Split, la Storia Vera di Billy Milligan che ha ispirato il film

Forse non tutti sanno che il protagonista di Split è ispirato a una storia realmente accaduta: quella di Billy Milligan

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Split, il film del 2016 firmato da M. Night Shyamalan, è stato trasmesso ieri sera alle 21.04 su Canale 20. La trama del film ruota intorno al personaggio di Kevin Wendell Crumb (James McAvoy) che ha un disturbo dissociativo dell’identità che lo porta ad avere ben ventiquattro personalità, tutte estremamente sviluppate e, per quanto possibili, reali.

Sebbene Split faccia parte della trilogia del regista, iniziata nel 2000 con Unbreakable – Il Predestinato e conclusa nel 2019 con Glass, il protagonista di Split deve moltissimo alla vera storia di William Stanley Milligan, conosciuto con il nome di Billy e protagonista del bellissimo libro biografico Una Stanza Piena di Gente, firmato da Daniel Keyes ed uscito nel 1981.

Split: chi è Billy Milligan?

Nato nel 1955 a Miami Beach, Billy Milligan è passato alla storia per la sua vita criminale: tra le accuse che pesavano sulla sua testa c’era anche quella di aver rapito e violento tre studentesse universitarie. Venne successivamente assolto per infermità mentale, dal momento che era affetto da un disturbo dissociativo di identità che sconvolse e incuriosì l’opinione pubblica degli Stati Uniti di quegli anni.

Le personalità multiple cominciarono ad avere effetti su Billy Milligan molto presto. A quattro anni emerse la prima personalità, ma fu solo quando compì nove anni, a seguito di molte violenze e abusi subiti da parte del patrigno, che la sua personalità andò definitivamente in pezzi, creando ben 24 identità distinte.

Di esse il ragazzo non aveva consapevolezza: ogni volta che una personalità prendeva il sopravvento, Billy aveva esperienza solo dei vuoti di memoria e dei momenti di trance. Fu dopo uno di questi ultimi che venne ricoverato per la prima volta: rimase in ospedale per tre mesi e quando venne dimesso gli fu ordinato di proseguire la terapia.

Nei momenti di lucidità che si intervallavano coi vuoti di memoria Billy, probabilmente messo a dura prova dal suo confuso stato di salute, provò varie volte a togliersi la vita. Una volta fu salvato da Ragen, una delle sue ventiquattro personalità.

I reati di Billy Milligan

Nel 1972, quando aveva solo diciassette anni, Billy venne arrestato per aggressione a mano armata, sequestro e stupro ai danni di due prostitute. Il reato lo portò al Campo Correttivo Giovanile di Zansville, in Ohio, dove rimase per circa quattro mesi. Nel ’75 l’uomo ebbe di nuovo problemi con la giustizia, dopo aver rapinato una farmacia e aver aggredito delle persone nelle piazzole di sosta di Fairfield e Hocking.

Durante il processo Billy si dichiarò colpevole ed ottenne uno sconto sulla pena: rimane nell’istituto correttivo di Lebanon, a Cincinnati, per quasi due anni. Quando uscì era l’Aprile del 1977: sei mesi dopo si sarebbe macchiato di un altro crimine che lo avvicina alla trama di Split.

Split e Billy: il caso delle tre ragazze

In Split la trama ruota intorno al rapimento di Claire (Haley Lu Richardson), Marcia (Jessica Sula) e Casey (Anya Taylor Joy), tre ragazze che vendono rapite e tenute prigioniere dal protagonista, che è sotto il dominio della sua personalità di nome Dennis.

Sebbene lo sviluppo della trama prenda poi delle distanze dai fatti reali della vita di Billy Milligan, anche l’uomo si macchiò del crimine di rapire e sequestrare tre studentesse.

Il 27 Ottobre 1977, infatti, Billy venne arrestato per aver rapito, in pieno giorno, tre studentesse dell’Ohio State University. Non solo: l’uomo non si era limitato a sequestrarle, ma le aveva anche violentate. A incastrare Billy fu il riconoscimento da parte delle vittime attraverso le foto segnaletiche e le impronte lasciate sulla macchina di una delle sue vittime.

Fu mentre era in attesa del processo, che le molte personalità di Billy Milligan cominciarono ad emergere: infatti ogni volta che l’uomo veniva interrogato, sembrava che a parlare fosse una perosna diversa. Fu la dottoressa Dorothy Turner del Southwest Community Mental Health Centers che gli diagnosticò il disturbo dissociativo dell’identità, che fu la base della sua difesa in tribunale.

Il 4 Dicembre 1978 Billy Milligan venne giudicato non colpevole per infermità mentale. Fu dunque trasferito presso l’Athens Mental Health Center per ricevere le cure di cui aveva bisogno.

Durante questo periodo emersero ben altre 13 identità, le personalità cosiddette indesiderabili e tenute in silenzio dalle personalità invece dominanti. Alla fine ne emerse un’altra, il Maestro, la vera fusione di tutte le altre personalità, il vero Billy Milligan. Una versione, dunque, più positiva rispetto alla Bestia di Split. L’emersione della personalità del Maestro permise a Billy di avere un controllo sempre maggiore sulla sua malattia che gli permise di essere reintrodotto in società.

La ricaduta e la morte

Due pazienti dell’ospedale dove era ricoverato accusarono Billy di un presunto stupro: un’accusa che si sposò con l’attesa del processo per i casi della rapina in farmacia. A questo punto Billy Milligan ebbe una ricaduta e si dissociò di nuovo e di nuovo tentò di togliersi la vita. A seguito di questi eventi venne trsferito al Lima State Hospital for the Criminally Insane, un manicomio criminale di massima sicurezza.

Al Lima State venne modificata la dignosi dell’uomo, trasformata in schizofrenia pseudosociopatica con episodi dissociativi, che andava ad annullare la precedente. La terapia che seguì a questa diagnosi sbagliata peggiorò la condizione di Billy Milligan: la personalità del Maestro si disintegrò e la personalità di Billy venne tenuta addormentata dalle altri, per evitare che tentasse di nuovo di togliersi la vita. Inoltre all’interno del manicomio Billy subì anche molti attacchi e percosse.

Seguirono vari trasferimenti in altre strutture, finché nel 1988 l’uomo ottenne il rilascio e la libertà. Scelse di vivere in California dove aprì la Stormy Life Productions, una casa di produzione cinematografica che avrebbe dovuto distribuire cortometraggi. Morì all’età di 59 anni, nel 2017, per un cancro.

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