Focus: cos’è l’Effetto Vertigo di Alfred Hitchcock?

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effetto vertigo
Vertigo, Alfred Hitchcock - 1958

Come dare “la vertigine” con un semplice movimento di macchina

Prima di parlare dell’Effetto Vertigo, è giusto soffermarci sul regista che ha il merito di aver introdotto questa tecnica. Alfred Hitchcok è indiscutibilmente uno dei più importanti registi della storia. Il suo cinema è unico e rappresenta uno dei rari casi in cui un approccio autoriale e riconoscibile, è capace, seppur con alcune eccezioni, di soddisfare e intrattenere il grande pubblico.

Il regista britannico è noto per il suo utilizzo della suspense e i suoi celebri virtuosismi registici. Dalla scrittura alla messa in scena, Hitchcok ha sempre saputo colpire lo spettatore, creando nuove tecniche di ripresa e anticipando i tempi.

Ricordiamo Psyco (1960), in cui la protagonista del film muore dopo circa 50 minuti dall’inizio del film, nella famosa scena della doccia passata alla storia per il magnifico lavoro di montaggio e la straordinaria musica. O ancora, Nodo alla gola (1948), costituito da 10 lunghi piani sequenza sovrapposti, girato tutto in un unico ambiente. Il risultato è ottimale e moderno.effetto vertigo

Oggi parleremo dell’effetto Vertigo, che deve il suo nome al film omonimo del 1958, in cui Hitchcock utilizzò questa tecnica per creare il senso di vertigine provato dal protagonista, che soffre di acrofobia.

Uno dei rari casi in cui un film del regista naturalizzato statunitense, ebbe scarso successo di pubblico e accoglienza tiepida da parte dei critici. Probabilmente era troppo all’avanguardia per il suo tempo e solo più tardi, durante gli anni sessanta, i cinefili iniziarono a rivalutarlo e a riscoprirlo. Oggi è considerato da molti il miglior film di Hitchcock.

L’effetto Vertigo (in inglese “dolly zoom“) è la combinazione di uno zoom in avanti e di una carrellata indietro, o di uno zoom all’indietro e una carrellata in avanti., mantenere invariata la dimensione del soggetto.

Nella sua forma classica, l’angolazione della videocamera viene allontanata da un soggetto mentre l’obiettivo esegue lo zoom in avanti o viceversa. Pertanto, durante lo zoom, c’è una distorsione prospettica continua, la caratteristica più evidente è che lo sfondo sembra cambiare dimensione rispetto al soggetto. Una tecnica semplice, senza uso di effetti speciali né di lavoro in post-produzione, solo la capacità di utilizzare in modo del tutto originale tradizionali metodi di ripresa.

Viene utilizzato, ad esempio, per la scena nella tromba delle scale del campanile, e inizialmente si provò a girarla direttamente sul posto. Era però troppo complicato, e quindi venne costruito un modellino e la ripresa venne fatta orizzontalmente.

A tal proposito, per rendere il tutto più chiaro, diamo la definizione di carrellata (traveling):

La cinepresa, sistemata su un supporto mobile (un carrello su binari o ruote gommate) si sposta sul terreno in tutte le direzioni, avanti, indietro, a destra, a sinistra, in senso obliquo o circolare. 

In seguito furono in tanti ad utilizzare l’effetto Vertigo che nel film di Hitchcock dava perfettamente la sensazione di vertigine, permettendo al pubblico di immedesimarsi pienamente con John “Scottie” Ferguson (James Stewart).

Tra le scene più celebri, in cui il dolly zoom viene utilizzato, ricordiamo Lo squalo di Steven Spielberg, in cui il capo della polizia Brody assiste all’attacco dello squalo sulla spiaggia. John Landis lo usò nel cortometraggio basato sulla canzone Thriller di Michael Jackson. O ancora Peter Jackson ne Il signore degli anelli: La compagnia dell’anello, lo utilizza nella scena in cui Frodo e i suoi compagni di viaggio fuggono da Hobbieville inseguiti dai Nazgul. Di seguito la scena in questione (00:54):

Il canale Youtube Now You See it propone un video che raccoglie alcune delle scene più celebri in cui l’effetto Vertigo viene utilizzato, tra cui impossibile non citare Quei Bravi Ragazzi  (Martin Scorsese, 1990) e Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994). Di seguito il video:

 

 

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