Cip! La maturità di Brunori Sas tra il cantautorato e l’Itpop

Si intitola Cip! il nuovo disco del cantautore Brunori Sas, pubblicato lo scorso 10 gennaio.

Brunori Sas
Credits: Brunori Sas / Wikipedia

Dopo tre anni di attesa, torna Brunori Sas con un nuovo album intitolato Cip!

Dario Brunori, in arte Brunori Sas, pubblica Cip! a tre anni di distanza dal precedente lavoro A Casa Tutto Bene. Dopo numerose tappe in tour per la penisola, il cantautore calabrese ha finalmente trovato il tempo per regalare ai fan 11 nuovi brani. Infatti, Cip! era una delle uscite italiane più attese del 2020. Il singolo di lancio, intitolato Al di là dell’amore, ha messo subito le cose in chiaro: con Cip! Brunori Sas vuole impegnarsi e far sentire la sua voce. Si tratta però di un’impresa ardua in un contesto nel quale tutti sembrano voler partecipare a una gara a chi urla più forte.

“Il mio Cip in mezzo al mondo che urla”, così lo definisce lo stesso Brunori nelle interviste rilasciate in occasione della pubblicazione. Il pettirosso in copertina rappresenta coloro che non si arrendono e in tempi difficili continuano a voler dire la loro, senza alzare il volume, senza gridare, senza conformarsi alla cattiveria dilagante. L’intento del disco è dunque ben definito: diffondere idee (a tratti anche politiche) e raccontare i pensieri e la vita con il giusto tono. Un tono gentile e delicato, che si traduce in sonorità e ritmi semplici che si accompagnano a melodie vocali regolari e orecchiabili. Se ripensiamo al Brunori dei primi tempi, possiamo notare varie differenze stilistiche. Realista, spontaneo ed energico cantastorie il Brunori di Brunori Sas, Vol.1 e Brunori Sas Poveri Cristi, Vol.2. Riflessivo, sentimentale, a volte disilluso e a volte sognatore il Brunori di Cip!.

In Cip! Brunori Sas ci racconta il mondo di oggi visto dai suoi occhi.

Il disco si apre con un brano dal sapore Itpop. La cassa scandisce un ritmo regolare. Il cantato è un discorso sul mondo, un pensiero che scorre rapido dall’inizio alla fine. Per assurdo, non è difficile immaginarsi Il mondo si divide cantata da Calcutta, per lo meno quello di Gaetano in Mainstream. Con Capita così Brunori Sas ci ricorda che il tempo passa per tutti e un bel giorno ti guardi allo specchio e ti trovi più vecchio… di parecchio! Un pezzo dal sapore malinconico che racconta con leggerezza la disillusione che sopraggiunge con l’avanzare dell’età. Il senso di vuoto e di impotenza, perché infondo sei uno su 7 miliardi, non riesce però a prendere il sopravvento.

Il buon Brunori decide poi di raccontarsi attraverso la famiglia, il sangue del suo sangue, con la dolce e intima Mio fratello Alessandro. Il mondo girerà Anche senza di noi. Ce lo ricorda il ritornello orecchiabile del quarto brano del disco. Un inno a non prendersi troppo sul serio perché in fondo la vita è breve. Un testo fin troppo prevedibile e ordinario. Da uno come Brunori ci si aspetta qualcosa in più. Per gli amanti del primo Brunori, quando si ripete il verso “e tu sei un fiore” è impossibile non ripensare al finale de Il pugile.

Con La Canzone che hai scritto tu l’autore si inventa una canzone che parla con autoironia della canzone stessa e dei suoi possibili difetti. Se il suo testo non ci andrà bene e sembrerà banale, Brunori ci invita a buttare via le sue parole e inventarne di nuove. Al di là dell’amore, il singolo di lancio, è uno dei pezzi migliori dell’intero album. La forza prorompente delle parole e della ragione che, attraverso la musica, riescono a sconfiggere crudeli ideologie e stereotipi del mondo contemporaneo.

Tra gli 11 brani, oltre al singolo di lancio, è proprio l’ultima traccia quella che più colpisce.

Il Brunori Sas simpatico cantautore cantastorie si rivede nei versi di Bello appare il mondo. Ironico e pungente, un brano in pieno stile Brunori. Decisamente meno convincente la traccia successiva, intitolata Benedetto sei tu. Un ritornello dalle sonorità pompose e un testo ridondante con concetti già ampiamente espressi in modo più acuto ed efficace in altre canzoni.

L’altro singolo perfetto è Per due che come noi. Il Lucio Dalla che c’è in Brunori ci strappa un sorriso con un “ma poi chi l’ha detto che è meglio un culo che un cuore”. Un romanticismo fresco, dolce ma non stucchevole, capace di far rivalutare il valore dell’amore anche ai più cinici. Ritmata e movimentata, Fuori dal mondo è la perfetta fuga musicale dai toni più pacati e intimi di alcune delle tracce precedenti. Un breve stacco prima del gran finale…

Un intro di piano e Achille che guarda le stelle, ma proprio non le capisce. Si apre Quelli che arriveranno, la vera perla di Cip! Una canzone intensa che non ha bisogno di spiegazioni. La prova finale che la maturazione di Brunori Sas, iniziata con Kurt Cobain, sta portando ottimi frutti. Anche se qualche brano di questo album può avvicinarlo all’indie o all’Itpop, Brunori Sas è e sarà sempre un ottimo cantautore moderno. Perciò, sarà meglio tenercelo stretto, perché al momento i veri cantautori sono una rarità.

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