Le 10 (+ 1) migliori interpretazioni della carriera di Johnny Depp

Johnny Depp è uno degli attori più amati al mondo. Per questo motivo abbiamo deciso di raccogliere e mettere in ordine le sue migliori interpretazioni.

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Johnny Depp è un attore che difficilmente ha bisogno di presentazioni: da più di trent’anni la sua arte istrionica riempie film e cartelloni festivalieri, con una carriera che ha conosciuto molti alti e qualche basso. La sua carriera, iniziata con il primo capitolo della saga di Nightmare, lo ha spesso portato ad essere considerato uno dei migliori attori della sua generazione, mentre alcune scelte degli ultimi anni hanno spinto molti a dubitare delle sue capacità. Soprattutto alla luce del recente scandalo che lo ha visto contrapposto all’ex moglie Amber Heard, che il divo e sex symbol ha denunciato per diffamazione dopo le accuse di abusi. Licenziato dalla Disney e dal franchise di Pirati dei Caraibi, Johnny Depp ha però ripreso in mano la sua carriera, tornando ad avvicinarsi ai vertici a cui aveva abituato il suo pubblico.

Le migliori interpretazioni di Johnny Depp: I criteri

Con una filmografia che contiene più di novanta titoli e un’arte recitativa che ha fatto della varietà il proprio marchio di fabbrica, il criterio principale nel redigere questa classifica è stata quella di restituire uno spettro quanto più completo della carriera di Johnny Depp.

Per questo si è scelto di non inserire una pellicola come Il Mistero di Sleepy Hollow, in cui il divo statunitense si mette di nuovo al servizio di Tim Burton: non tanto perché la sua interpretazione fatta di sorprese e dubbi improvvisi non sia degna di nota, ma perché si troveranno titoli con la stessa vena gotica ed eccentrica, che fece la fortuna della prima era burtoniana. Johnny Depp ha la reputazione di essere un attore capace di dare il meglio di sé nei ruoli gotici e quasi vittoriani: quello che abbiamo provato a dimostrare è che Johnny Depp è un grande attore anche al di fuori della sua comfort zone. Fatta questa necessaria premessa è ora di mollare gli ormeggi e cominciare.

10° Black Mass, Scott Cooper, 2015

Black Mass, Johnny Depp

Johnny Depp interpreta James “Whitey” Bulger, criminale operante a Boston negli anni’70. Per questa parte l’attore ha dovuto subire una trasformazione fisica che va il ben oltre indossare una maschera di trucco come spesso gli è capitato in carriera. Infatti Depp è dovuto ingrassare moltissimo per riuscire a rendere giustizia a pieno al personaggio di Bulger. Il regista punta in maniera quasi ossessiva sul proprio protagonista ed in particolar modo sullo sguardo. Gli occhi di Depp, azzurrissimi, sono il fulcro della performance attoriale. Whithey comunica attraverso lo sguardo e l’attore è perfetto nel rimandare allo spettatore ogni emozione ed ogni sentimento del criminale.

Bulger è si un delinquente ma è anche un personaggio estremamente introspettivo, abbastanza fuori da quello che sono stati i canoni della carriera di Depp che, memore di una serie di interpretazioni fumettistiche ed estremamente sopra le righe, avrebbe potuto faticare ad mettersi nei panni di un uomo così concreto. Eppure Depp non trova il minimo problema: è perfetto in ogni scena ed in ogni sequenza, tiene sulle spalle un film che risulta essere nel complesso un’opera invero mediocre ma che balza ben oltre la sufficienza grazie all’ottimo lavoro del suo protagonista. Johnny Depp è concreto nel suo camaleontismo, dando forza e peso anche a performance che vanno decisamente al di là di quello che è l’idea generale che il mondo cinematografico si è fatto di lui.

Secret Window, David Koepp, 2004

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In questo film, tratto da un racconto di Stephen King, il Nostro interpreta Mort Rainey, uno scrittore che non trova più ispirazione e che viene perseguitato da un uomo che lo accusa di avergli rubato un romanzo.

Depp in questa performance dà prova di tutte le sue capacità attoriali, mischiando perfettamente le due anime del personaggio. Nella prima parte del film, infatti, Mort è indifeso, impaurito e fragile; cosa perfettamente rimandata allo spettatore attraverso l’espressività del linguaggio del corpo, vero marchio di fabbrica dell’attore di Owensboro.

Quando il lungometraggio arriva al suo plot twist finale, quando Mort si rivela per quello che è veramente, il totale cambiamento di approccio di Depp diviene l’arma vincente del film. Modifica voce, postura e approccio per imitare un altro personaggio in maniera estremamente credibile, fluida, entrando appieno nell’animo di un serial killer spietato e fuori di testa.

La capacità di trasformare totalmente la sua performance recitativa tra le due anime di Mort diventa il cuore del film: un viaggio all’interno di una mente disturbata.

8° Nemico Pubblico, Michael Mann, 2009

Johnny Depp, Nemico Pubblico

John Dillinger, rapinatore gentiluomo, interpretato da Johnny Depp in questo film ha caratteristiche umane in grado di esaltare le capacità attoriali del Nostro. Mann costruisce un intera sceneggiatura e scrive l’intero soggetto plasmandolo sulle capacità del suo attore che viene coccolato e lasciato libero di dare la sua personale interpretazione di Dillinger. Il risultato è un lungometraggio godibile, frizzate e di altissimo livello. Il sorriso sbruffone di Depp è perfettamente compatibile con la personalità di un rapinatore di banche, fascinoso ed anche estremamente gentile nel suo modo di delinquere.

La personalità variegata e a tratti criptica di Dillinger viene esaltata dalla mimica di Depp che prova a nascondere dietro allo sguardo sicuro i pensieri e le preoccupazioni di uomo in costante fuga. L’incontro che avviene poi con Marion Cotillard crea una combinazione esplosiva. La bellezza magnetica dell’attrice francese cattura Depp che a sua volta tiene incollati gli spettatori agli schermi. La passione bruciante che attraversa quelle due anime connesse è il vero fil rouge sul quale l’intera vicenda si muove e questo è perfettamente visibile in ogni singolo fotogramma nel quale Dillinger osserva la sua amata in ogni singolo frame nei quali i due si trovano insieme in scena.

In ogni momento, solo attraverso gli occhi del protagonista, riusciamo a  capire se è un momento in cui sta fuggendo, sta rapinando o sta amando. Una terna di emozioni che amalgamate sapientemente creano uno dei personaggi di carattere realistico meglio riusciti della carriera di Depp.

Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street, Tim Burton, 2007

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Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street è l’ennesima collaborazione tra Johnny Depp e il suo regista feticcio, Tim Burton. Stavolta il genio di Burbank scava nella tradizione letteraria londinese, pescando la figura spaventosa di un assassino protagonista dei Penny Dreadful, quei romanzi d’appendice fatti per spaventare e insieme saziare il voyeurismo di lettori e spettatori che anelano al macabro. Ma, in realtà, la vera fonte d’ispirazione di Tim Burton è il musical omonimo firmato da Stephen Sondheim, in cui un folle e squallido assassino viene trasformato in una nuova versione dell’Edmond Dantes de Il Conte di Montecristo.

Johnny Depp interpreta dunque Benjamin Barker, un onesto barbiere sposato e con una bambina che viene arrestato e deportato solo per permettere al lussurioso giudice Turpin (Alan Rickman) di prendersi con la forza la moglie. Anni dopo, nel porto di Londra, come un novello Nosferatu, arriva Sweeney Todd, “l’uomo che avrà la sua vendetta”, come recita la tagline della pellicola.

Lo Sweeney Todd di Johnny Depp – per cui l’attore venne candidato anche ai Premi Oscar – è uno spettro che porta con sé omaggi al cinema horror degli anni ’30 e, in qualche modo, può essere visto come la versione oscura di Edward Scissorhands: entrambi si esprimono attraverso le lame, entrambi vengono strappati dalla loro quotidianità. Johnny Depp rende allora i suoi lineamenti più luciferini possibile, con le espressioni frustrate di chi non riesce ad ottenere la propria vendetta. La sua interpretazione, oltretutto, si arricchisce dei brani cantati in questo musical dalle tinte macabre.

A cura di Erika Pomella

Benny & Joon, Jeremiah S. Chechik, 1993

Benny & Joon

Joon Pearl (Mary Stuart Masterson) è una ragazza con una leggera malattia mentale che costringe il fratello maggiore, Benny (Aidan Queen) a prendersi cura di lei, il che naturalmente complica la sua vita privata e la sua possibilità di innamorarsi e avere una famiglia. Un giorno Benny ottiene, come “vincita” di una partita a carte, il giovane Sam (Johnny Depp), un ragazzo silenzioso ma divertente, che sembra abitare lo stesso mondo in cui Joon ogni tanto si rifugia. Benny & Joon è dunque una storia d’amore, ma ancora una volta – come farà spesso nel corso della sua carriera – Johnny Depp sceglie progetti in cui a farla da padrone è la celebrazione della diversità, di tutto ciò che è sopra le righe.

Joon e Sam sono personaggi che nella realtà difficilmente troverebbero il proprio lieto fine e il proprio modo di esprimere la particolarità delle loro anime: ma in questa pellicola del 1993 diventano invece eroi simili a quelli cantati da David Bowie e che Johnny Depp ha omaggiato con la sua band, i The Hollywood Vampires. In Benny & Joon, Johnny Depp torna a sperimentare una recitazione che passa soprattutto attraverso la fisicità, più che con i dialoghi e le parole. Sam è un personaggio che eredita le movenze e, dunque, l’arte istrionica del mimo. Una delle parti più cult del film, dopotutto, rimane quella in cui Sam/Johnny Depp ripropone e insieme omaggia uno degli sketch più famosi di Charlie Chaplin, attore a cui chiaramente si ispira per il personaggio di Sam.

A cura di Erika Pomella