Edward Norton spiega il perché del Flop commerciale di Fight Club

Edward Norton

Rancori che vanno avanti dall’ormai lontano 1999. All’attore e regista di Motherless Brooklyn, film che non sta riscuotendo il successo sperato, Edward Norton, non è andato ancora giù il flop che fece al botteghino un film divenuto cult solo nel tempo. Stiamo parlando ovviamente di Fight Club, film diretto da David Fincher e tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk.

Nonostante la presentazione in quel del festival di Venezia e un’accoglienza a dir poco positiva da parte della critica, Fight Club non riuscì a sbancare il lunario. A fronte di una spesa di 63 milioni di dollari, ne incassò poco più della metà, 37. Una cifra irrisoria rispetto a quanto in realtà meritasse realmente, osservando come nel tempo è diventato quasi un fenomeno di costume che va ben oltre il film.

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Il problema, a detta di Edward Norton si trova tutto nella scelta da parte dei distributori nel non voler calcare la mano sul messaggio anti-sistema legato al film. Piuttosto, come spiega l’attore protagonista di Fight Club insieme a Brad Pitt, si è voluto vendere come se fosse un film divertente o quasi.

“Credo che ci sia stata una certa riluttanza da parte di alcune persone che volevano vendere il film per quello che era realmente. E che quindi hanno scelto di calcare la mano sulla parte ‘divertente’ del film. Ovviamente questo gli si è ritorto contro”, afferma Edward Norton

Un’accusa che suona anche divertente per certi aspetti: un film anti-capitalista e anti-consumista che trova l’ostacolo proprio nel mercato industriale del cinema. Tuttavia, sebbene questo rancore ancora vivo e saldo nel cuore di Norton, rimane comunque soddisfatto di una vera e propria rinascita che il film ha ottenuto tempo dopo.

In altre parole, non era convito che Fight Club potesse diventare un manifesto generazionale. Una volta accortosi di quanto era realmente accaduto, divenendo un vero e proprio cult di altissimo spessore, un sorriso sembra aver segnato il suo volto. Meglio tardi che mai, in fin dei conti.

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