Scoprendo Hitchcock – poesia della suspence con ‘Il delitto perfetto’

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Inauguriamo oggi una mini-rubrica che tratta del maestro della suspence e del brivido: Alfred Hitchcock.

Attraverso una serie di recensioni scopriremo insieme grandi classici, produzioni più o meno note ed infine lungometraggi hitchcockiani sconosciuti ai più. Ma non solo, scopriremo di più sulla sua tecnica, sulle innovazioni che ha introdotto influenzando profondamente il cinema contemporaneo, il suo lavoro dietro la costruzione della scena, il montaggio ed anche alcune curiosità. Per iniziare, parleremo oggi di un film famoso, ma non troppo. Il film in questione è Il Delitto Perfetto uscito nelle sale nel 1954, che porta come titolo originale (come spesso accade) una frase che si discosta dalla traduzione italiana: Dial M for Murder.

Letteralmente in italiano diventa ‘Digita M come Omicidio’ ma visto che l’assonanza non torna si potrebbe anche leggero ‘Digita M come Morte’.

Il film è inserito nel periodo americano del regista, che segue il periodo inglese e ci presenta un Hitchcock ormai noto al pubblico e seguito con passione; tra gli interpreti ritroviamo Ray Milland e la sofisticata Grace Kelly.

Il delitto perfetto - Recensione

Siamo a Londra. Tony (Ray Milland) è un ex campione di tennis, sposato con la bellissima Margot (Grace Kelly) che proviene da una famiglia facoltosa. Tony decide di sbarazzarsi della consorte, architettando un delitto perfetto e cioè in grado di depistare le indagini e sfuggire alla cattura. In questo modo l’uomo erediterà tutta la fortuna di sua moglie. Per evitare problemi, Tony commissiona l’omicidio ad un sicario, vecchio compagno del college. Un uomo con un passato poco raccomandabile, che dopo aver appreso la somma che lo attende, non si tira indietro ed accetta.

Il piano è il seguente:

Tony uscirà a cena fuori con alcuni amici, mentre Margot rimarrà a casa; per far entrare l’assassino verrà lasciata una chiave nascosta all’esterno che utilizzerà per entrare e nascondersi dietro la tenda del soggiorno. Alle undici di sera in punto, Tony telefonerà a casa. Margot andrà così a rispondere e sarà in quel momento che l’assassino agirà indisturbato colpendola alle spalle.

Il piano sembra poter funzionare, ma andrà tutto liscio? E cosa ne sarà della bella Margot?

Il delitto perfetto - Recensione

Hitchcock firma uno dei suoi più grandi successi, apprezzato sia dalla critica che dal pubblico.

Come spesso accade, l’autore ci propone un omicidio pieno zeppo di intrighi che ci terrà con il fiato sospeso. Non è la prima volta che il tema del ‘delitto perfetto’ compare nella sua filmografia. Ritroviamo infatti, andando indietro di qualche anno, altri film come L’altro uomo (conosciuto poi come Delitto per Delitto) dove due sconosciuti si incontrano su un treno e qui decidono di scambiarsi le rispettive vittime, in modo che gli omicidi avvengano lo stesso ma non si riesca a trovarne il movente. Il tema è ricorrente, ma sempre sviluppato in modo diverso e con una continua sperimentazione. Il delitto perfetto è divenuto un film simbolo dell’inizio di una collaborazione, quella con l’attrice Grace Kelly, ennesima musa bionda di Alfred Hitchcock, che girerà successivamente con il regista altri due film: La finestra sul cortile e Caccia al ladro. Una collaborazione, a detta di Alfred, purtroppo troppo breve.

Il delitto perfetto - Recensione

La costruzione della sceneggiatura è perfetta, anche se tratta da un’opera teatrale di Frederick Knott fu poi arrangiata dal regista stesso.

Perfetta perché lo spettatore ha la completa visione del piano che si deve attuare, in questo modo ogni passaggio della fatidica sera lo terrà con il fiato sospeso. Non si può negare la bravura e il genio di questo autore nel creare tensione, attraverso montaggio, musiche ed ovviamente regia. È proprio attraverso alcune inquadrature e close up che possiamo percepire il pericolo e la paura di essere scoperti. Inoltre, Hitchcock offre anche un altro ingrediente: la sua capacità di giocare con gli oggetti, donandogli un’importanza particolare (caratteristica presente in molti dei suoi film).

In questo caso parliamo della chiave e di come questo oggetto sia così centrale per la trama.

La chiave viene elevata a nodo centrale attorno al quale viene fondato il dramma e la suspense. Una chiave capace di vivere un’odissea e di diventare una beffa del destino per Tony. Proprio per quelle chiavi il “delitto perfetto” dovrà aspettare ancora.

Il film esce nel 1954 ed è un lungometraggio a colori, ed essendo la filmografia di Hitchcock principalmente in bianco e nero, questa ulteriore proprietà non passa inosservata. Nulla è lasciato al caso per Hitchcock. Questa volta gioca infatti con i vestiti, il simbolo della femminilità, della sensualità, dell’eleganza. Gli abiti che indossa Grace Kelly divengono man mano più scuri; inizialmente sono brillanti ma poi si incupiscono, come se stessero seguendo il destino della donna.

Il delitto perfetto - Recensione

Vi raccomandiamo dunque caldamente la visione di questo film, Il Delitto Perfetto. Alfred Hitchcock è una vera e propria garanzia, ma spesso si tende a ricordarlo solo per i suoi principali lavori, mentre c’è una lista interminabile di grandi opere che dovrebbero essere valorizzate. Perché il cinema contemporaneo è sempre ricco di nuovi spunti e tendenze, ma non bisogna mai sottovalutare, o peggio dimenticare, i classici. Alla prossima con la rubrica Scoprendo Hitchcock!

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La finestra sul cortile – Recensione

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