Lo Stato Sociale – La rivoluzione non passerà in TV, ma Lodo sì

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Nasci rockstar, muori giudice ad un talent.

È questo il titolo di un brano de Lo Stato Sociale, band di Lodo Guenzi, pubblicato nell’album Amore, lavoro e altri miti da sfatare del 2017. In quel momento la canzone sembrò una non troppo velata critica alla decisione di Manuel Agnelli di entrare a far parte del cast del famoso talent show.

I membri del gruppo in conferenza stampa smentirono questa provocazione e dichiararono di non essere nemici dei talent, ma che quel genere di spettacolo non faceva per loro.

A poco più di un anno di distanza hanno cambiato idea. Infatti, il 5 Ottobre 2018 Lodo Guenzi viene annunciato come nuovo giudice di X Factor, in sostituzione di Asia Argento, esclusa per le recenti accuse di molestie e il conseguente polverone mediatico.

Lodo erediterà la squadra di aspiranti artisti selezionati da Asia nelle fasi precedenti del programma e li guiderà attraverso il percorso televisivo, sedendosi al tavolo della giuria insieme a Manuel Agnelli, Fedez e Mara Maionchi.

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La rivoluzione non passerà in TV, ma Lo Stato Sociale sì.

Continua dunque con Lodo l’esperienza de Lo Stato Sociale in televisione, dopo il successo a Sanremo con il secondo posto del singolo Una vita in vacanza. La partecipazione al Festival ha contribuito alla crescita della popolarità della band. La presenza di Lodo a X Factor darà ulteriore visibilità al gruppo, esattamente come è già successo agli Afterhours di Manuel Agnelli.

Sarebbe troppo facile criticare la scelta del frontman di “vendersi” alla televisione, ripetendo la solita accusa vaga che molti appassionati di musica fecero a Morgan, ad Agnelli e persino a Elio.

Lodo sa che questa scelta presenta elementi in contrasto con il suo personaggio e con quell’indipendenza dal mondo mainstream intorno alla quale gruppi come Lo Stato Sociale hanno gravitato per anni.

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Su Instagram Lodo definisce questa situazione come uno dei “paradossi che il voler parlare liberamente ma al contempo a tanta gente porta con sé”.

Nonostante sia ovvio che tale dichiarazione abbia lo scopo di fare da scudo alla pioggia di critiche in arrivo, non si può non riconoscere che il ragionamento abbia senso. Non serve a nulla tracciare una linea netta che separa l’indie dalla popolarità, i buoni dai cattivi, i puri dai venduti.

Sarebbe più utile basare le critiche sui contenuti. Possiamo criticare i talent per l’eccessivo meccanismo mediatico che porta al successo in poche settimane. Possiamo criticare Lodo perché non ha una gran voce, perché non ha grandi doti musicali, o perché i testi dello Stato Sociale, soprattutto i più recenti, non sono poi così originali, ma non possiamo prendercela con lui solo perché ha accettato di partecipare come giurato a X Factor.

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