Borat: Seguito di Film, Recensione del sequel con Sacha Baron Cohen

Il giornalista Borat è tornato e stavolta la sua missione è quella di... salvare gli Stati Uniti

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Sacha Baron Cohen torna a indossare i panni del giornalista Borat

Ha un che di miracoloso l’arrivo, su Amazon Prime Video, della pellicola Borat: Seguito di Film, un film girato in piena pandemia, in segreto, con l’intento di arrivare agli spettatori prima delle elezioni presidenziali.

A distanza di 14 anni dal primo Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan Sacha Baron Cohen torna a indossare i panni del giornalista kazako Borat Sagdiyev.

Sebbene in passato avesse detto che sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, tornare dietro la maschera di Borat, l’attore ha costruito intorno a sé un nuovo racconto, pieno di idee bigotte e politicamente scorrette.

Borat 2, la Trama: una nuova missione

Borat: Seguito di Film si apre con una contestualizzazione: la voce del giornalista guida lo spettatore lungo gli eventi degli ultimi anni che hanno caratterizzato la sua vita.

Soprattutto, però, Borat pone l’accento su quello che è accaduto nel mondo. Del modo in cui gli Stati Uniti siano stati devastati dall’arrivo di un pessimo presidente (Obama) alla salvezza portata da McDonald Trump.

Ed è proprio questa “successione al trono” che porta di nuovo Borat sulla cresta dell’onda: ora che il Kazakistan è di nuovo lo zimbello di tutti e le esportazioni non funzionano più, il presidente vuole attirare l’attenzione del presidente degli USA ed entrare nel circolo dei suoi amici più stretti, come Putin o Kim Jong-un.

Per questo a Borat viene chiesto di tornare negli Stati Uniti e portare con sé un dono che dovrà consegnare a Michael Pence, vicepresidente dell’era Trump.

Borat 2, la Recensione

Un film necessario

Se si cerca la voce Parodìa nel dizionario Treccani si legge: Travestimento burlesco di un’opera, a scopo satirico, umoristico o anche critico.

Una frase che ben si sposa con il processo messo in atto da Sacha Baron Cohen nello scrivere e interpretare il secondo capitolo delle avventure di Borat.

Il film quasi trabocca di situazioni al limite del sopportabile – un plauso alla spiegazione dietro il motivo per cui il giornalista deve fare a meno del suo produttore. Il politicamente scorretto smette di essere uno stile narrativo e diventa invece una lama affilatissima.

Sacha Baron Cohen ha scelto di cavalcare l’ondata di odio e violenza che ha preso possesso degli Stati Uniti: ha divorato un certo tipo di America e lo ha risputato nella sua versione più ripugnante.

Dietro le molte scene contro zingari o contro l’idea del potere in una donna, Borat diventa in qualche modo il simbolo di un paese – e, più in generale, di un mondo – che deve cambiare.

Il film si prende violentemente gioco dei cliché dei fanatici di destra, che hanno fatto dell’odio la propria missione. E Sacha Baron Cohen si mostra crudele nei loro riguardi, mostrando un Borat ancora più ferocemente retrogrado di quanto già non fosse.

Questo fa sì che Borat: Seguito di Film sia non solo un film estremamente divertente, ma anche necessario. Soprattutto per un governo, come quello degli Stati Uniti, che va incontro alla possibilità di cambiamento.

Sullo schermo l’attore protagonista mostra tutto quello che gli Stati Uniti si dovrebbero vergognare di essere diventati: e lo fa con lo slancio parodistico e crudele di chi non teme nulla, nemmeno una querela.

Borat e Sacha Baron Cohen: un’unica voce

Un altro aspetto molto interessante del film di Jason Woliner è la sua capacità di utilizzare quasi un linguaggio metacinematografico, una mise en abyme che lega indissolubilmente Borat al suo interprete.

Perché una delle difficoltà maggiori nella realizzazione di questo film era la fama raggiunta da Sacha Baron Cohen: un ostacolo da dover abbattere per non far decadere il meccanismo del film, che si basa sull’impossibilità dell’Altro di riconoscerlo nel momento delle interviste.

Allo stesso modo Borat deve in qualche modo camuffare se stesso, allontanare se stesso da coloro che lo riconoscono per la prima, fallimentare missione.

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Sacha Baron Cohen e Borat utilizzano, allo stesso modo, il camuffamento

Sacha Baron Cohen e Borat si camuffano, si nascondono dietro tute di pelli e parrucche posticce. E così facendo perdono entrambi la loro individualità, diventando una sorta di creatura ibrida, un unicum che riesce a parlare ad un pubblico decisamente vasto.

Cohen utilizza il suo personaggio – così come ha sempre fatto con gli altri alter ego con cui ha realizzato le interviste più assurde – come uno strumento, una sorta di armatura narrativa che gli permette di guardare in faccia l’America e cercare di farla riflettere.

E lo fa non utilizzando gli abiti scomodi di qualcuno chiamato ad educare e a istruire; al contrario utilizza la farsa e il grottesco, la dimensione più bizzarra che si possa immaginare per deformare i lineamenti di un paese altrettanto grottesco.

“Una risata può essere una cosa molto potente”

Invece di salire in cattedra e professare una chiamata alle armi, Sacha Baron Cohen sceglie di rendere Borat: Seguito di Film un teatro dell’assurdo e fa ridere gli americani dei loro stessi difetti, dei mostri che si portano sulle spalle.

L’interprete usa la risata come un’arma, come un ponte tra il passato e il futuro. Perché una cosa è certa: Borat 2 è una pellicola in cui si ride molto. In cui si ride del male, dell’odio, della violenza.

In qualche modo è proprio la risata a mostrare il volto debole di una fazione politica che non ha nulla da offrire se non un certo tipo di terrorismo psicologico basato sull’odio. Cohen ride della paura stessa e così facendo, in qualche modo, la disarma.

Borat 2, perché vederlo

Potrebbe esistere un pregiudizio intorno a un film come Borat 2: chi non conosce il lavoro di Cohen si potrebbe far trarre in inganno dalle locandine demenziali del film e relegarlo alla sfera di film volgari e goliardici che non hanno nulla da dire.

In realtà Borat: Seguito di Film è un racconto pieno di intuizioni geniali e di un coraggio narrativo che passa proprio attraverso l’utilizzo di ciò che è sbagliato, volgare, deplorevole.

Il secondo capitolo incentrato sul famoso giornalista kazako riesce ad alzare l’asticella di quanto mostrato nel primo film di Borat: scorretto e feroce, Borat 2 è una pellicola che funziona per la sua intelligenza. Perché mentre vi spinge alle lacrime per le risate, vi apre un solco nella coscienza.

Borat: Seguito di Film, il Cast

  • Sacha Baron Cohen, Borat
  • Maria Bakalova, Tutar
  • Dani Popescu, Nazarbayevdx
  • Manuel Vieru, Dr. Yamak

Il trailer

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