Frankenstein Junior, duando il Doppiaggio italiano è meglio dell’orginale

L’arte del doppiaggio è sicuramente una tecnica complessa, spesso difficile da rendere con la stessa fedeltà della versione originale. Ma questo non vuol dire che non ci siano delle meravigliose eccezioni...

Frankentein Junior
Una scena da Frankenstein Junior.

“Lupu ululà, castellu… ululì”Frankenstein Junior

Quante volte, consigliando una serie tv o un film ad un amico, ci è sfuggita la frase: “No ma mi raccomando: guardalo nella versione originale, che è molto meglio!”. Tutti, almeno una volta, avendo visto una pellicola nella sua prima versione, abbiamo infatti criticato il filmato doppiato, dicendone di ogni.

Che la traduzione, ad esempio, fosse spesso sbagliata, troppo differente dalle parole originali. O che le voci sovrascritte fossero finte e togliessero, così, la magia dell’immedesimazione. O, ancora, che la recitazione degli attori fosse semplicemente migliore di quella dei doppiatori.

D’altronde, si sa, doppiare una voce, cercando di riprodurne la medesima intensità, la stessa valenza espressiva, non è sicuramente un lavoro facile. Bisogna riuscire a rispettare il labiale degli attori, la loro cadenza, senza ovviamente dimenticare la traduzione dell’azione, che deve rimanere fedele e permettere allo spettatore di comprendere a pieno il senso stesso del film.

Qualcuno dice, ad esempio, che una delle cose più difficili, nel produrre una commedia, sia renderla disponibile nei vari paesi: il rischio è quello che, mediante il doppiaggio nelle diverse lingue, si perdano i giochi di parole o il significato di qualche battuta.

Ciò rischia ovviamente di nuocere all’ilarità stessa della pellicola. Ma, come sempre, esistono delle eccezioni. Film o serie tv in cui, la voce e la recitazione del doppiatore, ha superato perfino l’interpretazione o il copione originale, trasportando l’opera su un altro livello.

È questo il caso dell’esilerante parodia di Mel Brooks: Frankenstein Junior (stasera alle 21:35 su Canale 9) in cui il genio di Mario Maldesi è riuscito a stravolgere la comicità dell’originale, fissando per sempre questa commedia tra i cult dei nostri tempi.

Marty Feldman è Igor (o Aigor) in Frankenstein Junior

Frankenstein Junior: i problemi della traduzione

Frankenstein Junior (Young Frankenstein) è un film parodia del 1974, nato da un’idea di Gene Wilder (interprete, nella pellicola, del dott. Frederick von Frankenstein) e del regista statunitense Mel Brooks. Di carattere leggermente camp, l’opera ha rapidamente raggiunto un grandissimo successo (nel mondo anglofono), venendo classificata tra le migliori commedie di sempre.

Eppure, sfortunatamente, in molti altri Paesi non ha raggiunto il medesimo successo. Fatta eccezione per l’Italia. Se, infatti, nel resto d’Europa Frankenstein Junior è stato accolto in sordina, nel Bel Paese ha da subito sfondato, diventando senza ombra di dubbio un vero e proprio cult. Ma come mai da noi ha avuto una tale influenza e altrove, invece, no?

Questo è sicuramente difficile da stabilire con certezza. Ma, probabilmente, la causa può essere ricercata nei possibili problemi di traduzione della pellicola, che, all’estero, non è riuscita a divertire quanto nel paese di origine. E perché in Italia invece sì?

Il merito di ciò è sicuramente da attribuire al genio di Mario Maldesi (alias Mario Cidda), direttore del doppiaggio e dialoghista di grandissimo successo. Maldesi decise di apportare, in fase di doppiaggio, una serie di modifiche sulla sceneggiatura, che si rivelarono poi particolarmente funzionali.

Inizialmente la traduzione era stata infatti affidata a Roberto De Leonardis, esperto nel settore. Tuttavia, quando restituì un’opera troppo letterale, si capì che il film rischiava di perdere la sua forte vena comica. Maldesi, che aveva visto il film in America e ne aveva capite le potenzialità parodistiche, scelse allora di apportare all’ultimo una serie di modifiche, che salvarono l’ilarità della pellicola. Consacrando per sempre la meraviglia di Frankenstein Junior al pubblico italiano.

Una gag storica

Maldesi curò le gag comiche del film, evitando che nella traduzione italiana si perdesse la creatività originale di Mel Brooks. L’esempio più evidente di un tale intervento è sicuramente l’episodio di “Lupulà e Castellulì”, il divertente scambio di battute tra Igor e il dott. Frankenstein, lungo il sentiero per arrivare al castello.

Il film si apre infatti con la storia del dottor Frederick von Frankenstein, nipote del più celebre Victor, l’artefice del primo esperimento fantascientifico per portare un corpo alla vita. Frederick, brillante professore universitario, si trova inizialmente in forte conflitto con le teorie del nonno, che considera assurde.

Quando, tuttavia, questo viene a mancare decide di recarsi in Transilvania, nell’abitazione che gli apparteneva. Lì si persuaderà della possibilità di poter creare la vita, dando luce a sua volta ad una Creatura. Ne conseguiranno una serie di peripezie, che Frederick riuscirà a risolvere grazie all’aiuto di due simpatici compagni, Igor e Inga.

La brillante gag tra Frederick (Gene Wilder), Inga (Teri Garr) e Igor (Marty Feldman)

Lupulà e Castellulì

La versione originale della scena, in inglese, si presentava abbastanza diversa. Inga, spaventata dai lupi, affermava infatti:«Werewolf», inteso come “Erano lupo”. Ma il suo accento, chiaramente straniero, fa invece travisare la parola al dott. Frankenstein, che capisce Werewolves: licantropi.

Così alla sua domanda incredula «Werewolves??», Igor risponde «There» – pensando che il professore stia giocando sull’assonanza tra Werewolves e where wolves?. Frederick chiede allora «What?» e Igor ribatte. «There Wolves! There Castle!».

La traduzione letterale di questo scambio di battute non avrebbe reso, nella versione italiana, il medesimo senso dell’azione, perdendo il gioco di parole iniziale. E proprio per questo Maldesi ha sostituito la gag con le celebri battute:

Inga: «Lupo ulula»

Frederick: «Lupulà??»

Igor: «Là!»

Frederick: «Cosa? »

Igor: «Lupu… ululà e Castellu… ululì!»

Frederick: «Ma come diavolo parli?»

Igor: «È lei che ha cominciato. »

Frederick: «No, non è vero! »

Igor: «Non insisto, è lei il padrone!»

Un divertente gioco sulle parole «Là!» e «Lì!», che sostituisce gli originali «Where/were» e «There». Superando, nella versione tradotta, addirittura il genio dell’originale.

La versione originale della scena

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