Pixar, tutti i film dal peggiore al migliore

La Pixar è ormai entrata di dirittto nell'immaginario collettivo. In occasione dell'uscita di Toy Story 4, abbiamo deciso di giocare con i suoi film.

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Il 26 giugno è arrivato nelle nostre sale il tanto atteso ultimo capitolo di Toy Story, e la “febbre Pixar” ha colpito nuovamente milioni di spettatori

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Per l’occasione, la redazione della Scimmia ha deciso di giocare un pochino con la filmografia del celebre studio di animazione Disney e ne ha ricavato una classifica che, come sempre, non ha assolutamente la pretesa di farsi dogma e va considerata come un semplice gioco tra colleghi. Pertanto, al solito, vi invitiamo a commentare con le vostre personalissime top.

Non è stato affatto facile, ce le siamo date di santa ragione e qualche cuore ne è uscito spezzato. I bimbi che vivono in noi sono tipetti violenti e prima di iniziare vorremmo dedicare un minuto di silenzio a tutti i colleghi caduti nell’impresa…

Fatte le dovute premesse, non ci resta che immergerci nella nostra classifica Pixar. Ricordiamo che i titoli al momento sono venti e, come ovvio che sia, la top verrà aggiornata nel corso degli anni pian piano che gli studios andranno avanti col proprio lavoro.

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Per comodità e chiarezza di esposizione, abbiamo deciso di mostrarvi con una carrellata veloce le posizioni che vanno dal ventesimo posto fino all’undicesimo, mentre la top 10 la commenteremo film per film. Siete pronti? Partiamo!

P. S. Non li classificheremo né li elencheremo, ma vanno almeno citati. I corti Pixar che precedono i lungometraggi meritano sicuramente una menzione quando si parla di “fenomeno Pixar”. Un format di successo che ha partorito piccoli gioielli dell’animazione. In futuro, ne parleremo più approfonditamente.

N.B. Nessun film di questa classifica ha preso un voto minore della sufficienza, escluse le ultime due posizioni. Pertanto, in sostanza, li amiamo tutti.

A cura di Luca Varriale

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Dal 20° posto all’11°: Cars 3, Cars 2, Il Viaggio di Arlo, Ribelle – The Brave, Alla ricerca di Dory, A Bug’s Life, Cars, Gli Incredibili – una “normale” famiglia di supereroi, Toy Story 2, Monsters University.

 

10. Gli Incredibili 2 (2018)

Il miglior film di supereroi del 2018 non è un cinecomic, è Gli Incredibili 2! L’occasione per riportare la famiglia Parr sullo schermo è quella di dipingere un’ipertrofica rivisitazione dei motivi ricorrenti del mondo dei supereroi. Gli autori sono stati capaci di pescare con maestria in un repertorio vastissimo di situazioni, personaggi e tematiche, mettendo in scena un ispiratissimo omaggio a questo universo. Gli Incredibili 2 infatti è capace di essere derivativo, ma al contempo di un’originalità sconcertante, svecchiando un genere ormai usurato con grande maestria. Complici un comparto visivo curato nei più piccoli dettagli e una grande penna a firmare una sceneggiatura densa, ma riuscitissima. Il raccordo con il primo capitolo è praticamente perfetto. Il film si apre infatti sviluppando la scena finale del precedente, donandoci una sequenza brillante sotto ogni punto di vista. Dopo aver sventato i piani del cattivissimo Sindrome, la più “normale” famiglia di supereroi torna in campo per affrontare il Minatore. Gli ingenti danni provocati alla città durante la missione e il suo fallimento fa perdere ai nostri beniamini la protezione governativa e il loro status di eroi. Saranno Winston Deavor e la sorella Evelyn a cercare di rilanciare la figura dei super-eroi, facendo in modo che la gente apprezzi di nuovo le loro incredibili gesta. Così mentre Helen si lancia nel progetto della DevTech, incontrando sulla sua strada l’Ipnotizzaschermi, Bob rimane a casa per badare ai bambini. Un rovescio piuttosto femminista dei ruoli, che offre lo spunto per sviluppare ben altri temi. Le complesse dinamiche di questa stramba famiglia sono l’oggetto dei momenti più riflessivi del film, che in ogni caso non cede mai il passo ad una narrazione meno ritmata. L’articolato mosaico si avvolgerà a spirale verso un adrenalinico finale, che appagherà completamente 14 anni d’attesa. E sì, finalmente Jack-Jack esprimerà tutto il suo potenziale.

A cura di Leonardo Di Nino

9. Toy Story 3 (2010)

 

Il sipario cala su una generazione di bambini, ormai troppo grandi per giocare con i giocattoli. Chi era bambino quando uscì il primo Toy Story avrà sicuramente ritrovato queste sensazioni guardando il terzo capitolo della saga. Toy Story 3 è una operazione catartica, un ponte che collega infanzia e mondo adulto e un utilissimo elemento materiale per accettare un destino…così difficile da accettare, vale a dire “crescere”. Eppure, mentre sembra che tutto stia per finire, mentre sembra che il destino dei nostri eroi sia ormai giunto al termine, ecco una rinascita, un nuovo scopo di vita, nuovi obiettivi. E se nel cammino si è riusciti a salvare anche qualche anima perduta, allora le cose sono andate davvero per il meglio. Questo è Toy Story 3. Un percorso da una fase all’altra, una rinascita, un riunirsi, uno stare insieme. Toy Story 3 è un film universale, che si scrolla l’etichetta di film per bambini per approdare ad un livello più alto. Probabilmente, rappresenta il giro di boa di casa Pixar e l’inizio di una nuova entusiasmante rotta.

A cura di Luca Varriale

8. Monsters & Co. (2001)

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Quarto lungometraggio Pixar dalla trama originale ma per certi versi semplice, che comunque non delude le aspettative, anzi tiene incollati allo schermo e diverte incredibilmente gli spettatori di tutte le età. Dopo una prima parte introduttiva e più descrittiva, che trasporta il pubblico nel cuore di Mostropoli, arriva il colpo di scena: la tenerissima bambina Boo che sconvolgerà la vita dei protagonisti, l’esilarante coppia di mostri Mike Wazowski e James Sullivan. I due lavorano in una bizzarra fabbrica energetica, la Monster Inc., che alimenta la città con le urla dei bambini; per ottenerle è necessario, ovviamente, spaventarli. A rendere ancora più paradossali le dinamiche che regnano in questo mondo parallelo, si aggiunge il fatto che i bambini sono pericolosissimi per i mostri; un minimo contatto con i piccoli potrebbe rivelarsi fatale. Il film sfrutta proprio le possibilità offerte da personaggi di fantasia e il contrasto tra il loro aspetto mostruoso e le loro ansie e paure decisamente umane. Coerentemente con molti prodotti Pixar successivi, grandissimo è l’impegno messo dagli sceneggiatori per rendere tutto credibile e, estremamente umano, anche in un mondo parallelo popolato da mostri. A Mostropoli la vita scorre in modo realistico e tutte le trovate, soprattutto le più assurde e paradossali, contribuiscono ad aggiungere credibilità alla storia. Come sempre, niente è lasciato a caso, tutti gli aspetti del film sono curati in ogni minima parte: a partire dalla caratterizzazione dei personaggi fino alle trovate tecniche. I movimenti sono estremamente fluidi e senza scatti, dimostrando una certa evoluzione della qualità tecnica rispetto ai primi prodotti Pixar. La pelliccia di Sulley, mostro simile a uno yeti, è un vero e proprio capolavoro dell’animazione; è composta infatti da 100 mila peli, ognuno realizzato e animato singolarmente, che creano giochi di luce e colori estremamente realistici. Per quanto riguarda gli umani invece, la Pixar resta fedele alla scelta di farli sembrare finti, per ricordarci che si tratta pur sempre di un “cartone”.

A cura di Valentina Giua

7. Toy Story (1995)

Toy Story 4

L’anno era il 1995 e la Pixar, casa di produzione fondata meno di dieci anni prima, si affacciava sul mondo del cinema con una sfida tutt’altro che scontata. Realizzare il primo lungometraggio d’animazione interamente in computer grafica: il risultato di quella sfida fu Toy Story. Capostipite di una saga cinematografica capace di crescere pellicola dopo pellicola, Toy Story è un film che alla grandiosa offerta tecnologica contrappone un racconto lineare e pulito, che pur partendo da un assunto originale – dare voce ai giocattoli che popolano i ricordi migliori dell’infanzia – si sviluppa seguendo un canovaccio molto basilare. Woody è il giocattolo preferito di Andy, ma il suo primato viene messo in ombra dall’arrivo di Buzz Lightyear, giocattolo spaziale dalla personalità interessante. La gelosia che dà il via alla diatriba tra Woody e Buzz si trasforma ben presto nella necessità di fare squadra, di dimostrarsi complici in un’avventura rocambolesca. A dimostrazione che Toy Story è un film d’animazione che ci ricorda non solo ad accettare il diverso, ma anche che a volte i veri amici si nascondono nei volti più insperati. Ma quali che siano le ingenuità di questo primo film, Toy Story ha avuto il merito di inventare un nuovo modo di raccontare storie e di unire bambini e adulti nella meraviglia legata al cinema.

A cura di Erika Pomella

6. Ratatouille (2007)

«Non tutti possono diventare dei grandi artisti ma un grande artista può celarsi in chiunque».

Questo il grande insegnamento di Ratatouille, film Pixar del 2007 nel quale «Chiunque può cucinare». Se è vero che chiunque può cucinare, non è vero però che chiunque possa produrre un film del genere, ennesimo successo Pixar, che colpisce nel segno ancora una volta. La perfezione tecnica è ormai scontata per la Pixar, ma la cura certosina dei dettagli si riflette anche sulle scelte della regia. Per raccontare l’originale storia di Rémy, topo di campagna appassionato di alta cucina, il regista Brad Bird, non ha lasciato niente al caso, curando in modo maniacale la costruzione di ogni singola scena: le panoramiche parigine rendono finalmente giustizia alla capitale francese, troppo spesso maltrattata nei film statunitensi; ma è nelle riprese culinarie che si manifesta tutto il genio del regista. Guardandole, lo spettatore di qualsiasi età non potrà fare a meno di avere l’acquolina in bocca, aiutato anche dalle geniali scene “sinestetiche” che uniscono colori e sapori, musica e odori. Ma non è solo in cucina che questo film mostra il proprio valore. Anche la caratterizzazione dei personaggi è realizzata in modo magistrale. Su tutti si impone, pur in pochi minuti, Anton Ego, caratterizzato già a partire dal nome. Il famigerato critico gastronomico che vive e lavora in un ufficio a forma di bara, incarna tutto il meglio e il peggio della categoria. Cinico, solitario, pronto a distruggere sogni e carriere per la più piccola imperfezione, Ego è anche in grado di riconoscere il talento quando lo incontra. La recensione finale del piatto forte di Rèmy – la ratatouille ovviamente – è uno dei monologhi più celebri e insieme una delle scene più riuscite dell’universo Pixar, che ci consegna una riflessione profonda e severa sulla professione del critico.

«L’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale».

A cura di Valentina Giua