Giorgia Meloni si scaglia contro Imagine: “Inno all’omologazione”

Dal marxismo all'omologazione mondialista come vogliono le multinazionali. Non c'è pace per Imagine di John Lennon.

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Giorgia Meloni durante un'intervista rilasciata a Nemo. Fonte: YouTube

Non bastava Susanna Ceccardi, candidata toscana della Lega, a scagliarsi contro Imagine di John Lennon. A darle man forte ci ha pensato anche Giorgia Meloni, presidentessa di Fratelli d’Italia, che ha definito il brano di John Lennon come un inno mondialista.

Intervistata da Luca Telese a Otto e Mezzo, programma di approfondimento politico di La 7, Giorgia Meloni ha detto la sua su questo brano che, da quanto sembra, sta ricevendo forti critiche da una certa ala politica. E se la Ceccardi aveva accusato Imagine di essere una canzone marxista, ecco la Meloni dire la sua. E volendo, anche contraddicendo la sua collega.

“Beh non è una canzone il cui testo mi appassiona. Dice che non ci siano le religioni, che non ci siano le nazioni, che non ci siano… Cioè, l’inno dell’omologazione mondialista! Io francamente sto da un’altra parte. Per me l’identità è un valore. Poi è una bellissima canzone. Se uno non capisse l’inglese, non sentisse il testo, la canzone è fantastica (…). L’identità è quello che siamo, senza identità noi siamo degli ottimi consumatori per le multinazionali”

Insomma, non una canzone marxista ma una canzone che spinge all’omologazione per le multinazionali. Una dichiarazione che esclude l’altra, in altre parole, fatte da due partiti di colazione, o presunta tale. Senza andare ad infognarsi in queste contraddizioni, è interessante analizzare una parte ben precisa di quanto dichiarato da Giorgia Meloni.

Nello specifico, la parte in cui afferma che la canzone è bella finché chi la ascolta non conosce l’inglese o legge il testo tradotto. Ignorante e felice, per usare un eufemismo non edulcorato. Ma tant’è. A ciascuno il suo. Noi preferiamo tenerci Imagine così com’è stata pensata, concepita, scritta e suonata da John Lennon. Che si starà rivoltando nella tomba un’altra volta.

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