Ode a Bruce Springsteen, la voce sincera di un’umanità dimenticata

Dal video "Born to Run", credits: Vevo / Bruce Springsteen
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Cos’è il tempo di fronte all’immortalità? Perché di questo parliamo quando citiamo Bruce Springsteen.

Cresciuto nella piccola Freehold, New Jersey, città operaia divenuta poi nota come la dimora natale del Boss, Bruce Springsteen è un vero figlio della working class. Le sue radici affondano nelle stesse difficoltà che affliggono milioni di persone in tutto il globo.

Il padre, con cui Bruce ebbe un rapporto estremamente conflittuale, saltava da un impiego all’altro nel vano tentativo di raggiungere l’agognata stabilità economica; la madre faceva la segretaria in uno studio legale. Gli stenti quotidiani per le rate, l’incombenza, ogni fottuto mese, dell’affitto, si sono attaccati come un’ombra all’anima del Boss, inchiodandolo alla sua umanità.

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Non troverete al mondo un cantautore più amato di Bruce Springsteen ma, soprattutto, non troverete al mondo un’altra star che ami così tanto i proprio fan.

Basta farsi un giro fra la gente che affolla i suoi live per comprendere quanto questo legame sia profondo e inossidabile. Come, del resto, è sufficiente assistere ad un suo concerto per comprendere quanto egli si identifichi con il proprio “popolo”.

Springsteen è più di cantautore.

È un compagno di viaggio, un’ispirazione, una voce sopra le altre che racconta le storie di tutti noi. Non è un caso che uno dei momenti più attesi dei suoi concerti sia quello in cui ad alcuni fan è concesso salire sul palco per suonare, cantare o ballare con lui.

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Non fate l’errore di bollare tale rituale come una baracconata o, più semplicemente, come un’astuta tecnica di marketing: in quei momenti si nasconde tutte l’essenza del Boss, uno che a 70 anni ha ancora la forza di lasciarsi andare a 4 ore di live.

La scelta di Bruce nasce dall’assoluta consapevolezza di cosa significhi per l’uomo comune risparmiare per un biglietto, perdere una giornata di salario, magari sborsare per una babysitter. Ogni live del Boss, intriso di passione, ritmo, pathos, è un regalo, un omaggio a chi, nonostante tutto, decide di passare una nottata di musica con lui e la su E Street Band.

Lontano dal mito della star, del divo che diventa divinità, Bruce Sprigsteen è la voce di una classe sociale, di un’America silenziosa che vive, lotta, ama e muore nel silenzio.

È così che il suo palco assume un significato nuovo: non più un mero luogo in cui sfoggiare le luci della ribalta, non l’esibizione del proprio ego. Seguendo la narrazione del Boss, quello diventa il palco di tutti noi.

Un luogo dell’anima in cui condividere le nostre gioie sfrenate ed i dolori più inconfessabili, l’indignazione per un mondo che ci sputa in faccia o due passi di danza, mischiando un po’ le nostre vite, raccontandoci tramite la sua voce mai doma.

I primi 70 anni

Bruce Springsteen compie 70 anni e niente potrebbe sembrare più surreale per chi l’ha visto scatenarsi al Circo Massimo appena tre anni fa; ma forse è questo il destino di chi diventa un simbolo, dare la parvenza di non essere minimamente sfiorato dalla nostra caducità.

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Eppure il buon vecchio Bruce ci ha dato più volte l’occasione di entrare in contatto con la sua malcelata fragilità. La rottura con la famiglia, la separazione dalla E Street Band dal 1989 al 1999, il divorzio con la prima moglie, la lotta contro la depressione.

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Un uomo scisso, il poeta degli ultimi che scappa dal suo passato, nato per fuggire, dai suoi demoni, dalla commercializzazione, da se stesso, fino a perdere completamente le coordinate della propria identità.

Una guida senza bussola capace di ritrovare la strada, cantando e ingoiando merda. Forse è proprio per questo che Bruce Springsteen ha ottenuto il suo diritto all’immortalità.

Perché, anche nella peggiore delle situazioni, rappresenta la nostra versione migliore, quella che non molla, che picchia e graffia per riemergere, che decide, nonostante tutto, di caricarsi sulle spalle il peso di chi non riesce a stare in piedi.

È la voce sincera di un’umanità senza volto, quella che si mette in punta di piedi per sbirciare il mondo dal buco della serratura.

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