Come invecchiano i film che hanno vinto l’Oscar? 5 salti decennali per analizzare i vincitori del passato

1997 – Il Paziente Inglese (Anthony Minghella)
Recensione: Un piccolo aereo in volo sul deserto viene abbattuto da dei soldati tedeschi. Il pilota (Ralph Fiennes), soppravvisuto ma gravemente ustionato, viene portato via da dei beduini che lo consegnano all’esercito americano. Riunito ad altri feriti di guerra sulle spiagge della Toscana il ferito, non ricordando più le proprie generalità, viene schedato come “paziente inglese” e affidato alle amorevoli cure dell’infermiera canadese Hana (Juliette Binoche). Costretta a vedere l’ennesima persona cara perire a causa della guerra, Hana decide di lasciare momentaneamente la carovana e si stabilisce in un monastero abbandonato per prendersi cura a tempo pieno del pilota. Le ustioni pian piano si stabilizzano, il paziente riacquista gradualmente la memoria e così inizia a raccontare la sua storia. Trattasi del conte Laszlo de Almásy, archeologo e aviatore ungherese in missione nel deserto per mappare l’area a scopi militari mentre cerca reperti insieme ad altri esperti britannici. Durante la sua permanenza s’innamora perdutamente di Katherine (Kristin Scott Thomas), moglie di un ufficiale britannico da poco unitosi alla spedizione. La donna ricambia il sentimento e i due danno vita ad un’intensa relazione clandestina. Ma Katherine, frustrata dal senso di colpa, ad un certo punto decide di interrompere la liaison, spezzando il fragile cuore del conte. Nel frattempo la vita bucolica al monastero viene animata dalle visite di un ambiguo agente canadese (Willem Dafoe) a cui sono stati amputati i pollici in circostanze non precise ed un artificiere indiano (Naveen Andrews) al servizio dell’esercito britannico. Le reminiscenze riveleranno un intreccio fra l’agente canadese e il conte, mentre Hana s’invaghisce dell’artificiere indiano. Sullo sfondo la Seconda Guerra Mondiale agli sgoccioli.


Segni Particolari: La pellicola ha portato a casa ben nove statuette, di cui 3 “maggiori” (miglior film, miglior attrice non protagonista per Juliette Binoche, miglior regia per Anthony Minghella).


Altri candidati: non c’è anno come il 1997 per dare credito a tutti i dubbi sui premi Oscar. In gara c’erano:
Fargo, capolavoro dell’umorismo dark (riproposto nel 2016 da una serie TV dedicata) nonche’ quintessenza del genio made in Cohen Brothers. In un mondo con un briciolo di senso non ci dovrebbe essere partita.
Shine, il one man show di Jeoffrey Rush che porta a casa ogni singolo premio per singola performance in circolazione quell’anno.
Jerry Maguire, l’osannata commedia di Cameron Crowe con Tom Cruise nei panni dell’agente sportivo che ritrova la moralità sulla via di Damasco. D’accordo, forse un po’ troppo “semplice” per vincere premi della critica, ma comunque un film dalla grande energia e dall’immenso successo in sala.
Secrets and Lies, come Taxi Driver nel ‘77, La Palma d’oro pochi mesi prima ha bruciato il bellissimo film di Mike Leigh.
Tutti film con grande vitalità e desiderio di dare a qualcosa allo spettatore.


Rivisto oggi:
Risulta fin troppo evidente che l’unico scopo de Il Paziente Inglese sia raccogliere premi. Cast di altissimo livello, locations suggestive e musica ben studiata. Ma la trama presenta notevoli buchi a fronte di inutili orpelli estetici e dialoghi forzatamente eruditi. La totale mancanza di direzione narrativa non taglia a dovere uno script mastodontico (il romanzo di Michael Ondaatje, anch’esso vincitore di numerosi premi) che assume la consistenza di un minestrone a base di storie d’amore e reminiscenze. Gli attori vengono abbandonati a loro stessi deragliando nell’overacting in un film oblungo, nononstante 160 minuti non siano una durata da guinness dei primati. Un affronto alla pazienza spettatore anche a vent’anni di distanza.