Guava Island: Donald Glover, Rihanna e la musica come resistenza all’oppressione

Guava Island: musica, rivoluzione pacifica e lotta rumorosa.

Su Guava Island (che potrebbe essere molti posti esistenti) c’è una grande ricchezza, dovuta alla presenza di un baco che produce una preziosa e richiestissima seta blu. Questo materiale è molto ricercato, e il mercato che sorge sull’isola porta ad un controllo industriale serrato delle procedure di lavorazione: paradossalmente, gli abitanti dell’isola sono costretti a lavorare in condizioni misere sulle vesti e nell’esportazione, mentre “il padrone”, un non meglio identificato Red (chiamato anche “Mr. Cargo”), vive in una villa e fa la bella vita. Il duro lavoro trova sfogo solo nella musica, espressione di vitalità e dignità popolare, unica via di fuga dalla triste realtà dell’isola.

Deni (Donald Glover) è un popolare musicista, che suona anche in radio, e ha in programma un festival di musica per il sabato sera. Ma c’è un problema: se il festival ci sarà, i lavoratori saranno troppo stanchi per andare a lavorare il giorno dopo. Questo, per il padrone, è inaccettabile. Egli chiede quindi, dapprima con le buone, a Deni di non esibirsi. Ma il musicista ovviamente non ci sta. Il festival ha luogo, e Deni viene ucciso da un sicario col volto coperto. Sembra che “Red” abbia vinto ma, il giorno dopo, il funerale di Deni si trasforma in una gigantesca festa, con tanto di musica celebrativa. I lavoratori lasciano tutti i loro posti, l’industria di ferma, e la fidanzata di Deni, Kofi (Rihanna Fenty) dice ad un attonito Mr. Cargo: “Alla fine abbiamo avuto il nostro giorno libero”.

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Distopia, musical, celebrazione.

In Guava Island la musica ha a che fare con il concetto di libertà, ma espresso pacificamente: il cambiamento, la rivoluzione, avviene attraverso l’arte e la resistenza non violenta. Il messaggio è positivo, e in qualche modo speranzoso: le canzoni, le note e soprattutto i ritmi possono sconfiggere la violenza delle armi e l’oppressione del potere. Il che è ancor più significativo se pensiamo alla figura di Red come ad una specie di Grande Fratello (si scorge ad un certo punto la scritta su un muro: Red Sees You). Il colore di riferimento può facilmente identificare un regime comunista (come quello cubano; il film è stato girato a Cuba), che trova la propria base nel lavoro, forzato e pedissequo. Se ci ricordiamo poi che il Grande Fratello di Orwell era basato sulla figura di Josep Stalin, il cerchio si chiude.

Ma il film su soggetto di Donald Glover si tiene lontano da temi tanto impegnativi, facendovi appena un accenno. Guava Island è una storia semplice, intuitiva, che riduce tutto all’essenziale (anche perché dura cinquantacinque minuti): la musica e l’arte sono l’unica vera via per fare le rivoluzioni. E in fondo, nemmeno di rivoluzione si tratta: i lavoratori vogliono solo la domenica libera. Parliamo dei diritti fondamentali dell’uomo, a monte di qualunque discorso politico. Ed è questo a rendere Guava Island un film diretto, chiaro ed incisivo; in qualche modo, Glover e colleghi sono riusciti ad individuare i problemi di fondo nell’oppressione dell’individualità.

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Donald Glover/Childish Gambino protagonista assoluto.

Come sottolineatura maggiore, Glover (a.k.a Childish Gambino, ricordiamo), colora il film con le sue proprie tracce, nello specifico This Is America e Feels Like Summer, trasformandolo in un semi-musical grottesco e surreale allo stesso tempo. Le canzoni sono poche, ma potenti, ed esprimono appieno il messaggio di cui sopra: la musica è forza, è volontà, è cambiamento. Unica nota stonata (o meglio, assente): una Rihanna che, per qualche motivo, non canta neppure una volta. Peccato.

Guava Island non resterà probabilmente ricordato come il miglior film musicale di questo periodo, ma è comunque un’opera genuina, non pretenziosa. Chiede solo di far riflettere e nel contempo di divertire, senza far mancare anche un retroterra di impegno sociale e commentario politico. Donald Glover è nel suo elemento, e il risultato di Guava Island è forse il più notevole da lui conseguito finora, almeno in campo cinematografico. E speriamo che continui per molto tempo.

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