Tyler, The Creator – Call Me If You Get Lost | RECENSIONE

Tyler, The Creator e la difficile definizione dell'identità dell'artista nel 2021

Tyler
Credits: Tyler, The Creator / YouTube
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Tyler si perde nel suo confuso universo

Call Me If You Get Lost, il titolo dell’ultimo album di Tyler, The Creator, sembra quasi un invito che il rapper rivolge a sé stesso. Il disco è strutturato come un’unica, lunga narrazione di un qualcuno di indefinito. Una specie di superstar multiforme (lo stesso Tyler) che si muove in un universo musicale confuso e più intricato che mai.

Le canzoni scivolano l’una dentro l’altra in una serie di schizzi, bozzetti di brani che sembrano seguire la formula sperimentata da JPEGMafia in All My Heroes Are Cornballs e da Vince Staples in FM! L’idea è quella dello stream of consiousness, lasciato scorrere con spontaneità e voluta indeterminatezza.

Ovviamente, anche se in apparenza il disco appare come una sorta di “sketchbook”, ad un ascolto più approfondito si nota come le basi siano accuratamente arrangiate e così gli skit, le citazioni e i ritmi. In generale, Tyler sembra fondere lo stile rap serrato, nichilista e cinico delle sue prime produzioni con le ultime trovate soul/R&B.

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Abbiamo quindi un miscuglio di musicalità essenziali, spente e grigie, affiancate ai suoni invece vivi e colorati corrispondenti ai momenti più neo-soul. Un caos completo nel quale Tyler Baudelaire, il nuovo alter-ego ironicamente narcisista del rapper, sembra muoversi come gettando spesso non più di un’occhiata e senza esprimere non più di qualche commento.

Perché non c’è tempo, questa è l’impressione: bisogna passare da una fase all’altra e in un’epoca come questa l’artista (specie uno come lui) non può nemmeno permettersi di alternare; deve essere più cose insieme. E l’espediente sembra quello di dipingersi addosso più strati possibili, come per rendere più evidente l’inconsistenza dell’individuo nascosto al di sotto.

La ricerca di un’identità costruita dall’insieme delle definizioni attribuite da altri pare essere il tema centrale; ed ecco perché la copertina è una sorta di tessera identificativa fittizia. Tyler si guarda con mille occhi e con mille occhi guarda gli altri. Le sfaccettature e gli stratificazioni nell’album sono perciò così tante da rendere impossibile, al primo ascolto, un giudizio finale.

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Certamente aiuta la presenza di molti ospiti di riguardo, come Pharrell, Lil Uzi Vert, Lil Wayne e Ty Dolla $ign. I brani più felicemente riusciti sono anche quelli più complicati: il super-medley ultra-fantasioso Sweet / I Thought You Wanted to Dance, e il ricordo/confessione di Wilshire. In conclusione, un disco difficile, da risentire e da capire.

Tyler, The Creator – Call Me If You Get Lost / Anno di pubblicazione: 2021 / Genere: Rap
RECENSIONE
VOTO:
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.