L’assurda traduzione del finale di Casablanca in Cina

Spesso, alcune traduzioni vengono veicolate dalla cultura del paese che traduce. Come è capitato a Via col vento in Giappone e Casablanca in Cina.

casablanca

Oggi vogliamo portare alla vostra attenzione, care scimmiette, una piccola curiosità che ci ha lasciati alquanto interdetti, stupiti ma soprattutto divertiti.

Sappiamo quanto sia complesso tradurre un film e siamo tutti al corrente delle numerose opinioni contrastanti che accompagnano il dibattito sulla legittimità artistica del Doppiaggio. Tralasciando il più comune lavoro di adattamento linguistico, vorremmo concentrarci su quelle traduzioni che vengono generate da una profonda appartenenza culturale.

Spesso, i paesi che importano film sono molto differenti, come ovvio che sia, dai paesi che li esportano; e se ora tale assunto ci appare meno vero per via del mondo globalizzato, bisogna notare che in passato le differenze erano ben più visibili. Basti pensare alla Cortina di ferro e ai due blocchi della Guerra Fredda, all’incomunicabilità tra alcuni paesi, alla misteriosa Cina, all’arrabbiato Giappone e così via. Pertanto, alcune grandi pellicole del passato, soprattutto hollywoodiane, giunte in paesi molto diversi da quelli natii, hanno subito una trasformazione culturale e linguistica tale da renderle irriconoscibili al resto del mondo.

La storia del cinema riporta numerosi esempi di tale pratica, ma due ci hanno colpito particolarmente. I paesi importatori nei casi che poniamo alla vostra attenzione sono il Giappone e la Cina.

Via col vento

Nel caso del paese del sol levante, la traduzione stona completamente con la tensione emotiva della scena finale. Parliamo del celeberrimo atto conclusivo di Via col Vento, in cui un arrabbiato e deluso Rhett Butler (Clark Gable) dice ad una sconvolta Rossella O’Hara (Vivien Leigh): “Frankly, my dear, I don’t give a damn” . In inglese la rabbia dell’uomo viene sottolineata efficacemente dall’uso di una parola all’epoca considerata volgare, vale a dire “damn”, ed il risultato è un percepibile rifiuto portato dall’esasperazione dell’uomo nei confronti della sua vecchia amata.

In italiano, la scena non viene stravolta e pur mantenendo un tono leggermente più educato con un elegante “francamente me ne infischio”, la tensione emotiva resta molto simile a quella della scena originale. I giapponesi hanno ritenuto questa battuta completamente in contrasto con la loro cultura basata sulla cortesia e sul garbo e decisero di stravolgerla del tutto infischiandosene, appunto, del discutibile risultato finale. A voi il giudizio, la traduzione giapponese è questa: “mia cara, temo che fra di noi ci sia un piccolo malinteso”. A questo punto ci si aspetterebbe una risatina simpatica di Rossella, un tè e degli inchini piuttosto che il leggendario “dopotutto, domani è un altro giorno”. Paese che vai, film che trovi verrebbe da dire.

Casablanca

Il secondo esempio, invece, ha davvero dell’assurdo. In questo caso a stravolgere la battuta non sono motivi culturali ma bensì ideologici. Come anticipato, protagonista dello strafalcione è la Repubblica Popolare Cinese, che con Casablanca pone in atto un vero e proprio cambio di battuta. Come ricorderete, in Casablanca l’elemento politico, e precisamente il topos della Resistenza, è uno dei concetti chiave del film, ma lungi dal portare la pellicola all’esasperazione del concetto di lotta ideologica, gli autori puntarono fortemente sul tormentato triangolo d’amore che coinvolge Rick (Humphrey Bogart), Lazlo (Paul Henreid) e Ilsa (Ingrid Bergman). Tutti questi concetti chiave trovano nel leggendario finale una degna conclusione. Grazie all’aiuto del doppiogiochista Reanult, Rick riuscirà a far partire la coppia verso il Portogallo ed avviandosi all’uscita col capitano Renault sembra accettare la proposta di quest’ultimo di fuggire con lui nell’Africa equatoriale francese, il tutto si conclude con la famosa frase: “Questo è l’inizio di una bella amicizia!”. Finale perfetto per uno dei più grandi film della storia.

I cinesi, però, non la pensarono affatto in questo modo e vollero strizzare ancora di più il contesto politico di Casablanca portandolo all’esasperazione. Il risultato è davvero divertente ed estremamente goffo, a voi il giudizio: “noi due costituiremo ora una nuova cellula di lotta antifascista!”. Povero Bogart, da stella a funzionario della Repubblica popolare cinese grazie ad un sconvolgente lavoro di traduzione.

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