Copia originale – La recensione

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Di film biografici se ne vedono tanti, ma non come Copia Originale.

Un genere molto inflazionato negli ultimi decenni, quello dei biopic, che è riuscito ad imporsi raccogliendo consensi nei festival e fra il pubblico. Raramente però ci si imbatte in prodotti dalla profondità di Copia originale (Can You Ever Forgive Me?), un film diretto da Marielle Heller uscito in America lo scorso anno. Il film è stato proiettato in Italia nella scorsa edizione del Torino Film Festival fuori concorso e si è subito mostrato come una della migliori pellicole della rassegna piemontese.

Il film racconta la vera storia di Lee Israel (Melissa McCarthy), biografa in declino economico e sociale nella New York degli anni ’90. Dopo lo scarso successo del suo nuovo libro, Lee perde il proprio lavoro a causa del suo carattere scontroso e dal drink facile. Ma quando il suo amato gatto si ammala non ha i soldi per pagare l’intervento del veterinario. Arriva però l’illuminazione: trova infatti due lettere di uno scrittore famoso in biblioteca dentro un libro e scopre che queste si vendono a buon mercato. Decide così di mettere a punto insieme all’amico Jack Hock (Richard E. Grant) un vero e proprio sistema per falsificare lettere di scrittori celebri e rivenderle a caro prezzo.

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copia originale

Quello che salta subito all’occhio è l’ottimo lavoro di scrittura. I personaggi sono ispirati, scavati nel profondo, veri. Un merito però che non si ferma alla fase di scrittura, ma che va attribuito anche ai due attori principali. la McCarthy e Grant danno magnificamente vita a due personaggi unici, che catturano la nostra attenzione dal primo frame in cui compaiono. I due si muovono in una New York pulsante, dipinta con estrema eleganza dalla Heller. Una città fredda, dura, contrapposta al calore confortante delle librerie e della casa di Lee, portandoci con estrema facilità all’interno del mondo narrato.

I due personaggi si completano perfettamente.

Lee è cinica, schietta, riservata. Odia i costumi del suo ambiente di lavoro, rimanendone sempre al limite di quel milieu, così come rimane al bordo della società tout court. Ma è anche particolarmente estrosa e dotata di una penna ed un carattere tagliente, alle volte fin troppo. Jack è invece molto estroverso, ma condivide con Lee un’esistenza sempre fra le righe, oltre ad una certa passione per il whisky. Sono loro il grande motore che fa funzionare così bene il film. Non si può infatti non entrare in empatia con i due, sebbene entrambi possano apparire piuttosto controversi. Due anime essenzialmente solitarie che si ritrovano a vivere in un mondo che non riconosco più (se mai lo è stato) loro.

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Un film che oscilla continuamente fra i generi. Essenzialmente drammatico, riesce però a non prendersi troppo sul serio ed a strapparci più di qualche sorriso in certi momenti, passando per il buddy movie. È forse anche per questo che l’opera non annoia mai e distinguendosi da molti film biografici per la sua capacità di cambiare continuamente registro in favore dei momenti narrativi.

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Copia originale si presenta dunque come uno dei film più interessanti della scorsa annata di cinema statunitense. Il film ha ricevuto ben tre nomination agli Oscar (migliore attrice protagonista, miglior attore non protagonista e miglior sceneggiatura non originale) ed è stato premiato dalla Writers Guild americana per la migliore sceneggiatura non originale. Anche se non parte di certo fra i favoriti, le candidature non fanno altro che confermare la qualità di questo lavoro.

Il film esce nelle sale italiane il 21 febbraio.