I Dossier della Scimmia: T-Bag

T-Bag rappresenta uno dei più amati villain nel mondo della serialità, soprattutto per le contraddizioni che lo rendono un meraviglioso personaggio a tutto tondo.

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T-Bag
T-Bag, uno dei villain più amati delle serie tv.

Nonostante gli innumerevoli punti critici, le ridondanze e le zone d’ombra che ne contraddistinguono la sceneggiatura, Prison Break è entrata di diritto fra gli show più seguiti degli anni 2000.

La serie ideata da Paul T. Scheuring e trasmessa da FOX, è recentemente tornata alla ribalta con la messa in onda della sua quinta stagione nell’Aprile del 2017. I nove episodi dell’ultima stagione ci hanno mostrato la rinascita dell’ingegnere Michael Scofield, recluso nel carcere di Ogygia per volere del fantomatico Poseidone.

Nell’intricato puzzle narrativo che caratterizza l’ennesima fuga del genio dagli occhi di ghiaccio, ricopre un ruolo chiave uno dei personaggi più amati e odiati dello show: Theodore Bagwell, o per meglio dire, T-Bag.

La quinta stagione di Prison Break rappresenta finora, essendo già stata annunciata una sesta, il punto di approdo dell’evoluzione di un villain che non si può non odiare e amare allo stesso tempo.

T-Bag
T-Bag all’interno del penitenziario di Fox River

Sin dagli arbori della storia, T-Bag ci viene presentato come il più abietto e perfido dei galeotti rinchiusi nel penitenziario di Fox River. Colpevole di stupro e omicidio nei confronti di minori, fra gli altri reati, T-Bag è ritenuto un abominevole mostro perfino dai criminali che popolano Fox River.

Theodore Bagwell è un personaggio maledetto sin dal suo concepimento. Nato da un delittuoso incesto familiare, conseguente allo stupro commesso dal padre nei confronti della propria figlia, l’infanzia di T-Bag è stata inevitabilmente segnata dalla violenza. Cifra paradigmatica di una personalità e di una psiche inevitabilmente deturpata, la sofferenza di T-Bag si tramuta fin dalla sua adolescenza in efferata violenza.

E’ così che la vittima di così tante atrocità assume le fattezze del proprio carnefice, dando sfogo alla sofferenza repressa fin dalla tenera età, macchiandosi di crimini come rapimento e omicidio di minori.

Tuttavia anche un’anima così nera, dannata e all’apparenza malvagia tradisce emozioni e sentimenti, mostra di possedere una controparte buona e votata a quell’amore mai ricevuto. E’ così che Theodore tenta di costruire un proprio nucleo familiare con Susan e i suoi due bambini, cercando di gettarsi alle spalle l’indicibile male commesso.

T-Bag e Susan
T-Bag e Susan

Ma ecco che il vero leitmotiv della vita di T-Bag viene rovinosamente a galla. Proprio nei momenti in cui Bagwell sembra voler reprimere la sua indole criminale e ricominciare tutto da capo, qualcosa va’ storto. Susan scopre per caso i crimini commessi da T-Bag, condannandolo così a scontare un ergastolo nel penitenziario di Fox River, dove ha inizio l’epopea di un villain indimenticabile.

L’arrivo di Michael Scofield a Fox River attira immediatamente l’attenzione di Teddy, che comprende come dietro quel bel bocconcino da attaccare alla propria tasca, si nascondano i segreti di una mente geniale. E’ così che la natura parassitica di Theodore Bagwell viene fuori.

Vero e proprio mattatore dalla scena, in grado di oscurare spesso e volentieri anche lo stesso Michael Scofield, vedendo in quest’ultimo la chiave per la propria libertà, T-Bag macchina e agisce per rimanere costantemente attaccato al gruppo di evasori, che farebbero felicemente a meno di lui.

T-Bag mente, tradisce, simula e dissimula, uccide pur di preservare la segretezza del piano di fuga, con il quale tiene costantemente in pugno Michael e compagni. Facendo, dunque, leva sulla conoscenza come fonte di potere, Bagwell riesce nel suo intento ed evade da Fox River.

T-Bag
T-Bag in una scena tratta dalla seconda stagione di Prison Break

Le vicende narrate durate la seconda e la terza stagione appaiono come la conferma di una verità quasi inconfutabile sulla natura malvagia di Theodore. Dopo l’evasione da Fox River, T-Bag continua a perpetrare il male, eliminando chiunque possa frapporsi fra sé e i propri interessi.

Sono i fini e gli interessi del nostro amato villain a rivelarne un altro aspetto che contribuisce a renderlo un personaggio estremamente imprevedibile, una variante impazzita. T-Bag si rivela come un uomo estremamente eclettico, poliedrico in grado di adattarsi ad ogni situazione per riuscire a sopravvivere.

Da terribile avanzo di galera, Bagwell riesce a vestire con estrema disinvoltura i panni del fuggiasco prima e del fidato servo poi. Teodore Bagwell si trasforma nel grottesco Teodoro, tirapiedi del boss di Sona, Lechero, al quale spiffera ogni informazione degna di nota, entrando così nelle sue grazie.

Ma T-Bag non si smentisce mai. Nell’esatto momento in cui Lechero cessa di rappresentare una fonte di sicurezza e protezione, ecco che l’amato Teodoro è pronto ad eliminarlo in cambio della propria libertà. T-Bag è tornato e l’unica cosa che conta è la sua pelle.

Le fasi iniziale della ricerca di Scilla segna invece per Bagwell l’inizio di una presa di coscienza interiore. Vestire i panni di Cole Pfeiffer, un più che dubbio addetto alle vendite, fa’ sorgere in T-Bag il desiderio di condurre una vita ordinaria, da brav’uomo, lontano dai misfatti commessi in passato. Non più una vita in fuga, ma stabile e onesta.

T-Bag
T-Bag nei panni di Cole Pfeiffer

Le perversioni e i desideri maligni di un cattivo a cinque stelle si sono tramutati, in un angolo non così remoto della propria mente, nelle aspettative del più comune degli uomini. Tuttavia, come detto sin dall’inizio di questa analisi, quando la redenzione sembra essere a portata di mano, ecco che qualcosa lo trascina di nuovo negli abissi della meschinità.

L’episodio del venditore di bibbie, rivelatosi poi un agente della Compagnia, fa sì che T-Bag torni a vestire i panni del viscido parassita doppiogiochista, mettendosi ancora una volta al servizio del più forte, in questo caso l’acerrimo nemico di Scofield e compagni: il generale Krantz.

Quando ogni speranza di redenzione sembra persa, ecco che il personaggio interpretato da Robert Knepper ci stupisce con un ennesimo colpa di scena.

L’arco narrativo dell’ultima stagione della serie ideata da Paul T. Scheuring confeziona per Bagwell un ruolo decisamente inaspettato. Il perverso doppiogiochista che ha sempre pensato soltanto a se stesso, diventa un fidato aiutante nell’ennesimo allucinante disegno di Michael Scofield.

Il dono di una costosissima protesi, che si rivelerà soltanto un iniziale incentivo, spinge T-Bag a prodigarsi in maniera sincera nell’aiutare Lincoln e Sara a riportare in vita il vero Michael Scofield. Nessun cambiamento di fronte, nessun gesto sleale, nemmeno l’ombra di violenza gratuita.

Il punto più alto della catarsi, tuttavia, ci viene rivelato soltanto durante gli ultimi concitati minuti della quinta stagione. Grazie alle ricerche condotte da Michael, Theodore scopre di avere un figlio, un ragazzo che tanto lo ricorda per quell’innato spirito di sopravvivenza che Scofield aveva potuto ben sperimentare.

T-Bag
T-Bag e Whip, suo figlio

Sembrava così che la vita voglia dare a T-Bag un’occasione per gettarsi tutto alle spalle, ricominciando da una paternità che, forse, potrebbe renderlo definitivamente un uomo, se non altro, migliore rispetto a ciò che è stato.

Tuttavia il destino di Theodore Bagwell è maledetto e come nel più tragico finale di una tragedia greca, la breve seppur intensa gioia per una scoperta così inaspettata, si rivelerà un crudele tranello tesogli dalla sorte, che strappa dalle braccia di T-Bag il figlio appena ritrovato, risvegliando il suo più violento spirito omicida.

Forse risiede proprio in questo il fascino malsano esercitato su di noi da questo villain sui generis. E’ un uomo dannato e destinato, forse, a rimanere tale, senza possibilità di redenzione.

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Credo fermamente che la capacità dell'uomo di raccontare e raccontarsi sia il sale della vita. Proprio per questo sono uno studente di Lettere Classiche e al contempo un inguaribile amante della settima arte e della serialità. "Youth" è il mio manifesto di bellezza, "Il caso Spotlight" racchiude la mia missione, "Interstellar" la mia idea di sublime.

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