Space Force – Recensione della seconda stagione della serie Netflix

Space Force
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Space Force 2 si muove oltre rispetto alla prima stagione e pur ancora non conquistando, convince

Sette nuovi episodi per Space Force, la serie sci-fi comedy creata da Greg Daniels e Steve Carell, e che vede quest’ultimo (ovviamente) come protagonista. Gli episodi sono incentrati attorno alle vicende del personale di una base della Space Force, appunto; una divisione dell’esercito degli Stati Uniti dedita a strampalati esperimenti coinvolgenti l’esplorazione spaziale et similia.

Pur essendo un prodotto del creatore di The Office US e del protagonista della storica sit-com, questa nuova Space Force si appoggia molto poco sulla comicità cringe. Al contrario, vengono messe in scena situazioni comiche di stampo classico, dall’equivoco al nonsense con giusto una punta di black comedy. Una formula che però, nella prima stagione, non aveva convinto appieno.

Nella seconda, invece, la serie compie un bel passo avanti. Ancora non ci ritroviamo di fronte ad un prodotto rivoluzionario, né probabilmente ciò mai avverrà; ma con la seconda stagione Space Force serra i ranghi su un nucleo essenziale di personaggi, esplorandoli e facendoli crescere. Tra questi il protagonista, il generale Mark Naird (Carell), e un cast che comprende anche un sempre fantastico John Malkovich.

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L’intuizione buona: quella di lasciare più spazio a momenti commoventi e realistici di maturazione, inspessendo al contempo i legami tra i personaggi e rifiutando quindi il cinismo di The Office e di altre commedie contemporanee. Sembra paradossalmente questa, infatti, la caratteristica più convincente della serie, al di là di gag più o meno riuscite e di situazioni più o meno surreali.

Certo, questo non basta per porre Space Force più che appena un poco al di sopra delle altre serie comedy di oggi. Non si può dire che gli episodi brillino per originalità; e togliendo dal cast, oltre a Carell e Malkovich, anche Ben Schwartz e Jimmy Yang, sicuramente l’intera operazione fallirebbe. Poco essenziale invece il contributo della cara vecchia Lisa Kudrow, qui limitato ad un paio di scenette.

Insomma, Space Force “potrebbe ma non si impegna”. Le premesse per un buon prodotto, una sit-com leggera e di qualità per passare in allegria la serata, ci sono. Quello che manca sono un po’ le idee di scrittura, del resto difficili da trovare in un campo ormai saturo e che da anni non tradisce l’imprevedibilità di una Community o lo spessore comico di una Brooklyn 99. Vedremo cosa succederà in futuro.

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RECENSIONE
VOTO:
Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.
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