Persona e il tema del “doppio” nel cinema

Persona, ergo "maschera dell'attore" in latino, rappresenta la deframmentazione della psiche umana. Un tema ricorrente nel cinema e nell'arte in generale

Persona

La parola Persona, titolo di una delle opere più eclettiche e sperimentali di Ingmar Bergman, racchiude dentro di sé un’importante significato etimologico. Un significato capace di decodificare in parte il senso del film stesso e della sua natura.

Il termine in questione derivato dal latino, ma più nello specifico dall’etrusco, un tempo indicava la maschera teatrale. Uno strumento illusorio che non solo serviva a dare all’attore le sembianze del personaggio che interpretava, ma che permetteva anche alla sua voce di andare sufficientemente lontano per essere udita da tutti gli spettatori. Un mezzo scenico in grado di collegare la realtà, con la sua rappresentazione, dando vita però ad un dualismo esistenziale. Uno squarcio nell’essenza di un individuo, costretto così a far coesistere dentro di sé, due identità differenti e spesso anche opposte. Persona, oltre a parlare dell’incomunicabilità, fa suo anche il tema del doppio, portando le due protagoniste ad amalgamarsi tra di loro, attraverso sequenze oniriche e spesso meta-cinematografiche. Un gioco diabolico messo in atto da Ingmar Bergman, volto a soverchiare l’inconscio umano, nel tentativo di analizzarlo nella maniera più fredda possibile.

Persona però, punto di riferimento per la sua tipologia cinematografica e capolavoro della storia del cinema, non è l’unica opera ad aver tratto questo tema delicato.

Sono molti i registi infatti, ad essersi adoperati, attraverso la propria estetica e concezione artistica, per portare in scena la deframmentazione della psiche umana. Creazioni che sono stati in grado di sondare l’animo, di decodificare le nevrosi sociali e di dare una voce a tutte quelle lotte intestine che riguardano la nostra parte cosciente e quella subcosciente. A partire da Alfred Hitchcock con i suoi Psycho e Vertigo, passando per Akira Kurosawa con il suo Kagemusha e Luis Buñuel con Quell’oscuro oggetto del desiderio, per poi concludere con Possession di Andrzej Żuławski; tutti hanno dato vita ad un dualismo, sia narrativo che visivo. Risulta anche obbligatorio menzionare i seguenti film: Mulholland Drive e Strade Perdute di David Lynch, Il dottor. Jekyll di Rouben Mamoulian e Lo studente di Praga di Stellan RyeR.

Un cinema fatto di contrapposizioni e contrasti, spesso anche esasperati o caricaturali, volti a delineare la separazione dell’individuo dalla sua maschera, o meglio dalla sua persona.

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