“I Led Zeppelin? Deboli e senza fantasia…”

Così la rivista Rolling Stone definì le canzoni dell’album Led Zeppelin I. In occasione dei 50 anni di questa pietra miliare, ripercorriamo la storia di uno dei più grandi dischi che siano mai stati prodotti.

Il 12 Gennaio del 1969, una allora sconosciuta band – nata dalle ceneri degli Yardbirds – mosse il primo passo verso l’olimpo del rock moderno. Come? Con la pubblicazione dell’album di debutto, l’eponimo Led Zeppelin, o Led Zeppelin I, come sarebbe diventato poi, per distinguerlo dai successivi.

Guidati dal chitarrista Jimmy Page, il talentuoso e giovane quartetto pubblicò quella che oggi è considerata una pietra miliare del rock: partendo dai potenti accordi di apertura in Good Times Bad Times, dalle note finali di How Many More Times alla linea di basso lento di Dazed and Confused, non c’è nessun momento noioso o debole nell’intero album.

A 50 anni dalla sua creazione, è un album che suona ancora rivoluzionario, ed è diventato ciò che ogni amante del genere può aspirare a produrre.

Fa sorridere il pensiero che quando la band iniziò la sua ascesa, l’opinione dei critici per Led Zeppelin erano negative e pungenti. In un periodo in cui le recensioni significavano reputazione, la rivista Rolling Stone – che era considerata il prodotto più influente al mondo del giornalismo rock – sembrava odiare i Led Zeppelin e la loro musica; il loro album di debutto venne definito con “canzoni deboli e senza fantasia”.

Nonostante Led Zeppelin avesse raggiunto un’ottima posizione nella classifica di Billboard, la band venne etichettata come una montatura pubblicitaria. Dazed And Confused e Good Times Bad Times – oggi considerati dei classici intoccabili erano visti come la prova tangibile di tutto ciò che non andava nei Led Zeppelin, secondo i detrattori della band: rumorosi, striduli e sovradimensionati. La band sembrava universalmente disprezzata dall’influente affermazione dei critici, e la previsione di Keith Moon (Who) per la band di “andare giù come uno zeppelin di piombo” sembrava una prospettiva non troppo lontana dalla realtà per il quartetto.

I Led Zeppelin fondamentalmente erano l’opportunità, il mezzo per quattro giovani innamorati della musica, di fare ciò che amavano. Eppure quando le loro idee si concretizzarono nella forma di “Led Zeppelin I”, diventarono oggetto di odio perché per le persone rappresentava cinicamente tutto ciò che non andava a quei tempi.

Il rock’n’roll era un’arte, e il successo finanziario dei Led Zeppelin con il loro debutto era – secondo i critici – la testimonianza più evidente del fatto che l’arte stava diventando un mero mezzo per il guadagno monetario.

Nonostante tutto quello che sembrava essere così sbagliato in quel periodo, il talento della band e Led Zeppelin I vinsero la prova del tempo. Con il suo nitido sound rock-blues, l’album rimbalza senza fatica dall’hard rock al deep blues fino ad un sound più folk, che la band – e ogni artista che li ha seguiti – avrebbe continuato ad abbracciare durante tutta la lunga carriera. Non sorprende quindi che, mezzo secolo dopo, il primo album dei Led Zeppelin abbia cambiato per sempre il percorso della musica hard-rock. Le critiche lasciarono il posto all’adulazione di queste divinità rock e al loro talento, e molte giovani leve iniziarono ad applicare elementi tipici della loro musica, aspirando a diventare i “prossimi Led Zeppelin”.

Tra gli esempi più discussi, i talentuosi Greta Van Fleet, con il loro album di debutto Anthem Of The Peaceful Army.

Dopo 50 anni, è opportuno ricordare che il rock moderno è iniziato con gli Zeppelin, e che Led Zeppelin I ha dato una nuova veste al genere.

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