvel Cinematic Universe, eppure completamente indipendente.

LEGGI ANCHE:  God of War: ecco l'easter egg di Infinity War

“Rompere la quarta parete” significa spezzare l’incanto della finzione scenica, rivelando l’attore oltre la maschera, un uomo, una donna che si agita sul palcoscenico. La definizione appare per la prima volta nel lontano 1758, nel saggio De la poésie dramatique di Denis Diderot.

Nel ‘900 l’idea diventerà la chiave di volta del Teatro politico di Brecht, del Teatro dell’Assurdo di Samuel Beckett e Eugene Ionesco. Siamo al definitivo paradosso di Wandavision. Il punto di rottura, quando la serie termina il suo viaggio nel tempo, torna contemporanea.

Ovvero, torna essenzialmente Marvel. Gli ultimi 3 episodi, e in particolare il finale di stagione ritrovano l’estetica del disaster movie, lo scontro fisico, una serie serrata di pay-off in vista della spettacolare resa dei conti di Wanda, che è ineluttabilmente morte e rinascita.

Abbiamo tracciato così le coordinate di una prima stagione concepita praticamente come l’epitome del Post-moderno. Dalla fine degli anni ’70, innumerevoli esperimenti cinematografici e televisivi hanno ambito al titolo.

Tra le poche opere che possano effettivamente occupare un posto in galleria, troveremo Pulp Fiction e Kill Bill di Quentin Tarantino, oppure Magnolia di Paul Thomas Anderson. Non stiamo assolutamente facendo un paragone, solo rintracciando un’idea essenziale.

Ovvero, che la ricombinazione degli elementi del passato possa generare un’idea inedita. Se tutto è stato già visto, l’unica operazione originale resta quella del mash-up. La sua novità è la tecnica, il modo in cui strutture e funzione narrative vengano riconfigurate .

Il procedimento scelto per rintracciare e ricombinare i pezzi. E il risultato sarà un collage che non è solo retrò, non è semplicemente nostalgico, ma è piuttosto un piccolo mostro, pronto a vivere di vita propria, rigenerarsi proprio attraverso la reinterpretazione del passato.

Il fascino di WandaVision, la sua novità è proprio questa. E forse per questo ha conquistato anche quella parte di pubblico, più vicina forse alle opinioni di Martin Scorsese che non all’MCU, la sua idea di Epica, l’Estetica fondata sulla moltiplicazione degli stimoli audiovisivi.

Ma entriamo ora nella temibile zona SPOILER.

Se avete già visto la prima stagione completa e non temete rivelazioni indesiderate, entriamo nel dettaglio. La nostra analisi è appena cominciata.

Le identità multiple di Visione. Il paradosso della nave di Teseo – Spiegazione e Analisi di Wandavision

Wanda Maximoff (Elisabeth Olsen) e suo marito Visione (Paul Bettany) nell’episodio 3 di WandaVision (“Ora a colori”)

L’episodio 9, il finale di stagione, vedrà lo scontro definitivo di due Visione. L’androide di puro Vibranio, per altro, era già morto 2 volte nell’Universo degli Avengers. E il destino di Wanda Maximoff sembrava ineluttabilmente ritrovarlo, solo per vederlo morire ancora.

Dal suo esordio su carta, nell’Ottobre 1968, Visione ha conosciuto veramente tante versioni. Nel franchise cinematografico rinasce grazie alla Gemma della mente, ma per quella stessa gemma sarà ucciso da Thanos in Avengers: Infinity War (2018).

Il lungo flashback dell’episodio 8 ha riportato fisicamente Wanda al suo passato e alla verità. La sua vicina ficcanaso si è rivelata piuttosto una Strega del Caos, Agatha Harkness (Kathryn Hahn). Ovvero, quella misteriosa Villain sempre nascosta dietro le quinte.

Ma se la serie è fondata sul dualismo, Agnes/Agatha non sarà la sola antagonista di Wanda. Al contrario, la prima a presentarsi è Monica Rambeau (Teyonah Parris), agente speciale della S.W.O.R.D.

L’acronimo, che compone la parola spada, comprime invece una segretissima agenzia di intelligence e anti-terrorismo, denominata Sentient World Observation and Response Department, controparte spaziale dello S.H.I.E.L.D., lo scudo.

Nata tra le pagine degli X-Men, la S.W.O.R.D fa il suo ingresso in WandaVision come la vera nemesi di Wanda, l’organizzazione para-militare pronta a studiare, violare e distruggere il piccolo mondo di Westview.

Ma l’antagonista di Wanda non è Monica né Geraldine, suo primo alter-ego. È piuttosto Tyler Hayward (Josh Stamberg), spregiudicato agente S.W.O.R.D. che aveva già negato a Wanda la possibilità di vedere, toccare, meno che mai seppellire i resti di Visione.

Con l’ottavo episodio, capiremo che in realtà Wanda e Tyler condividevano il medesimo scopo. Wanda voleva riportare in vita Visione nell’unico modo che conosce. Ovvero, attraverso il suo superpotere: creare illusioni perfette manipolando la realtà e la mente.

Quella cittadina del New Jersey esiste solo perché Wanda e Visione possano ritrovarsi e vivere la più anomala normalità. La vita dei sobborghi residenziali, degli americani medi, quella dimensione da eterna Sit-com dove difficoltà e imprevisti sono solo buffi siparietti.

Dopo la nascita dei loro gemelli, progressivamente la verità, i ricordi, il dolore iniziano a rompere l’illusione e incrinare la loro stessa relazione. Visione prende infatti coscienza di una verità sconcertante. I vicini, i figuranti dello show non sono attori né ologrammi.

Sono persone reali, zombie che interpretano impeccabilmente il copione, ma restano persone vive, che non hanno certo scelto di abbandonare la loro identità e i loro cari per esistere nelle puntate sceneggiate da Wanda Maximoff.

Visione, come per altro gli spettatori della serie, arrivano all’episodio 7 con il dubbio che Wanda non sia affatto chi sembra. Ovvero, che la donna sia consapevole della mostruosità celata dietro l’apparenza di una stramba Sit-com dagli accenti fantascientifici.

Il processo che porta Visione ad accettare la propria stessa morte, riprendere coscienza della sua identità, comprendere la sua nuova, diversa natura, passerà inevitabilmente per lo scontro con un alter-ego.

Tyler Hayward non poteva permettere che Wanda portasse via “3 miliardi di dollari di pure Vibranio”. Naturalmente, perché lui stesso voleva riportare in vita Visione, solo in forma di un invincibile androide, una potenziale arma di distruzione di massa.

La sensibilità umana era il più autentico superpotere del primo Visione. L’amore per Wanda, i gemelli e la sua famiglia sarà quello dell’Androide in Technicolor, creato nella dimensione parallela di Westview.

Infine Visione bianca, un inarrestabile, spietato androide provvisto di intelligenza umana, sarà quello creato dalla S.W.O.R.D. Un’arma micidiale, paradossalmente programmata, come suo primo obiettivo, proprio per annientare sé stesso.

Quando i due androidi si incontrano, o meglio si scontrano, troveranno il tempo per disquisire di Metafisica, più precisamente del celebre Paradosso della Nave di Teseo.

Il Mito di Teseo, decimo Re di Atene, figlio del Egeo e di Etra, che in realtà ha concepito il bimbo col Dio dei Mari, Poseidone, è uno dei cardini della Mitologia Greca.

Protagonista di innumerevoli avventure leggendarie, dalla cattura del Toro di Maratona alla sconfitta del Minotauro, fino alle incursioni nel mondo dei morti e la Tragedia di Fedra, scritta da Euripide, la sua influenza arriva fino alla Filosofia Moderna.

LEGGI ANCHE:  I fratelli Russo consigliano i film da vedere prima di Avengers: Endgame

Il paradosso enunciato è semplice eppure complesso. Si dice che La Nave di Teseo sia reale, che esista ancora e sia conservata in un museo. Mentre le sue tavole di legno marciscono, nel corso degli anni, dei secoli, vengono sostituite con nuove tavole identiche.

La versione restaurata, rigenerata con nuovi materiali, resta comunque La Nave di Teseo? Il paradosso ha molte o forse nessuna risposta definitiva. Ma in questo spettacolare dialogo c’è l’essenza dell’intera prima stagione.

I due risolveranno la diatriba attraverso lo scontro fisico, più che in termini strettamente filosofici. La battaglia sarà lunga, esplosiva, ma a prevalere sarà una sola identità, quella generata dall’amore di Wanda.

Questo significa anche che Wanda e Visione, finita l’avventura di Westview, liberati i suoi abitanti, annientata la barriera magnetica che li protegge, non potranno restare insieme. Così come non potranno più esistere i gemelli, Billy e Tommy.

Spiegazione WandaVision: Una nuova origin-story per Wanda Maximoff e Scarlet Witch

La svolta rappresentata tra gli episodi 7 e 9 riavvolge il nastro, azzera il viaggio nell’immaginario metatelevisivo e nel tempo, riporta brutalmente Wanda Maximoff alla sua stessa verità personale.

Una storia che inizia con la morte di entrambi i genitori, quando Wanda e suo fratello gemello Pietro Maximoff sono 2 ragazzini. Nella nuova origin-story che è WandaVision, tutto questo avviene in terra sokoviana, a causa di una bomba targata Stark Industries.

Gli eventi descritti in Avengers: Age of Ultron vengono rivissuti da Wanda, che rivisita fisicamente la scena con Agatha Harkness. Con suo fratello entrerà nella Resistenza. Con lui, resterà l’unica sopravvissuta agli esperimenti con le Gemme della mente.

Svilupperanno nel processo inaspettati superpoteri. Ma anche Pietro, o meglio Quiksilver, è destinato a morire presto davanti ai suoi occhi. La Strega non ha orchestrato questa seduta psico-analitica per caso, né per puro sadismo.

Il suo scopo trovare l’origine dei superpoteri di Wanda. Carpire la sua capacità di creare illusioni complesse, città, intere dimensioni da piegare al suo volere. Scopriremo anche che Agatha è in realtà un essere secolare.

La vedremo a Salem, nella notte dei tempi, condannata al rogo dalle stesse streghe della sua congrega, destinata a sopravvivere, anzi accrescere nei secoli il suo potere, proprio mentre carpisce la vita e le doti di streghe a lei inferiori.

Agatha Harkness è la vera autrice delle trame di Westview. L’artefice dei più inspiegabili plot-twist, dei glitch che incrinano l’amore la la vita di Wanda e Visione. Ora, vorrebbe pilotare l’origin-story di Wanda.

Ricondurla alla sua natura di Scarlet Witch, solo perché si unisca alla Magia del Caos. Lo scontro tra le streghe si fa sempre più serrato, ma sembra avere solo 2 possibili risoluzioni.

Che Wanda creda di essere La Cattiva, ceda al disegno di Agatha per conservare in vita Westview, Visione e i gemelli. Oppure che venga distrutta dalla strega, le ceda il superpotere della creazione e delle illusioni complesse, sacrificando comunque ogni cosa.

Wanda Maximoff: dal Multiverso Marvel alla serie originale Disney+

L’episodio 9 di WandaVision è il degno finale di un’opera che è la vera “illusione complessa”: capace di conquistare il pubblico come un perfetto esempio d’intrattenimento puro, mentre evoca con disinvoltura Tv, Avengers, Mitologica greca, Stregoneria e Metafisica.

Ellissi temporali, glitch e rovesciamenti di prospettiva potranno anche disorientare chi non apprezza particolarmente l’idea del pastiche post-moderno, che in fondo non è che il diretto erede del collage dadaista e il cut-up surrealista.

Riferimenti storico-artistici decisamente ingombranti, considerata la retorica, l’idea di eroismo a due sole dimensioni, espressa attraverso così tanti prodotti analoghi, perfino appartenenti allo stesso Multiverso Marvel.

Il 2021 è iniziato da poco, forse non ha neanche le migliori premesse, ma tra le nostre poche certezze c’è che WandaVision, al momento, si attesta come serie dell’anno.

E che sarà difficile battere un mash-up così insolito, eppure così armonico, perfino per gli stessi autori, che hanno già confermato la seconda stagione. Un esperimento che, in fondo, combina la statura della Tragedia Classica, l’essenza di un Modern Romance e l’ironia del Family Drama.

WandaVision conserva l’immediatezza delle vecchie Sit-com. Quello che potevano essere viste distrattamente, schiacciando un bottone del telecomando. Magari erano passati settimane, mesi dall’ultima puntata.

Eppure quei piccoli capolavori di sceneggiatura, nascosti dalla coltre del “prodotto commerciale”, restavano sempre comprensibili. I personaggi sapevano rivelarsi in ogni battuta, ogni inquadratura. Alludere a una vita intera in una sequenza, un passaggio di dialogo.

Il punto di vista di Scorsese (e molti altri autori del Cinema contemporaneo, nonché tanti spettatori) sull’Universo Marvel può essere controverso, forse perfino preconcetto, ma in fondo si basa su una semplice osservazione.

Quell’idea di Action, di Epica, moltiplica in modo talmente spasmodico gli stimoli audiovisivi che sembra svuotare il significato, anestetizzare le nuove generazioni di spettatori, che si mostrano sempre più intolleranti ad altri linguaggi.

Dove non tutto è spiegato, logico, consequenziale c’è incongruenza, la minima dilatazione temporale è lentezza esasperante, le ellissi temporali sono “buchi di sceneggiatura”, mentre paradossalmente i personaggi archetipici diventano “didascalici”.

Gli stessi protagonisti e gli episodi di WandaVision non mancheranno di incontrare questi scogli critici, così tremendamente contemporanei. Ma la prima stagione conserva comunque il valore della “rifondazione del mito“.

Sa riportare materialmente in vita tante diverse Golden Age, raccontando altre Età dell’Oro, quando anche riscrivere i linguaggi della serialità era un forma di sperimentazione, perfino un atto rivoluzionario.

Non male per due supereroi che, nelle stesse parole del creatore originario di Visione, l’umano sintetico, l’androide sintezoide, ovvero Roy Thomas, erano stati riscritti e accoppiati “puramente per ragioni pratiche”.

Certo, manca ancora la verità finale. Come ha fatto Wanda a generare Westview? Purtroppo, o per fortuna, lei stessa non conosce la risposta. E ancora una volta, l’ambivalenza apre nuovi scenari. Ci consegna l’addio perfetto dei poveri amanti, che potranno forse rivedersi ancora.

La nostra analisi della prima stagione di WandaVision per ora si ferma. Ma continua a seguirci, nel prossimo approfondimento vogliamo ripercorrere tutte, ma proprio tutte le serie citate nella serie.

Da The Dick Van Dyke Show a Ho sposato una strega, da Malcolm in the Middle a Modern Family, passando per i Jefferson, Genitori in Blue Jeans e The Office.

Il primo trailer ufficiale di WandaVision, serie originale Marvel in esclusiva in esclusiva Disney Plus

Continua a seguirci su La Scimmia Pensa.com per altre recensioni, news e approfondimenti