Il Priorato dell’Albero delle Arance, recensione in anteprima del fantasy di Samantha Shannon

Esce il 26 Novembre il romanzo di Samantha Shannon edito da Oscar Vault che fa rivivere gli stilemi dell'Epic Fantasy

Il priorato dell'albero delle arance recensione
copertina de Il priorato dell'Albero delle arance

Uscirà il prossimo 26 Novembre Il Priorato dell’Albero delle Arance, romanzo epic fantasy firmato da Samantha Shannon ed edito da Oscar Vault, che abbiamo avuto il piacere di leggere in anteprima.

Si tratta di un romanzo di circa 800 pagine che si sposa alla perfezione con il recupero che la casa editrice di Mondadori sta facendo di grandi titoli legato al mondo del fantastico, come aveva già fatto con la saga di Nevernight di Jay Kristoff, autore che avevamo intervistato.

Il Priorato dell’Albero delle Arance, la trama

Il libro di Samantha Shannon colpisce immediatamente per la ricchezza di una trama profondamente intrecciata, guidata dal punto di vista in terza persona di quattro personaggi che si trovano in punti diversi di un mondo fantastico inventato dall’autrice partendo da luoghi e culture realmente esistenti.

Nel Reginato di Inys, Sabran siede sul trono, forte della consapevolezza del pubblico che finché un erede della Casata di Berethnet siede sullo scranno del potere, il Senza Nome – entità malvagia e gigantesca – potrebbe risorgere dal sonno in cui era stato spedito mille anni fa. Sarebbe dunque compito di Sabran prendere marito e assicurare il proseguimento della discendenza, ma la regina sembra troppo innamorata della sua stessa indipendenza per scendere a più miti consigli.

Su di lei veglia Ead, una ragazza che sembra non avere nulla a che fare con il mondo di corte che si muove intorno alla regina: Ead, infatti, è stata mandata a Inys per prendersi cura della donna sotto ordine della Priora di un posto misterioso chiamato Priorato dell’Albero delle Arance. Ead è testimone degli attacchi che mirano a togliere di mezzo Sabran, mentre arrivano notizie riguardo i generali del Senza Nome che sono già tornati a seminare il panico.

In Oriente, intanto, Tané si sta preparando agli esami per diventare un Cavaliere dei Draghi: il suo sogno, però, viene messo in discussione quando sulla riva del suo paese incontra uno straniero. Per non essere costretta a denunciare l’arrivo di un forestiero che potrebbe essere portatore di una forma particolare di peste, la ragazza trova un modo di affidarlo a Niclays, vecchio alchimista in esilio che è ancora ossessionato dalla ricerca del segreto per la vita immortale.

Ben presto tutti questi personaggi, dispersi lungo una geografia ricca e precisa, che include anche un Abisso da cui il male potrebbe facilmente riemergere, si troveranno invischiati in una trama che chiederà ad ognuno di loro un sacrificio e una scelta decisiva per il bene del mondo.

Un Epic Fantasy quasi post-moderno

A voler fare un paragone alquanto azzardato, si potrebbe dire che Il Priorato dell’Albero delle Arance è stato, per l’epic fantasy, quello che La La Land è stato, al cinema, per il genere musical.

Se la storia di Sebastian e Mia firmata da Damien Chazelle recuperava gli stilemi classici del genere musical e del jazz per farli vivere secondo una nuova ottica, così Samantha Shannon recupera gli archetipi di un genere fortemente regolarizzato e li veste di un’aurea completamente nuova.

La cosa interessante è che l’autrice non si preoccupa minimamente di nascondere gli stereotipi del genere su cui sta scrivendo, ma li lascia in bella mostra, di modo che anche il lettore più disattento possa riconscere gli elementi che caratterizzano l’Epic o High Fantasy.

Ne Il Priorato dell’Albero delle Arance, infatti, troviamo tutto ciò che più di tutti rende riconoscibile questo sottogenere del Fantasy. Dalla presenza di un mondo che, visivamente, sembra una versione romanticizzata del medioevo delle pagine dei libri di storia, alla presenza della magia, che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama e nella risoluzione dei problemi. Infine non manca la divisione del mondo in una realtà precisa, ma completamente inventata. Questi sono tutti elementi che si trovano anche nel maggior esponente di questo genere e che, naturalmente, è Il Signore degli Anelli, l’opera di J.R.R. Tolkien a cui la Shannon rimanda maggiormente all’interno del suo romanzo.

Il Priorato dell’Albero delle Arance: l’innovazione nei personaggi

Eppure, nonostante questa profonda aderenza a stilemi tradizionali, Il Priorato dell’Albero delle Arance si presenta come una lettura fresca e profondamente originale. Non tanto per il sistema religioso – che in alcuni punti è molto vicino a quello descritto da George Martin in Game of Thrones – ma soprattutto per i personaggi messi in gioco.

Ci troviamo infatti davanti a un mondo dove non solo i ruoli risolutivi vengono affidati a personaggi femminili – e il fantasy è, notoriamente, un genere di appartenenza maschile – ma anche per la grande importanza data a tematiche legate al mondo LGBT, che rappresenta davvero una grande svolta.

Nel suo voler realizzare un retelling della storia di San Giorgio e il Drago, l’autrice regala ai suoi lettori una storia dove il lato femminile è quello più sfruttato, e dove soprattutto i personaggi non vengono rappresentati come eroi ignari, quanto piuttosto come burattini che devono accontentarsi di reagire agli sgambetti del destino.

Manca quasi del tutto l’idea del Prescelto, questa entità quasi mistica sulle cui spalle si poggiavano tutte le speranze del mondo: ci troviamo davanti invece a un gruppo di giovani protagonisti che devono inventarsi soluzioni e che spesso devono ricominciare la propria vita a seguito di decisioni sbagliate.

Siamo dunque davanti ad un romanzo fantasy che, pur con qualche difetto rappresentato soprattutto dalla velocità inerente il finale, cattura immediatamente la fantasia e la curiosità dei lettori, grazie anche ad uno stile di scrittura fresco e fluido.

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