Oscar 2017: L’anno sabbatico di Lubezki – Ripercorrendo la sua carriera

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Non esiste un grande film senza una grande fotografia, ma cosa vuol dire grande fotografia? Vuol dire perfetta traduzione visiva dello script, luce e colore studiati per comunicare emozioni, tempi di ripresa cadenzati con il flusso della trama, conoscenza tecnica e anima d’artista. Tutto questo nelle mani dei direttori della fotografia, noti nell’industria anglosassone come cinematographers. Tra questi artisti ce n’è uno che da vent’anni stacca di kilometri la concorrenza, un talento visivo che richiama grandi del passato come Zsigmond e Storaro.

Per dare un’idea del calibro snoccioliamo qualche numero. Candidato a otto premi oscar come miglior direttore della fotografia, vincitore delle ultime tre statuette (mai nessuno prima di lui ne aveva vinte tre consecutive) con Gravity (Alfonso Cuarón, 2014), Birdman (or the unexpected virtue of Ignorance )(Alejandro G. Iñárritu, 2015) e The Revenant (Alejandro G. Iñárritu, 2016).
L’Usain Bolt della cinematografia Emmanuel “Chivo” Lubezki.

Nato a Città del Messico 53 anni fa, compare sulla mappa dei cinematographers hollywoodiani nel 1995 con il film La Piccola principessa che riceve un’inaspettata candidatura all’Oscar per la fotografia. La statuetta andrà a John Toll per Braveheart ma da quel momento tutti i più grandi registi supplicheranno Lubezki di illuminare i loro film come se dovessero convincere Robert De Niro a recitarvi. Il curriculum di Chivo annovera monumenti quali Tim Burton, che lo chiama per Sleepy Hollow subito dopo aver visto La Piccola Principessa, Michael Mann (Ali), i fratelli Coen (Burn After Reading) e Alejandro Iñárritu che gli ha fatto alzare due statuette. Ma tra tutti questi grandi nomi ce ne sono 2 in particolare che non solo hanno arricchito l’esperienza di Lubezki sul set, ma hanno un ruolo speciale nella sua vita.
Il primo è Alfonso Cuarón, amico d’infanzia nonchè compagno di banco alla scuola di cinema e sul set, dal lungometraggio d’esordio Uno per Tutte (1991) all’Oscar per la fotografia con Gravity (2013) passando per il capolavoro generazionale Y tu mamá también (2001) e altri successi.

Poi arriva Terrence Malick. Come lo stesso Lubezki afferma;

 “Lavorare con Terry ha cambiato la mia vita. Sono un genitore diverso, un marito diverso, un amico diverso. Vedo la natura in modo diverso da quando lavoro con Terry. Ho molto più rispetto per cose di cui prima non mi rendevo conto. Terry è uno dei più grandi maestri della mia vita.

Malick ha pienamente sviluppato l’innato talento di Lubezki per la ripresa del paesaggio naturale in stile cinéma vérité che dà a tutti i film illuminati da Chivo quel tono documentaristico che raggiungerà il proprio climax in The Revenant.
Ed è con due film, uno realizzato con l’amico ed uno con il maestro, che proviamo a raccontare il genio di Lubezki.

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