Musica e film – Mommy

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Mommy

La colonna sonora supporta in modo perfetto la pellicola, legando i brani agli eventi in modo indissolubile.

Oggi vi andiamo a raccontare che ruolo gioca la musica nel famoso film di Xavier Dolan, Mommy, del 2014. La storia, come è risaputo, riguarda i difficili rapporti tra una madre frustrata ed un figlio iperattivo (disturbo da deficit di attenzione e iperattività, diagnosticato). Nell’universo alternativo del film, il Canada ha passato una legge in base alla quale un giovane con tali disturbi può, col consenso dei genitori, essere internato.

Tutto il film è una continua evoluzione ed involuzione dei rapporti tra Steve, il figlio, e Diane, la madre. Terza comprimaria è Kyla, la vicina di casa, che ad un certo punto sembra quasi assumere il ruolo del padre, inevitabilmente mancante. La musica, in Mommy, si muove in un universo di incomunicabilità. Lo prova già una scena che alla musica è legata, all’inizio del film: in casa sono accese due radio contemporaneamente, e le due emissioni sonore fanno da sfondo alle urla che madre e figlio, non capendosi, si scambiano.

In Mommy la musica diventa spesso l’unico elemento attivatore di un’emotività altrimenti imprigionata. Ciò avviene sia quando è diegetica, ossia udibile in scena; sia quando fa da commento a particolari scene.

Per esempio, i vari momenti in cui Steve, libero, vaga con il suo skateboard, sono accompagnati da Colorblind dei Counting Crows. O ancora: il primo momento di riunione tra Steve e la madre, all’inizio del film, è accompagnato dal famoso successo White Flag di Dido.

Ma si va ben oltre. La musica interviene in maniera più dirompente in almeno tre momenti principali del film.

1. Quando la vicina Kyla viene invitata a cena a casa di Steve e Diane, la serata rapidamente si evolve in maniera inaspettata. I tre si ritrovano a ballare sulle note del noto brano On ne change pas di Celine Dion. Questo è il primo momento in cui il nucleo familiare “surrogato” viene a costituirsi.

2. La famosa hit dance Blue (Da Ba Dee) degli Eiffel 65 si sente quando Steve ha il suo violento scontro con Kyla. Questo è il momento in cui la vicina, alla quale è stata affidata la custodia di Steve, decide di non cedere alle sue provocazioni. Lo aggredisce e lo minaccia, rimettendolo in riga e svolgendo in questo il ruolo del padre assente. Durante la discussione la musica (che, attenzione, è diegetica) si abbassa di volume autonomamente, per poi tornare alta una volta terminato lo scontro.

3. Più avanti nel film (non riassumiamo l’intera trama), Diane è costretta a cedere al corteggiamento di un uomo che potrebbe aiutare Steve in tribunale. Il ragazzo è stato infatti citato in giudizio a causa del suo comportamento aggressivo. Steve ritiene, e a ragione, che l’interesse dell’uomo sia in realtà rivolto verso Diane, e seguendo lo schema Edipico, non sopporta l’idea che un altro possa prendere il suo posto nel cuore della madre. I tre sono al karaoke, e Steve coglie l’occasione per cantare Vivo per lei di Andrea Bocelli, in una versione però per due.

Anche se il ruolo della cantante femminile (nell’originale, Giorgia) viene preso da un’altra persona, per tutta l’esibizione Steve fissa la madre.

Lei, tuttavia, non gli presta la minima attenzione, occupata ad intrattenere il suo spasimante. La profonda dichiarazione d’amore della canzone (qui amore verso la madre), va quindi a vuoto; e anzi Steve viene pure preso in giro dai clienti del locale per la sua esibizione. Non gli rimane che reagire aggredendo uno di questi, rivendicando poi il proprio ruolo di maschio nella vita della madre ed allontanando l’altro uomo.

Altro momento importante, se pur non centrale, è quello in cui il nuovo equilibrio raggiunto da Diane, Kyla e Steve pare dare i migliori frutti. I tre corrono per la strada, lui sullo skateboard, loro in bicicletta. Steve grida ripetutamente “Sono libero! Sono libero!”
In questa scena si sente Wonderwall degli Oasis.

Ancora uno. Siamo alla fine, Steve è internato in un manicomio. Approfittando di un momento di distrazione delle guardie, si sfila dalla camicia di forza e corre via, in un corridoio che non può dargli nè salvezza nè libertà. Tuttavia, alla fine del corridoio c’è una finestra che, ci viene fatto capire, rappresenta per Steve proprio questi ideali, tangibili o meno che siano.

La sua fuga viene accompagnata da Born to Die di Lana Del Rey, canzone tutt’altro che positiva, e che anzi ci comunica subito che la fuga di Steve non ha scopo nè senso. Non lo vediamo, perchè iniziano i titoli di coda, ma il ragazzo sarà sicuramente ripreso e imprigionato nuovamente.

“So choose your last words, this is the last time/’Cause you and I, we were born to die”.

Non c’è speranza.

La musica, insomma, sottintende ai momenti fondamentali di Mommy. Ai punti di svolta, agli snodi principali. Xavier Dolan inserisce le proprie canzoni nel film e, come Hal Ashby, le lascia scorrere in sottofondo, a fare da contrappunto alle azioni e ai conflitti tra i personaggi.

E le canzoni, in realtà, dicono molto più di quanto possano dire gli eventi stessi.

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