Chinese Democracy: quando i Guns N’ Roses erano un’unica persona

L'album fu pubblicato dopo ben 14 anni di attese

Chinese Democracy

Dopo anni di promesse e continui cambiamenti nell’assetto della band, il nuovo album vide la luce.

La faida che ci fu tra Axl Rose (di cui abbiamo recentemente parlato) e gli altri componenti della band è ormai storia. Il cantante riuscì a ottenere il nome della band dopo tira e molla e molti litigi. Di lì a poco i Gun N’ Roses si divisero, lasciando Axl Rose l’unico superstite del gruppo insieme al tastierista Dizzy Reed. Dal 1996 ci fu un susseguirsi di bruschi cambi di line-up, in modo più stabile il chitarrista Buckethead prima e Bumblefoot poi furono tra i nomi più noti.

Entrambi i chitarristi, per quanto tecnicamente impeccabili, avevano però poco a che fare con l’immagine e l’armonia della band e non mancarono le critiche in tal senso. Le prime voci ufficiali per la pubblicazione di Chinese Democracy arrivarono nel 2006. Sembrava tutto pronto ma ci furono ben due grossi posticipi che lasciarono i fan senza l’ambito disco. Prima della pubblicazione ufficiale alcune tracce andarono in rete e il brano I.R.S. entrò addirittura in una classifica di ascolti radio senza neanche essere pubblicato; la cosa segnò un vero e proprio record.

Il 2008 fu l’anno in cui Chinese Democracy si mostrò al mondo.

Registrato per la modica cifra di ben 13 milioni di dollari, il disco ebbe un discreto successo all’uscita. A causa della totale assenza di Axl Rose e del pochissimo supporto e marketing post-lancio, Chinese Democracy sparì dopo pochi mesi dai radar delle classifiche mondiali. Pur essendo anni difficili per l’hard rock più classico, il disco vendette circa 3 milioni di copie. In realtà non un numero enorme se si pensa al nome stampato sulla copertina ma il flop sembrava quasi una certezza. Dopo 14 anni di attesa le aspettative dei fan erano arrivate a un livello tale che il disco in questione avrebbe dovuto superare anche Appetite for Destruction per impatto e resa.

Ma com’è in definitiva l’album?

Che se ne voglia, Chinese Democracy non è orribile come spesso si legge in giro. Preso dalla prima all’ultima traccia si possono ascoltare ottime canzoni che fanno posto a brani mediocri e viceversa. L’apertura è in pieno stile Guns N’ Roses. La traccia che dà il nome al disco è infatti tutto ciò che ogni fan della band poteva sperare: rock, aggressiva, con un testo tagliente tanto quanto la voce.

La buona partenza però non si conferma per tutto il resto dell’album. Ed è proprio la prima metà a soffrire di più con tracce decisamente sottotono. Se escludiamo l’ottima radio-track che è Better le altre risultano anonime e alcune addirittura fastidiose. Better, come già detto, è una canzone studiata per irrompere nelle radio e vince sotto ogni aspetto: buona musicalità strumentale e soprattutto vocale. Per i vecchi fan della band potrà sembrare un vero e proprio insulto alla discografia e agli esordi, in realtà è una traccia molto ben stratificata e che regge bene il peso del tempo.

Shackler’s Revenge vuole innovare e cercare sonorità che nel primo decennio del 2000 andavano per la maggiore. Il risultato è terribile, sicuramente la canzone meno riuscita dell’intero disco. Street of Dreams e Catcher in the Rye sono quanto di più anonimo si possa cercare tra il rock e l’hard rock, certo non orribili ma decisamente dimenticabili.

If the World rialza un po’ la qualità, una buona ballad trainata dalla voce di Axl Rose che riesce a farsi ricordare anche dopo aver riposto il disco nella custodia. There Was a Time invece è molto molto vicina a una sorta di cantilena interminabile. Si riprende fiato solamente durante l’assolo centrale, nel momento in cui anche Rose smette finalmente di concatenare una frase dietro l’altra senza sosta.

La seconda parte è decisamente tutta un’altra storia.

Da metà in poi il disco sembra cambiare improvvisamente, come a volersi togliere di dosso tutta la prima parte. Scraped e Riad N’ the Bedouins sono sicuramente due canzoni più a tema Guns N’ Roses, entrambe con una buona dose di carica e ritmo. Sorry è la giusta fusione tra Ozzy Osbourne e i Pink Floyd. La ballata risulta ben calibrata in tutte le sue parti. Anche la traccia rubata e girata in radio, poi modificata prima dell’uscita ufficiale dell’album, I.R.S. è decisamente sopra le righe e risulta ben più che ascoltabile.

In Madagascar ci troviamo di fronte a un ottimo concept musicale che ricorda molto il pop rock di fine anni ’90 con un pizzico di Sting nelle atmosfere. This I Love è una ballata che strizza l’occhio all’ala più epica del metal, prendendone i crismi caratteristici (ovviamente delle ballate). Anche la chiusura del disco risulta di ottima fattura, Prostitute suona bene e la melodia è il giusto compromesso tra leggero e aggressivo.

A conti fatti, se contiamo le varie tracce, quelle accettabili sono in numero ben maggiore rispetto a quelle insostenibili.

Due terzi di Chinese Democracy sono buoni e tra queste tracce risaltano ottimi singoli. Ricordiamo che non esistono video musicali tratti dal disco e questo potrebbe aver penalizzato notevolmente alcune canzoni. Con meno brani riempitivi e un lavoro promozionale diversamente inesistente, Chinese Democracy sarebbe stato ricordato forse in modo migliore, sia dai vecchi fan che soprattutto dai nuovi ascoltatori.

Il vero difetto, se così si può chiamare, dell’album è forse stato quello di essere incentrato tutto su di un’unica persona. Se nei vecchi album si potevano sentire le influenze blues rock di Izzy Stradlin e Slash oppure le linee di basso varie e martellanti di Duff, qui tutto è sulle spalle di Axl Rose. In alcuni casi, come in There Was a Time, la cosa risulta addirittura stancante. Un album solista più che dei Guns N’ Roses.

Guns N’ Roses – Chinese Democracy
Hard Rock – 2008

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