La vera tragica storia di Christiane F, la protagonista di Noi i ragazzi dello zoo di Berlino

In occasione del compleanno di Christiane F. ripercorriamo la difficile vita di una delle eroinomani più famose al mondo

Christiane
Christiane F. per Ansa

Il nome Christiane Felscherinow forse non vi dirà niente, ma dietro quel cognome teutonico si nasconde una delle eroinomani più famose al mondo, diventata una sorta di esempio da non emulare.

La sua storia, infatti, è quella al centro del libro Noi, I ragazzi dello zoo di Berlino, trasposto su grande schermo nel 1981, diventando in brevissimo tempo un vero e proprio cult, grazie anche al cameo di David Bowie.

Oggi Christiane F. – nome con cui è più conosciuta – compie 57 anni, le sue condizioni di salute sono ancora precarie per colpa dell’epatite C che contrasse negli anni ’80 e alle spalle ha una vita fatta di tantissime ombre e tenebre.

Già a partire dall’infanzia, infatti, la vita di Christiane non è delle più semplici: nata ad Amburgo, a sei anni si trasferisce coi genitori a Berlino, nella speranza di poter trovare condizioni di vita migliori. Ma l’atmosfera in casa Felscherinow rimane ancorata al fondo: il padre di Christiane è così insoddisfatto della sua vita e della povertà in cui imperversa la famiglia da diventare molto spesso violento. Atteggiamento che avrà ripercussioni sulla giovane Christiane: ripercussioni che si aggraveranno quando, dopo la separazione dei genitori, Christiane vedrà sua sorella lasciare la casa e trasferirsi lontano insieme al padre. Solo anni più tardi la ragazza, ormai divenuta donna, racconterà che quel padre violento aveva abusato ripetutamente di lei e di sua sorella. In effetti, uno dei motivi per cui Christiane F. ha preso un po’ le distanze dal film sulla sua vita è proprio per questo motivo. Non racconta come sono cresciuta, ha detto, Come sono stata abbandonata dai miei genitori. Mio padre era un alcolista e abusava di me.

Christiane, comunque, prosegue la sua vita fino a quando, a dodici anni, conosce Kessi, con la quale inizierà il lungo periodo nel labirintico mondo della droga.

Il battesimo al mondo degli stupefacenti inizia con l’hashish, ma Christiane non impiegherà molto tempo prima di passare a quelle sintetiche, finché un mese prima di compiere quattordici anni e all’alba del concerto di David Bowie, la ragazza assume per la prima volta la sua prima dose di eroina per inalazione. Ci vorrà circa un anno prima che il primo ago gli apra una vena per far entrare immediatamente in circolo l’eroina. Tutti i pomeriggi la ragazza si recava alla stazione dello Zoo a Charlottenburg per procurarsi l’eroina e quando non aveva soldi per comprarsela, vendeva il suo corpo per racimolare il denaro. Christiane vive dunque una vita dove la mattina si recava a scuola e il pomeriggio era impegnata a prostituirsi, così come facevano le sue amiche e il suo fidanzato Detlef, che si prostituiva con ragazzi omosessuali. Nonostante alcuni tentativi fatti per disintossicarsi, la ragazza continua ad essere sempre più immersa nel mondo della droga e assiste alla morte di amici e di un ex fidanzato. La morte dell’amica Babette, quando Christiane ha solo 15 anni, la spinge sull’orlo del baratro: tenta di togliersi la vita assumendo una dose eccessiva di droga, ma verrà salvata. A quel punto sua madre decide di rispedirla ad Amburgo, lontana dalle tentazioni e dagli eccessi. È qui che, a sedici anni, Christiane F. scriverà il suo libro di successo.

Era una terapia, per me,  ha spiegato. Non avrei pensato che il libro potesse suscitare un simile interesse. Era solo un libro tra tanti, ma mi sbagliavo.

Il successo del libro è immediato e quando anche il film riscuote un discreto successo, Christiane F. si ritrova di colpo sotto la luce dei riflettori, in un mondo che le punta gli occhi addosso. Proprio a lei che si è sempre sentita estremamente sola: Volevano tutti parlarmi, ha ricordato. Non mi avrebbero voluta come vicina di casa o come fidanzata dei loro figli. Grazie al film, Christiane ebbe anche la possibilità di incontrare il suo idolo, David Bowie. La donna ha raccontato di quanto fosse felice, all’epoca, di sapere che sarebbe andata alla prima del film insieme al cantante, ma di essere rimasta estremamente delusa nell’esserlo trovato davanti, piccolo e magro, come se fosse una versione diversa dall’uomo che vedeva sulle copertine degli album musicali.

La promozione del film la portò non solo a tentare la carriera di musicista e di attrice, ma anche a conoscere gli Stati Uniti. Christiane visse per un po’ a Pasadena, ma poi fu processata per detenzione di eroina e fu espulsa dagli Stati Uniti d’America. Nel 1993, dopo aver vissuto in Grecia con il fidanzato e aver assistito al suo arresto per droga, Christiane torna finalmente a Berlino.

Nonostante il successo e le nuove disponibilità economiche, Christiane continua ad essere morbosamente legata al mondo della droga: nonostante abbia più volte parlato di tentativi di recupero e della scelta di allontanarsi per sempre dal mondo dell’eroina per il bene del figlio, ben presto i tabloid tedeschi riportano la notizia che Christiane perse la custodia del figlio proprio per la sua ricaduta nel mondo della tossicodipendenza. Nel 2008 il Der Spigel, uno dei giornali che più di tutti si era impegnato a seguire la vita di Christiane F., riuscì ad ottenere un’intervista con la madre della ragazza, che parlò per la prima volta pubblicamente di sua figlia e dei suoi problemi di droga. Secondo lei furono proprio il successo del libro e del film a peggiorare la vita della figlia. Pensiero condiviso dalla stessa Christiane: [raccontare la mia storia] mi ha accorciato la vita. Se non avessi avuto tutti quei soldi non avrei potuto comprare l’eroina per tutti quegli anni. Magari avrei smesso prima e ora le mie condizioni di salute sarebbero migliori. E proprio sulle sue condizioni di salute Christiane F. non si risparmia: Uso il metadone e bevo troppo. Il mio fegato sta per uccidermi. […] Morirò presto.

Se Noi, i Ragazzi dello Zoo di Berlino raccontava la storia della donna fino al primo “salvataggio” da parte di sua madre, il secondo libro di Christiane Felscherinow, uscito nel 2014 per Rizzoli con il titolo La mia seconda vita, racconta gli avvenimenti che vanno dall’inizio degli anni Ottanta fino ai giorni nostri. In queste pagine Christiane racconta gli anni passati al fianco del chitarrista Alexander Hacke, gli anni vissuti insieme a Nick Cave, gli anni passati a Zurigo tra editori e artistici, quando Zurigo era il centro europeo per i tossicodipendenti, con la sua Platzspitz per comprare e vendere droga. Christiane racconta del rapporto con suo figlio: sebbene ne avesse perso la custodia, la donna ha continuato a vederlo ogni settimana, stringendo con lui un rapporto solido e sincero.

Ma anche in questo caso ad emergere è sempre la figura di una donna che non riesce a scappare dalla presa delle droghe e della tossicodipendenza. E quando le viene chiesto perché non ha mai davvero smesso di drogarsi, la donna risponde: Non ho mai voluto smettere. Non conoscevo altro nella mia vita. Ho deciso di vivere una vita diversa da quella degli altri. Non ho bisogno di un pretesto per smettere.

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