Picnic ad Hanging Rock│Il capitolo nascosto svela il mistero sul destino delle ragazze

Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir è uno dei capolavori del cinema australiano e deve parte della propria forza al mistero irrisolto. Il film è ispirato all'omonimo romanzo di Joan Lindsay che, su volere dell'editore, aveva rimosso l'ultimo capitolo che svela il destino delle ragazze perdute

picnic ad hanging rock
le ragazze perdute

Per chi ha intenzione di guardare il film Picnic ad Hanging Rock su Amazon Prime Video e lo trovasse di suo gradimento consigliamo di recuperare anche il romanzo. Poi, ripescare il capitolo nascosto che svela il mistero. Quello che l’autrice rimosse per volere dell’editore e, tramite il suo agente, ne dispose la pubblicazione solo dopo la morte, avvenuta nel 1984.

Picnic ad Hanging Rock: Trama

Siamo in Australia: è il 14 febbraio 1900. Per il collegio femminile Appleyard è un giorno importante: oltre ad essere San Valentino, le ragazze sono in agitazione per la gita prevista alla Hanging Rock. Sono da sempre rinchiuse nelle mura dell’istituto, costrette a seguire pesanti e noiose lezioni, quindi l’uscita diventa la scusa per esibirsi in uno splendore unico e innocente. Momento per dare sfoggio alla loro sensualità e bellezza.

Pare che la roccia vulcanica da visitare eserciti fin da subito un forte richiamo su Miranda (Anne Lambert), Marion (Jane Vallis), Irma (Karen Robson) e Edith (Christine Schuler). Una volta raggiunto il masso, inoltratesi nella scalata, comprendono quanto sia infernale, frutto di migliaia d’anni di evoluzione. Infatti, la loro esplorazione si esaurirà in un terribile incidente.

Le ragazze, insieme ad una loro insegnante Greta McCraw (Vivean Gray), spariscono: è come se il monte le avesse prese con sé, ingoiate nel suo ventre, consacrandole ad essere per sempre “mogli” di una terra nascosta e sconosciuta. Il mistero non troverà mai soluzione. La natura divina si è ribellata, perchè nessuno può violarla.

Picnic ad Hanging Rock (1975) di Peter Weir: un'immagine del film.
Picnic ad Hanging Rock (1975) di Peter Weir.

Il mistero svelato di Picnic ad Hanging Rock

ATTENZIONE: SPOILER!

Film vs. Romanzo

Picnic a Hanging Rock è stato scritto dall’autrice australiana Joan Lindsay (1896-1984) in sole quattro settimane e pubblicato nel 1967. È ambientato nel 1900 e fin da subito, l’autrice, cercò di “vendere” la vicenda come realmente accaduta.

Come è noto, però, la trama è totalmente fittizia. E il regista Peter Weir (lo stesso che ha condotto le riprese de L’attimo fuggente nel 1989 e di molti altri noti film) si è servito di questo abilmente nella sua riproduzione cinematografica. È bene evidenziare che la sceneggiatura segue rigidamente il racconto romanzesco, facendone combaciare i dettagli quasi alla perfezione. Basti notare come i luoghi australiani raggiungono la massima visibilità nel film, mostrando la loro “indomita natura”; come la claustrofobia collegiale è rappresentata sapientemente da un’atmosfera quasi manicomiale; come le attrici mostrano la loro prontezza nel saper rappresentare le anime turbate delle protagoniste. Perfino i costumi riescono ad evocare qualcosa di trascendentale. Probabilmente quello stesso essere soprannaturale della natura divina che cerca di rendere propri quei i corpi così sensuali e assetati che cercano di invaderla.

Il capitolo nascosto svela il mistero

In realtà la soluzione all’enigma c’è. Almeno per quanto riguarda il romanzo.

Il capitolo diciottesimo si apre proprio con il ritorno di Edith trurbata, spaesata e spaventata. Poi lo sguardo ritorna sui passi delle tre ragazze che erano state “abbandonate al loro mistero”, quello stesso sguardo ben noto nel corso del film. Infatti, prima si è parlato dei costumi e, se si è stati attenti nel corso della visione, è possibile verificare una certa ossessione del regista. Il riferimento è quello alla scena ripetuta più volte delle tre fanciulle vestite di bianco, che sembrano annidarsi tra i recessi delle rocce per poi scomparire come fantasmi nel nulla.

Nel romanzo, invece, poco dopo sono raggiunte dalla signorina McGraw con la camicia strappata e senza la gonna. La donna non ricorda più nè il suo nome, nè quello delle ragazze. E anche loro non si ricordano di lei. Allora l’insegnante, come una sorta di “guida spirituale”, cerca di condurle verso la rivelazione di un altro tipo di realtà. Metafisica? Veritiera? Fittizia? Lindsay lascia a noi immaginarla.

Poi, il momento chiave: Marion incita le altre ragazze a gettare i pesanti e costrittivi corsetti nel precipizio. Ma gli indumenti, invece di cadere, restano fermi in una sorta di vuoto spazio-temporale. Successivamente la McGraw indica alle ragazze un’apertura tra le rocce: vi entra prima lei, poi Marion e Miranda, trasformandosi in piccole creature striscianti. Delle lucertole? Dei bruchi? Degli insetti dei quali, banalmente, non viene specificato il nome. Solo Irma resta fuori: forse l’aver esitato troppo le ha negato la possibilità di passare dall’altra parte. Così, una frana che chiude l’apertura e la storia si conclude con Irma che “si gettò sulle rocce e andava rompendo e battendo la faccia granulosa del macigno con le sue mani nude”.

Commento al capitolo di Yvonne Rousseau

Nel commento al capitolo, l’intellettuale afferma che si tratta di una soluzione molto vicina all’esoterismo, il passaggio delle ragazze da una realtà, quella del mondo, costrittiva e limitata, ad una superiore e più ampia, in cui è forte la comunione con la natura. È evidente, così, anche il collegamento con il paesaggio australiano, dominato dalla mai spenta tradizione aborigena del “sogno”, ovvero la fusione tra realtà materiale e spirituale, tra mondo dei morti e mondo dei vivi.

Ma, questo fatidico capitolo, sarà all’altezza di un mistero durato oltre vent’anni o è meglio preservarlo e risparmiarsi il finale?

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