Black Panther, la recensione dell’ultimo film di casa Marvel

Con Black Panther, la Marvel torna a fare un film molto bello capace di coniugare la potenza dell'immagine in CGI con una storia formativa e dai toni fortemente politici. Un plauso speciale a Ryan Coogler che dopo Creed sforna un'altra perla d'intrattenimento di qualità.

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Black Panther

Finalmente Black Panther. Finalmente, da gridare a tutti. Se nell’ultimo periodo la Marvel aveva iniziato un percorso che sembrava scendere nel baratro della nullità, con questo spin off di Civil War, la Casa delle Idee riesce a regalarci un film degno di essere definito tale. Precedentemente a Black Panther, i cinecomics in generale e quelli targati Disney/Marvel in particolare, erano caratterizzati da una pochezza narrativa di rara bruttezza. Una serie di espedienti di trama funzionali solo ed esclusivamente alla messa in scena 2.0 con CGI in quantità industriale. Il tutto corredato da battute e gag. Film vuoti, quasi esercizi di computer grafica. Non è del tutto esente da questa critica la prima parte di Black Panther in cui veniamo trascinati nell’Africa nascosta del Wakanda. Un plauso va fatto al regista Ryan Coogler, capace di dirigere e scrivere un film molto più maturo ed interessante rispetto agli altri dell’universo Marvel.

Black Panther

Un doppio prologo dai risvolti mistici ci racconta la storia delle tribù che la abitano e della brutta fine del vecchio Re. Si arriva così ai giorni nostri dove T’Challa è prossimo all’incoronazione ed a conseguire le redini del regno. Una minaccia incombe su Wakanda, una minaccia che mette in rischio il segreto che avvolge la civilizzatissima e ipertecnologica città africana. Un mercenario, Ulysses Klaue, vuole appropriarsi del vibranio, un potente metallo reperibile solamente nella città segreta. Nasce così una sfrenata ricerca di Klaue che in precedenza aveva ucciso il padre di T’Challa in un attentato. L’azione si sposta quindi nella Corea del Sud dove Black Panther si troverà a combattere, in un pregevole piano sequenza, Klaue ed i suoi scagnozzi. Coadiuvato da Nakia, la premio Oscar Lupita Nyong‘o, e Okoye, la Michonne di The Walking Dead, si lancerà all’inseguimento del (falso) villain di turno.

Il tripudio visivo a base di esplosioni e scazzottate da urlo prosegue fino al colpo di scena che apre la seconda parte e che fa tornare l’azione in Africa. Da qui, il film prenderà una piega molto formativa, come quella de Il Re Leone. Non a caso, Black Panther cita molto spesso frasi e parole che non possono non rimandare al capolavoro Disney. Non solo. Il processo di crescita amletiano che vede coinvolto T’Challa come un Simba umanizzato, seppur spogliato della componente edipica, mostra di fatto la sua crescita dialettica verso una sublimazione di sè stesso in altro rispetto a ciò che era prima. Ma qui non c’è alcun Scar a minare il trono del Re quanto più un nipote (un bravissimo Michael B. Jordan nei panni di uno dei migliori villain Marvel) in cerca di vendetta. Già questo basterebbe per rendere Black Panther un film degno di esser chiamato tale. Ma stavolta la Marvel esagera e decide di inserire anche un messaggio politico, magari un po’ furbo nella gestione ma comunque attuale e condivisibile (almeno agli occhi di chi scrive).

Black Panther

Emblematica e impossibile da non decifrare la richiesta di non alzare muri volti a dividere le culture ed il suo messaggio di tolleranza che ne consegue. Ancor di più nella scena dopo i titoli di coda dove tutto questo viene esplicato chiaro e tondo. Meno condivisibile la sottile strizzata d’occhio all’ingerenza americana nei confronti di questi popoli, qui personificata da Martin Sheen, agente della CIA che per solidarietà viene salvato dalla popolazione di Wakanda e che aiuterà a sbrogliare la situazione sul finale. Ma insomma, stiamo pur sempre parlando degli USA. Al netto di questo piccolo dettaglio, finalmente la Marvel riesce a fare un film dove una narrazione solida e coerente si coniuga perfettamente al curatissimo comparto visivo. Alcune scene sono oggettivamente mozzafiato e, seppur frutto della CGI, i dettagli con cui è curata la messa in scena è decisamente apprezzabile. Cosa alla quale ci avevano comunque già abituati con i vari Avengers. Ciò che però rende questo film, un film (in primis) ottimo (in secundis).

 

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