Rimetti a noi i nostri debiti – La recensione del primo film italiano originale Netflix

Per il primo film italiano originale sulla sua piattaforma, Netflix decide di puntare su due dei migliori attori italiani in circolazione e raccontare una storia attuale e italianissima.

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Rimetti a noi i nostri debiti
Claudio Santamaria e Marco Giallini nel poster di Rimetti a noi i nostri debiti

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. 

E’ proprio dalla conclusione che si potrebbe partire, nell’analizzare il primo film italiano originale targato Netflix, con protagonisti Claudio Santamaria e Marco Giallini. Infatti è proprio una vistosa rivisitazione terrena della prescrizione cristiana che guida e fa da sfondo allo svolgimento della trama.

Guido, interpretato da Claudio Santamaria, è un membro del ceto medio-basso, che si trova relegato ai margini della società. Dopo aver perso il suo lavoro da tecnico informatico, Guido si reinventa per pochi spiccioli come magazziniere. Morabito decide di incentrare così l’incipit della storia sulla difficoltà di reinserirsi all’interno dei circuiti del lavoro, una volta perso il proprio. Una questione nota e assai dibattuta in Italia. 

In maniera quanto mai aderente a molti casi di cronaca, il protagonista iniziale cade nello sconforto per l’impossibilità di riuscire ad estinguere un debito contratto tempo addietro. E’ a questo punto che si presenta l’occasione che, come insegna il proverbio, fa l’uomo ladro.Rimetti a noi i nostri debiti

Entra così in gioco la moralità umana, cifra fondamentale della storia, che scende a compromessi con se stessa nei momenti di estrema difficoltà.

La dubbia moralità del protagonista fa si che questo possa trasformarsi con disinvoltura da vittima ad aguzzino, accettando di lavorare gratis pur di estinguere il proprio debito. Ed è sicuramente questo un altro degli aspetti fondamentali della riflessione sul lavoro condotta da Morabito. In questa realtà al rovescio, regolare un debito dà dignità, anche se per fare ciò è necessario lavorare gratuitamente, svilendo così la propria dignità, invece nobilitata dal lavoro retribuito.

Trova così modo di esplicitarsi il principio cardine dell’ideologia capitalista, secondo cui il tempo è denaro. Grazie al suo tempo Guido intende estinguere il suo debito monetario.

E’ così che entra in scena Franco, il vero e proprio fuoriclasse del recupero crediti, interpretato da un magistrale Marco Giallini.

Quando guarda Guido, Franco rivede se stesso, un uomo come gli altri, facente parte di quel ceto medio che raggruppa al suo interno i morti in vita. Adesso, invece, per sua stessa affermazione, Franco è come Beep Beep e Guido invece recita il ruolo di Willy, colui che viene sempre e costantemente fregato.

Questa elevata compatibilità induce Franco a svolgere un lavoro assai certosino e ad insegnare a Guido il mestiere che lo ha fatto passare dallo status di morto di fame a quello di persona rispettabile. E’ una suddivisione netta.

E’ qui che Giallini riesce a calarsi perfettamente nel ruolo di diavolo in terra, con un Guido che all’inizio appare quasi succube.

Rimetti a noi i nostri debiti
Guido e Franco, protagonisti di Rimetti a noi i nostri debiti

Quello dell’ufficiale giudiziario viene dipinto come un lavoro diabolico, incentrato su una vera e propria persecuzione fino allo sfinimento dei creditori. L’ufficiale conosce tutto della sua vittima e grazie alla sua approfondita conoscenza martella ripetutamente sui punti più delicati e scoperti, fino al traguardo.

Secondo la perversa logica sottesa a questo lavoro, i creditori sono semplicemente titoli da acquistare dagli enti con i quali hanno contratto debiti e, portato a termine il proprio compito, diventano dei trofei.

Le persone vengono totalmente private della propria essenza di esseri umani, trasformandosi così in semplici contenitori di denaro. Sono le estreme conseguenze di un mestiere e di una società votata al dio Denaro.

Il quadro che Rimetti a noi i nostri debiti dipinge è quello di un’Italia triste, rassegnata, nella quale aleggia un grande pessimismo di fondo, visibile nei volti dei perseguitati. Ed è proprio la volontà di non far parte di questa categoria che sembra trasformare Guido nel proprio maestro, compiaciuto per l’ottimo lavoro svolto.

Nel valicare i confini dettati dalla legge, picchiando un creditore particolarmente resistente, Guido sembra prendere a calci il suo passato. Trova la propria realizzazione nel perseguitare coloro rispetto ai quali pensa di essersi elevato socialmente e si compiace di veder soffrire gli altri come lui ha fatto.

Surreali, grottesche, ma al contempo meravigliose sono le immagini di Franco e Guido in veste da lavoro mentre stanno seduti su due altalene e giocano a calcetto in riva al mare. Sono immagini antitetiche rispetto ai luoghi che fanno da sfondo e trasmettono perfettamente la loro inadeguatezza rispetto a quella bellezza.

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Claudio Santamaria e Marco Giallini giocano a calcetto in Rimetti a noi i nostri debiti

Guido fa’ ormai parte del sistema perché un po’ di quel sistema lo ha sempre avuto dentro, secondo il pensiero del suo caro amico, il Professore.

Quello mostratoci dal film è un circolo vizioso, che ostenta fin dove quel sistema sia disposto a scavare. Nemmeno la malattia e la morte riescono a suscitare la compassione di questi messi infernali. Il loro cinismo regna su tutto, rendendo questo mestiere una vera e propria perversione morale.

Il principio secondo cui Franco riesce ancora a guardarsi lo specchio e convivere con i propri demoni interiori risiede nell’assunto che i debitori sono persone già morte. Ma è qui che le strade dei due protagonisti si separano.

E’ infatti la figura del Professore, un uomo dal cuore buono e quasi torturato da Franco nonostante la perdita della moglie, che fa rinsavire Guido. Non c’è più spazio per i compromessi con se stessi ed è meglio far parte degli sconfitti, piuttosto che essere degli aguzzini senza cuore.

Nonostante la riluttanza, manifestata durante lo svolgimento del film, nei confronti del moralismo, l’immagine finale sembra essere abbastanza eloquente.

Franco recita il Padre Nostro, inginocchiato difronte a un crocifisso, davanti al quale pronuncia la fatidica frase: Rimetti a noi i nostri debiti. E’ così che si capovolgono nuovamente i ruoli e l’aguzzino sembra pronto a pagare gli enormi debiti contratti.

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