Game of Thrones: l’imbarazzante mistificazione mediatica delle opinioni

Game of Thrones si è concluso e presto potrete leggere quello che ne pensiamo. A poche ore dal termine però quello che risulta pazzesco è la mole di parole, titoli, recensioni, post su facebook, instagram, reddit e altri social che gli sono stati dedicati. Chissà quanto dovremo attendere perché un altro fenomeno televisivo ricrei un tale clamore. In questo HBO ha dimostrato di essere padrona assoluta del gioco, il Game of TV. Chissà invece che da oggi in poi la dimensione del blockbuster non sia mutata, che non abbia compiuto un altro gigante passo verso la propria crescita esponenziale. L’impressione è che il divario mediatico tra indie e blockbuster si stia allargando sempre più e solo col tempo potremo fare un’analisi sociologica sensata di ciò che sta rappresentando. IMDB parla chiaro: questa stagione, l’ultima, è stata odiata dal pubblico, o meglio è stata odiata dalla maggior parte di coloro che si sono presi la briga di recensire il prodotto sulla principale mediateca online di cinema e serie tv. La verità è che vista la portata mediatica di questo show rende inesplicabile qualsiasi valutazione. La critica è invece divisa: The Hollywood Reporter promuove ad esempio, mentre Variety stronca duramente l’ultimo episodio. Vi sottoporremo la nostra opinione al più presto, come detto, ma, un po’ in qualità di cinefili, un po’ in qualità di opinionisti o critici, o quale che sia l’etichetta che possiamo affibbiarci, siamo rimasti molto affascinati dal contorno, dal fenomeno GOT. E al suo interno vi abbiamo trovato anche deplorevoli situazioni come quello di cui andiamo a parlarvi.

Attenzione l’articolo può contenere parziali spoiler.

Molte delle opinioni dei protagonisti e addetti ai lavori di Game of Thrones sono state terribilmente mistificate nell’ottica di pilotare i pareri di chi ascoltava.

Molti di coloro che si sono scagliati contro la serie hanno fatto proprie e modificato alcune dichiarazioni perfettamente lecite e normali di George RR Martin, Kit Harington, Emilia Clarke e Sapochnik, regista di alcuni episodi della serie.

Si è detto, ad esempio, che Benioff e Weiss si siano permessi di paragonare The Long Night al Fosso di Helm, addirittura che sarebbe stato più epico.
Falso: Sapochnick, il regista dell’episodio e di molti bellissimi episodi della serie, e non i due showrunner, ha detto di aver guardato anche al Fosso di Helm per capire come girare una battaglia di oltre 40 minuti senza renderla noiosa.
Una differenza notevole che può verosimilmente alterare la reazione del pubblico. Da una parte abbiamo un umile regista che confessa di aver studiato la Mecca delle battaglie fantasy su schermo prima di girare la propria e dall’altro abbiamo due scrittori che avrebbero avuto l’ardire di elevare il proprio prodotto a migliore di quello di Jackson.

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Si è detto che Kit Harington abbia etichettato il finale di Game of Thrones come “deludente”.
Faziosamente incompleto: In un’intervista Harington scherza con una giornalista dato che non può assolutamente spoilerare niente sul finale. Così prima le dice che il finale è deludente ed un secondo dopo che invece è epico. Addirittura in una successiva intervista ha dichiarato circa i critici che valutano negativamente la serie che “possono fottersi”.
Anche qui la differenza è notevole e limitarsi a riportare che secondo Harington la valutazione è negativa è una grossissima e ingiustificabile forzatura per un attore che difende così strenuamente lo show che lo ha visto crescere.

Si è detto che ad Emilia Clarke non sia assolutamente piaciuto il finale perché in un’intervista si mette a ridere e scherza dicendo “best season ever”.
Falso: Emilia Clarke sicuramente parla con tono goliardico nell’intervista e come potrebbe fare altrimenti? Le viene chiesto cosa pensa, lei che interpreta il personaggio protagonista del più violento e insperato dei plot twist. Non può fare spoiler e così scherza sul fatto che il personaggio che ha amato e interpretato per 8 anni si rivela alla fine molto negativo. Non è stato dato altrettanto risalto però alle parole della Clarke nelle interviste successive alla messa in onda degli episodi. In una lunga intervista concessa ad Enterteinment Weekly si è detta sconvolta dall’evoluzione del suo personaggio così come è normale che sia per un personaggio buono che diventa malvagio ma ha anche aggiunto che “Quello che mi hanno insegnato alla scuola di recitazione è che il tuo personaggio ha ragione. Il tuo personaggio fa una scelta e deve andarti bene. Un attore non dovrebbe avere mai paura di mostrarsi brutto. Anche dentro noi stessi abbiamo lati più brutti. E dopo aver lavorato in questo show per 10 anni, è logico. Dove altro sarebbe potuta andare? Ho provato a immaginare come sarebbe essere il finire, sapevo che non sarebbe stata una cosa tipo ‘Ok, mettiamo i biscotti nel forno, mettiamoci seduti, passiamo dei bei momenti e sforniamo qualche bambino’. Non sarebbe mai andata così. Daenerys è una Targaryen.”
Ci risiamo dunque: le reali opinioni di un’attrice, un’interessante intervista (vi consigliamo di leggerla per intero) che approfondisce il difficile rapporto tra attore e personaggio, che spiega in maniera coinvolgente le dinamiche all’interno dello staff di uno show come Game of Thrones passa in secondo piano perché bisogna dare risalto ad una sciocca battuta malamente e forse volutamente fraintesa.

game ot thrones

Infine, ciliegina sulla torta, si è speculato anche sul padre della serie dichiarando che a George Martin non sia piaciuto il finale di Game of Thrones.
Falso, falsissimo: E qui si tocca davvero il fondo. Perché si è speculato su un’intervista addirittura precedente alla messa in onda degli episodi, nella cui medesima lo scrittore dichiara di non aver ancora visto niente, né di aver letto la sceneggiatura, ma di sapere solo a grandi linee cosa succederà. Martin, in questa intervista rilasciata a RollingStone, dichiara solo di essersi sentito triste quando si è accorto (diverse stagioni fa, stagioni acclamate da pubblico e critica) che la serie stava divergendo dal libro. Allo stesso tempo ammette di essersi trovato anche lui ad adattare un testo per una serie e che sa come funzionano certe cose, quindi è giusto così. Ammette anche le proprie colpe, dichiarando che se avesse finito prima i libri le cose sarebbero potute andare diversamente. Infine chiosa sulla propria malinconia circa la fine dello show e che avrebbe desiderato qualche stagione in più, ma capisce che tutti gli addetti ai lavori vogliano dedicarsi anche ad altri progetti, dagli attori agli showrunner.
Dunque nessuna valutazione sulla qualità del finale della serie ma una considerazione generale sulla fine di un progetto, che Martin paragona, fatte le dovute proporzioni, alla malinconia provata quando ha smesso di lavorare a The Twilight Zone e a Beauty and the Beast negli anni ’80.
Per tutti coloro che credono che Martin non si trovi d’accordo sul finale della serie è sufficiente leggere le sue parole: “The major points of the ending will be things I told them five or six years ago” (La maggior parte dei punti cardine del finale saranno cose che ho detto a loro [Benioff e Weiss] cinque o sei anni fa).

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Al netto di tutto questo in definitiva, l’unico che si è dichiarato esplicitamente deluso dall’evolversi del proprio personaggio, non dell’intera serie o stagione, è stato Conleth Hill, scontento dal percorso scelto per Varys, a suo dire accantonato nelle ultime due stagioni, pur dimostrandosi (aggiungiamo noi) uno dei veri eroi e salvatori della patria negli ultimi episodi.

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