Cloud Nothings: punk is not dead

Andare a vedere questa band di Cleveland vi farà tornare le speranze nel genere

I Cloud Nothings non tornavano in Italia da più di quattro anni, ma hanno ripagato il pubblico per l’attesa. Al circolo Ohibò andato sold out, davanti a più di 200 persone, c’è stata una performance difficile da descrivere. In inglese si direbbe ”raw”, grezzo in italiano, ma non descriverebbe bene lo spirito e l’energia di ieri sera. L’unico aggettivo adatto, seppur oramai usato troppo spesso impropriamente, è punk. Non il punk dei Sex Pistols, ma nemmeno il punk (solo da titolo) di Gazzelle. Il live dei Cloud Nothings è un buon compromesso tra la migliore tradizione grunge e una certa attitude punk nel cantare e nel suonare.

Dylan Baldi, cantante e chitarrista della band (ph. Simone Lucia)

La band ha proposto live tutto il suo ultimo album (tranne la prima canzone) che è decisamente il lavoro più estremo della band. Nichilista, noise (The Echo of the World)e classicamente punk in certi suoi momenti (In Shame, So Right So Clean), è stato perfettamente riassunto nel concerto.

Il basso di TJ Duke, il bassista della band (ph. Simone Lucia)

Dopo aver proposto (quasi) tutto l’ultimo album, la band passa ai loro cavalli di battaglia tratti da Attack on Memory e Here and Nowhere Else. E’ questo il momento in cui si sente ancora di più il contatto con il pubblico, dove il pogo si fa più intenso e si comincia a sentire qualcuno cantare anche da sotto al palco. La gente salta sul palco, fa stage diving, ma la band incurante continua a suonare. La voce sommersa dagli strumenti, la batteria indiavolata, il basso inarrestabile, un caos assolutamente coordinato. Ai Cloud Nothings piace recitare solo la parte della band disordinata sul palco.

Jayson Gerycz, batterista della band (ph. Simone Lucia)

Sarà stata l’inesistente distanza tra palco e platea, la noncuranza della band a tutto quello che succedesse intorno a loro o l’enorme muro di suono prodotto, ma sembrava di essere tornati indietro all’età d’oro della musica underground. Punk anni 80′, grunge anni 90′ o hardcore anni 2000, non importa. La passione che si è vista sul palco ieri, non ha bisogno di una collocazione temporale precisa. E’ stato semplicemente un gran concerto e dovreste tutti andare a vedere la band, alla loro prossima tappa in Italia. I Cloud Nothings sono un vero tesoro in questo momento della musica.

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