Love Death and Robots: un tripudio di generi ed una potenziale rivoluzione linguistica

Netflix getta le basi per ridefinire la fruizione delle serie tv. Il futuro sembra essere sempre più in uno streaming cotto e mangiato. Pochi minuti di altissima intensità, con un occhio alla qualità del genere.

love death and robots

Amore, morte e robot. Per quei pochi profani del cinema streaming e cultori del cinema di genere italiano, siamo costretti a deludervi. Non stiamo parlando di una variazione sul tema del film di Sauro Scavolini ma di Love Death and Robots, nuova serie antologica animata targata Netflix che si presenta come un progetto versione Beta, per usare termini informatici. Diciotto episodi animati, rigorosamente per adulti, accomunati da queste tre tematiche e dal genere fantascientifico in primis e da moltissimi altri in secundis. Dall’horror fino alla commedia, passando per sensuali romanticismi o addirittura buddy movie. C’è davvero tutto e questo tutto viene generato da moltissimi richiami ai capisaldi della fantascienza. Andiamo con ordine: tutto nasce dalla brillante mente di David Fincher che dopo Mindhunter cambia versante e dai serial killer passa (o ritorna) alla fantascienza, genere sperimentato fino ad oggi solamente con il contestato Alien 3.

Un ritorno alle origini per Fincher che si è avvalso della collaborazione di Tim Miller, regista di Deadpool e del prossimo Terminator 6 nonché direttore creativo delle scene d’apertura di Thor: Ragnarok e soprattutto del Millennium targato Fincher. L’oscuro video con l’affascinante cover di Immigrant Song di Reznor ha la sua firma. Ritorna dunque questo sodalizio e arriva sotto le mani di Netflix che decide ancora una volta di sperimentare qualcosa di nuovo e diverso, secondo le logiche del mercato streaming e con la speranza (collettiva, possiamo dirlo) che questo esperimento trovi vita perenne. Scavando nei meandri, è possibile trovare un fratello minore di questo Love Death and Robots, a nome A Tuo Rischio E Pericolo. Brevissimi minimetraggi e cortometraggi horror di cui se ne è parlato troppo poco. E dall’horror allo sci-fi, il passo sembra essere molto breve.

L’essenza prettamente derivativa potrebbe far storcere il naso a molti spettatori (o utenti?) ma questo non dovrebbe essere visto come un male. O almeno come un male necessario giacché ci troviamo di fronte a qualcosa che potrebbe portare ad altro di molto più grande e continuativo, come serie antologiche di genere e di breve durata.

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Impossibile non aver pensato a Gravity di Cuaron davanti a Dare Una Mano o ancora a Mad Max: Fury Road quando si è aperto il sipario 2.0 di Punto Cieco. Per non parlare delle Alternative Storiche che ricordano molto l’altro esperimento netflixiano a nome Bandersnatch. Insomma, un giro di episodi che potrebbero passare come un qualcosa di già visto e rivisto, contornati da altri episodi che è difficile definire decenti. Di contro troviamo anche momenti molto interessanti, come ad esempio la tecnica d’animazione di La Testimone che vede la collaborazione di parte del team del nuovo Spiderman, fresco di premio Oscar.

Impossibile non citare la riflessione cosmologica sull’arte di Zima Blue, il dramma di Oltre Aquila, la psichedelia di La Notte dei Pesci, la violenza di Guerra Segreta o addirittura le diverse sfumature di buddy movie presenti in La Discarica e Mutaforma. Episodi che anche visivamente presentano un fascino decisamente non indiscreto grazie ad animazioni stilizzate o profondamente accurate. Il calderone Love Death and Robots è molto grande e dentro c’è davvero tutto, senza risparmiare nulla. Scene di sesso esplicito, nudi integrali maschili e femminili, violenza estrema, gore. Giusto per rimarcare che non sempre l’animazione è solo appannaggio dei bambini. Tutto gira intorno alle due pulsioni principali dell’essere umano, eros e thanatos. L’uno genera l’altro, due opposti strettamente connessi tra loro da un legame indissolubile. E già dal primo episodio, questo ci viene palesato nel plot twist finale che non sveleremo.

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Tuttavia, con Love Death and Robots, Netflix va ben oltre il semplice contenuto e inizia a sondare il terreno per un qualcosa di molto più grande rispetto ad una semplice serie antologica in stile Animatrix (con le dovute proporzioni). Lo scopo di questa serie antologica di cortometraggi appare come una riposta precisa alla domanda di fruizione del pubblico. È quasi palese che la soglia d’attenzione dello spettatore medio si stia abbassando di volta in volta, anche a causa di una vita frenetica. Senza addentrarci in questioni sociologiche, giacché questo non è il luogo adatto, Netflix propone una serie di contenuti da vedere tutti d’un fiato nei ritagli di tempo libero. Sulla metro. Durante la ricreazione. In mezzo ad una strada bloccata dal traffico. Insomma, in qualsiasi situazione. Sempre o quasi. Con buona pace di chi non riesce ancora a fare differenza tra cinema arte e cinema industria.

Ci aspettiamo tanto da un eventuale futuro franchising di Love Death and Robots. E se questo è solo l’inizio, non possiamo che essere convinti che le nostre aspettative vengano più che soddisfatte. Con la speranza che le derivazioni siano molto meno invadenti rispetto a questa prima stagione. Comunque sia, la rivoluzione linguistica di Netflix continua ad andare avanti, un episodio per volta. E ne siamo tutti ben lieti.