Come invecchiano i film che hanno vinto l’Oscar? 5 salti decennali per analizzare i vincitori del passato

1967 – Un uomo per tutte le stagioni (Fred Zinnemann)
Recensione: Adattamento cinematografico della piece teatrale di Robert Bolt che racconta il celeberrimo episodio di Enrico VIII che, vistosi negare il divorzio dal Papa, dà inizio alla Chiesa Anglicana. Il tutto attraverso gli occhi del cancelliere Thomas More che, oltre ad essere integerrimo, immensamente saggio e abile oratore (da qui il titolo “Un uomo per tutte le stagioni”), è anche un cattolico convintissimo. Saldo sulla sua posizione contraria alla decisione del re, Thomas finirà col dare la vita a sostegno dei propri principi.
Robert Bolt ha adattato di persona lo script, come risultato il film conserva la staticità teatrale studiata per dare risalto ai lunghi dialoghi performati in maniera eccellente da un cast che rappresenta il meglio dell’epoca (Orson Welles, Paul Scofield, e il compianto John Hurt in versione ragazzino lentigginoso).


Segni Particolari: Una delle uniche 4 produzioni nella storia a vincere sia il Tony Award  per la miglior piece teatrale che l’Oscar come miglior film (le altre 3 sono Mayfair Lady, The Sound of Music e Amadeus), a dimostrazione che l’Hollywood dell’epoca era ancora strettamente legata al mondo del teatro e gli attori di grido, anch’essi provenienti da quel mondo, usavano quelle produzioni per passare dal palco allo schermo. Paul Scofield ha anche vinto entrambi i premi per il ruolo di Thomas More.


Altri candidati: Alfie con Michale Caine sembra aver dato del serio filo da torcere e d’altra parte trattasi di capolavoro più “a lunga conservazione”, come testimoniato dal remake con Jude Law e Sienna Miller del 2008.


Rivisto oggi:
I vini da invecchiamento scambiano ossigeno con l’ambiente esterno, questo invece, come tutti i film in costume ambientati in epoche remote (l’episodio di Enrico VIII risale al sedicesimo secolo), e’ un contenitore a tenuta stagna chiuso ermeticamente. Appena lo si riapre si viene assaliti da una vampata di “chiuso”. La scelta di non movimentare la versione su schermo (lo stesso Zinnemann lo ha definito il film più facile che abbia mai girato, grazie anche all’altissimo calibro degli artisti coinvolti) dà al film un tono arcaico, poco attraente.
Tuttavia il genere rimane attivo e ancora in grado di attrarre talenti, come dimostra la recente (2015) uscita di Mac Beth con Michael Fassbender e Marion Cotillard. In conclusione, un film girato 50 anni fa su un episodio avvenuto 500 anni fa, non necessariamente pane da millenials.