Uncharted, Recensione del film con Tom Holland e Mark Wahlberg

Dopo essere diventato una pietra miliare dell'esperienza videoludica, Uncharted è pronto ad avere successo anche al cinema, grazie al film con Tom Holland e Mark Wahlberg

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Mark Wahlberg e Tom Holland in una scena di Uncharted
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Uncharted sembrava essere destinato a diventare uno di quei film black-list, che a Hollywood difficilmente vedono la luce. Sono anni, infatti, che la settima arte cerca un modo di portare sul grande schermo le avventure realizzate da Naughty Dog, che hanno creato un vero e proprio immaginario.

Alla fine, però, Uncharted è stato realizzato e la nuova pellicola diretta da Ruben Fleischer è pronta a sbarcare in sala, con la tensione a creare un vero e proprio universo cinematografico che possa in qualche modo ereditare il lascito di Indiana Jones, a cui chiaramente aspira.

Uncharted, la trama

Nathan Drake (Tom Holland) è un ragazzo che vive a New York. Dopo essere stato costretto a separarsi dal fratello maggiore in “tenera” età, Nathan lavora come barista e arrotonda il suo stipendio con le sue abilità di ladro.

Un giorno sulla sua strada incontra Victor “Sully” Sullivan (Mark Wahlberg), un uomo misterioso che gli offre un lavoro e lo invita a partire con lui alla ricerca di un tesoro misterioso di cui Drake è ossessionato sin da quando era bambino.

Quando Sully gli confessa, inoltre, di essere un amico di suo fratello maggiore, Nathan Drake si lascia convincere a partire per un’avventura che metterà in discussione le sue convinzioni e un paio di leggi della fisica.

Uncharted: la Recensione

Un film per fan e neofiti

Uncharted è un universo narrativo così ben radicato nell’immaginario collettivo che una delle sfide principali era senz’altro quella di realizzare una pellicola che potesse sicuramente irretire altri spettatori (e potenziali giocatori) e dall’altro essere all’altezza delle aspettative dei fan di vecchia data.

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Il film diretto da Ruben Fleisher, consapevole di questa doppia ambizione, si pone esattamente al centro, sfruttando una storyline mai davvero approfondita del tutto.

In questo modo Uncharted si è mostrato abbastanza libero da poter “inventare” una narrazione piena di action, che chiede molto a livello di sospensione dell’incredulità, senza correre il rischio di snaturare le storie che i fan già conoscono a menadito.

Allo stesso tempo, però, per coloro che hanno passato ore su Uncharted, e che riconosceranno molti dettagli del quarto capitolo, il film con Tom Holland e Mark Wahlberg è così zeppo di easter eggs, camei e rimandi che anche i giocatori non potranno fare a meno di lasciarsi sedurre da questa corsa all’oro.

Uncharted è un film rumoroso, che punta non a creare chissà quale capolavoro della settima arte, ma soprattutto a divertire e a intrattenere e lo fa grazie a una sceneggiatura che, seppure non guizza di originalità e molto deve ad altre opere del passato, si mostra consapevole di sé, del proprio ritmo e di quello che, di base, lo spettatore medio si aspetta.

Con rimandi a un certo tipo di cinema – non solo il già citato Indiana Jones, ma anche, ad esempio, I Goonies Uncharted ha dalla sua anche la scelta di un cast che sembra perfetto, a dispetto della mancanza somiglianza fisionomica.

Tom Holland sembra ormai in grado di trasformare in oro tutto quello che tocca e la sua aria un po’ ingenua è perfetto per un film che sembra voler creare le radici del personaggi di Nathan Drake.

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Inoltre la chimica con Mark Wahlberg è palese e così naturale da rappresentare uno degli aspetti più riusciti del film: gli scambi tra Nathan e Sully sono, inoltre, le parti più divertenti del film.

Il problema dei villain

Nonostante sia un film estremamente godibile e divertente, Uncharted è lungi dall’essere un film perfetto. Forse il vero punto debole dell’intera operazione è ciò che sta accadendo a molti altri prodotti di questo preciso periodo storico: la mancanza di conflitto.

Uncharted non è un film che manca di villain e ci sono antagonisti veri e propri – su cui non ci dilunghiamo per paura di incorrere in qualche spoiler involontario – che cercano di mettere i bastoni tra le ruote ai protagonisti.

Il problema è che si tratta quasi sempre di personaggi a tratti macchiettistici, che sono così cattivi a un livello totale da risultare piatti, come la maschera teatrale di uno stato d’animo. Non sembrano personaggi veri e propri. Non hanno quella tridimensionalità necessaria a un cattivo per creare un conflitto che sia degno di questo nome.

Come è successo anche in altre pellicole di successo come Encanto, viene meno un cattivo vero e proprio, che possa dare una certa tridimensionalità al conflitto.

In sala dal 17 febbraio, Uncharted avrà comunque il modo di scalare le classifiche e raggiungere un’ampia fetta di pubblico e, forse, si potrà dare il via a un vero e proprio universo cinematografico.

RECENSIONE
Uncharted
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