Pixar, tutti i film dal peggiore al migliore

La nostra Guida ai Film Pixar, rigorosamente elencati dal Peggiore al Migliore! Siete d'accordo con la nostra classifica?

 

5. Up (2009)

pixar

Altro grande piccolo gioiello targato Pixar che con questo Up raggiunge nuovi altissimi vertici (difficilmente eguagliabili in futuro) del cinema di animazione.

Solo i primi venti commoventi minuti sono già di loro uno straordinario e poetico cortometraggio in sé, dove attraverso la storia di Carl ed Ellie vengono perfettettamente riassunti con dei salti temporali la vita, l’amore, la felicità e la morte. Assieme i due giovani innamorati pianificano, progettano e soprattutto sognano; si innamorano e si sposano, comprano una casa malmessa che sistemano giorno dopo giorno, vivono la quotidianità, con tutti gli impedimenti del vivere una realtà difficoltosa. Poi sopraggiungono i dolori, i sogni che rimangono a prendere polvere nei cassetti, l’impossibilità di avere figli, il sopraggiungere della vecchiaia e con essa la nostalgia e il rimorso. Infine la malinconica solitudine di Carl e l’elaborazione del lutto dopo la morte della moglie. Quella che può sembrare una breve introduzione al film racchiude in realtà tutta la forza e la profondità delle meravigliose scelte visive concepite dalla Pixar, concentrate all’interno del racconto attraverso brevi sequenze cardine (come ad esempio il passare degli anni sintetizzato dal susseguirsi delle cravatte) alle quali è impossibile rimanere indifferenti.

Poi inizia il fim, la splendida avventura che ruota intorno al vecchietto Carl, vedovo scorbutico e perennemente imbronciato, legato ad una casa dalla quale non vuole e non si può separare, unica abitazione rimasta in una zona che sta per essere completamente demolita per essere ricostruita da zero. L’unica soluzione per Carl di trovare pace e di dare un senso alla propria esistenza è fuggire da tutto e da tutti, volarsene via con la propria casa, una fuga che il vecchietto esploratore effettua grazie a migliaia di palloncini colorati e accompagnato da un giovane bambino, Russell, ingenuo e sognatore.

La storia è adatta ad un pubblico di tutte le età, si parla della solitudine della vecchiaia, dei rimorsi e di sogni portati avanti per tutta la vita ma che si sono vissuti solamente in parte, pensando alle tante problematiche che l’esistenza ci propone. Up è tutto questo, un condensato magico di emozioni e di personaggi ben costruiti e approfonditi, che riesce a coniugare anche azione, umorismo e una sana dose di divertimento. Il tutto confezionato in una veste tecnica ineccepibile, con cromatismi molto accesi. Difficile pretendere di più. Assolutamente imperdibile.

A cura di Tommaso Parapini

4. Alla Ricerca di Nemo (2003)

Marlin e Coral sono due pesci pagliaccio che vivono dentro un grande anemone. Coral ha appena deposto le uova ed i due sono genitori felici in attesa. Una notte un pesce si avvicina all’anemone e li attacca, Coral e tutte le uova muoiono ad eccezione di uno: Nemo. Marlin promette a se stesso che avrebbe protetto Nemo ad ogni costo. Il piccolo pesce cresce velocemente, con un difetto fisico (una pinna atrofica che lo rallenta nel nuoto) e un padre molto apprensivo. Un giorno durante un’accesa discussione con Marlin, Nemo decide di nuotare verso una zona più aperta di mare. Dopo poco viene catturato da un sub e portato in superficie. Marlin partirà così per un viaggio alla ricerca del figlio, pieno di pericoli ma anche di esperienze uniche. Alla ricerca di Nemo è una delizia per gli occhi. Il lavoro di grafica svolto per esaltare ogni dettaglio della barriera corallina è eccellente. Anche la sceneggiatura è da non sottovalutare: i personaggi sono divertenti ed originali, trasformando la disperata ricerca di Marlin in un viaggio formativo e di crescita. Alla ricerca di Nemo sa commuovere, sa far ridere, sa anche spaventare in alcuni punti senza forzare mai troppo le situazioni. La critica ha accolto bene questo lavoro della Pixar Animation Studios, premiandolo con più di 936 milioni di dollari nel mondo. Il film d’animazione ha vinto inoltre nel 2004 l’Oscar come miglior film d’animazione. Se non avete ancora visto Alla ricerca di Nemo, cosa state aspettando?

A cura di Francesca Moretti

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3. Inside Out (2015)

 

Inside Out

Il quindicesimo film prodotto dalla Pixar parla della giovane Riley e di come le sue emozioni possano modificare il suo comportamento e viceversa. Durante lo svolgimento della trama saremo infatti divisi tra ciò che succede all’interno della sua mente e le varie conseguenze nella sua vita di tutti i giorni. Il regista e autore Pete Docter ha pensato bene di dare una forma antropomorfa alle principali emozioni umane: Gioia, Rabbia, Tristezza, Paura e Disgusto.

Il lavoro effettuato nella gestione dei singoli personaggi, del loro ruolo e dei loro comportamenti è strabiliante. Nel cervello della protagonista, immaginato come un futuristico quartier generale, sarà Gioia l’emozione preponderante e questo porterà all’inizio dell’avventura. Ella infatti non riesce a capire l’utilità di Tristezza in quanto, a suo parere, la vita deve essere vissuta sempre con felicità. Ogni ricordo importante arriva al quartier generale sotto forma di sfera e, in base a quale emozione la inserirà nella memoria a lungo termine, la protagonista accosterà tale rievocazione a quella specifica emozione. Ci sono poi i Ricordi Base, i quali verranno deposti direttamente nel quartier generale e che formeranno la personalità della protagonista: Famiglia, Onestà, Stupideria, Hockey e Amicizia, contraddistinte da enormi isole visibili dalla sala di controllo.

La famiglia di Riley dovrà trasferirsi per lavoro a San Francisco e Tristezza inizierà a toccare i ricordi della vecchia vita in Minnesota rendendoli malinconici. A Gioia chiaramente questa cosa non piace ma finisce per creare un disastro quando Tristezza proverà a toccare un Ricordo Base, momenti felici fino a quell’episodio. Per fermare la sfera e impedire che un vecchio ricordo felice venga definitivamente trasformato in triste, Gioia e Tristezza lottano e vengono catapultate fuori dalla sala di controllo.

L’intera avventura avviene nella mente della ragazza e ogni avvenimento provocherà un cambio di personalità che potremo visualizzare in base ai cambiamenti della sua mente. Vedremo infatti come, con l’assenza di Gioia e Tristezza, la ragazza diventi più apatica e come Rabbia la faccia facilmente agire contro i genitori fuggendo di casa.

Nel film possiamo vedere come i ricordi siano il nocciolo fondamentale per la creazione di un’identità. La gestione di essi risulta geniale: i ricordi base sono nel nucleo della mente e formano le isole della personalità, quelli a lungo termine si trovano in grandi scaffali e rievocati al momento del bisogno, mentre il baratro della memoria è il punto più in basso, dove i ricordi vengono dimenticati. Con una semplice struttura e l’interpolazione delle cinque emozioni, Pete Docter è riuscito a creare un intero e complesso mondo che simula minuziosamente il conscio e l’inconscio umano. Vedremo infatti anche la caratterizzazione dei sogni come un set cinematografico, l’idealizzazione del ragazzo dei sogni tramite un buffo macchinario e molte altre ricercatezze che ampliano perfettamente l’identificazione di una personalità.

Da non dimenticare assolutamente è il personaggio di Bing Bong. Viene trovato da Gioia e Tristezza tra gli scaffali della memoria a lungo termine durante la loro avventura. Egli è nientemeno che l’amico immaginario di Riley. Grazie al suo sacrificio Gioia e Tristezza potranno tornare nel quartier generale e ridare una personalità completa alla ragazza. Darà inoltre l’idea di come un ricordo infantile possa essere dimenticato dalla memoria di un adulto, regalando una delle scene più emozionanti del film. Inside Out è quindi, oltre a un film molto piacevole e divertente, un immenso lavoro di scrittura e composizione di ogni singolo granello che forma la complessità di una mente.

A cura di Claudio Faccendi

2. Coco (2017)

Mexico, Dià de Muertos. Mentre la città di Santa Cecilia si prepara a celebrare la memoria dei suoi cari, il piccolo Miguel rimane incastrato in un incantesimo che lo porta nell’aldilà. Miguel vive in una famiglia che vive nel rifiuto completo della musica, poiché il suo trisavolo abbandonò la moglie e la piccola figlia Coco per inseguire il successo. Il giovane musicista invece vuole a tutti i costi seguire le orme del suo idolo Ernesto de la Cruz, così ruba la sua chitarra dopo aver litigato con la sua famiglia. Questi gli antefatti di Coco, uno dei più grandi lavori della Pixar. Il film d’animazione,  Oscar nel 2018, racconta temi delicatissimi quali la famiglia, la morte e la memoria con rara capacità. Lo fa attraverso la musica, protagonista indiscussa dell’opera, capace di veicolare la moltitudine di emozioni tra le quali Coco ci conduce. La storia diventa così non un racconto in musica, ma un racconto di musica, in cui i diversi arrangiamenti della colonna sonora Recuerdame assumono sulle spalle l’intera storia e il suo significato. Ad affiancare questo comparto sonoro d’eccellenza una regia ricca, quasi barocca, ma non in senso dispregiativo. Un tripudio di cromatismi e di forme ci riempie gli occhi prima di inondarli di lacrime, l’inevitabile reazione di chiunque di fronte a questo capolavoro. Coco ha infatti la capacità di commuovere ad ogni visione, perché sfiora corde profonde della sensibilità comune con la grazia e la dolcezza di un bambino. Nel suo viaggio tra i morti, affiancato dal piccolo cane-scheletro Dante, Miguel ci accompagna nelle nostre stesse memorie, tra i nostri stessi affetti, costringendoci ad andare oltre la semplice empatia. Alla fine della visione ci stringeremo tutti intorno a mamà Coco, vivendo l’unità della famiglia e l’importanza del ricordo.

A cura di Leonardo Di Nino

1. WALL•E (2008) 

Wall•E è un piccolo robottino dedito al suo lavoro di smaltimento rifiuti, in quella che è una Terra abbandonata dall’uomo. La razza umana ha, infatti, reso invivibile il pianeta Terra riempiendolo di rifiuti e delegando il compattamento di questi a una linea di robot, che con il tempo si è esaurita. Tra tutti, ne è rimasto solo uno, che nonostante non ce ne fosse bisogno, continua il suo lavoro, fino a quando non incontra un altro nuovo robot.

Questo straordinario film Pixar ha nel suo protagonista il punto di forza. Un robottino abbandonato a se stesso, che ha imparato a collezionare oggetti scartati, che ama danzare e che tiene alla vita più di ogni altro essere umano, che ha abbandonato il pianeta senza remore. Una umanità alla deriva, mostrata con il sorriso in un contesto estremamente drammatico, che dovrebbe far riflettere sia sul mantenimento dell’eco-sistema che su quello fisico personale. Wall•E è un film romantico, sentimentale e fatto di immagini. Pochissime parole per un capolavoro senza tempo, che ogni volta ci fa sognare, immaginare e sperare che ci sia ancora speranza per il genere umano.

Probabilmente, il capolavoro assoluto — almeno per noi — di casa Pixar. Un lavoro maturo, che sfugge al genere ponendosi in un contesto più ampio, senza limiti generazionali di sorta. 

A cura di Giuseppe Benincasa

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