Perché il 2019 sarà un anno musicalmente vuoto

Ci aspetta un anno di magra? Tutti i segnali sembrano indicarlo.

Preparatevi, perché ci aspetta un’annata non proprio piacevole. Il motivo è molto semplice: la gran parte dei migliori artisti in circolazione, di ogni genere, hanno tutti pubblicato un album o nuovi lavori negli ultimi due anni. E allora, direte voi? E allora, tra un album e l’altro di un artista intercorrono sempre un certo numero di anni, minimo due. Questo significa che nessuno dei vostri gruppi preferiti, o quasi nessuno, si farà sentire per tutto il 2019.

Mentre infatti decenni addietro capitava che un gruppo pubblicasse anche fino a due album l’anno (fino agli anni ’70 diciamo), oggi non è più così. Tra promozione, tour (spesso mondiale) e altre attività, gli artisti odierni rimangono occupati per mesi e mesi. Senza contare le ricerche che bisogna compiere ogni volta che c’è da fare un nuovo disco, fra trasferimenti in località esotiche per trovare l’ispirazione, e l’aggiornamento alle ultime tecnologie. Due anni, poi, sono l’intervallo minimo. Artisti di grande successo e ormai affermati, come per esempio gli Arctic Monkeys, possono permettersi di aspettare (come abbiamo visto) anche fino a cinque anni, rischiando meno, rispetto agli esordienti, di restare fuori dal mercato musicale.

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Il succo del discorso è questo: è altamente improbabile che un artista che ha pubblicato un album nel 2017 o nel 2018, ne pubblichi uno nuovo nel 2019. Altamente improbabile non vuol dire impossibile, certo. Esistono diverse eccezioni, come quella di Damon Albarn, che ha realizzato un album dei Gorillaz nel 2017 e ne ha poi fatto un altro nel 2018. Ci sono poi i pazzi, come King Gizzard & the Lizard Wizard o Ty Segall, che pubblicano anche cinque o sei album in un anno (è successo davvero). E poi, per gli altri, capita ogni tanto qualche EP, come l’ultimo inaspettato dei Nothing but Thieves. Oppure, ancora, riletture di album già usciti (è il caso di MassEducation di St. Vincent) o album di remix (REDUXER, degli Alt-J).

In ogni caso, è una questione di probabilità.

Probabilità che dipendono anche dalla fama dell’artista e da quanto possa egli o ella permettersi di “rilassarsi”. Quante probabilità ci sono, per esempio, che Kendrick Lamar, i Royal Blood, Nicolas Jaar o Kamasi Washington pubblichino un nuovo album nel 2019? Molte poche, perché appunto sono tutti già usciti nel 2017 o 2018, e ora probabilmente si prenderanno una meritata pausa. Ma a questo punto voi direte: possibile che tutti gli artisti validi abbiamo pubblicato i loro ultimi lavori in questi due anni, e non ne sia rimasto fuori proprio nessuno? Ovviamente dipende anche dai gusti. Se per voi il migliore artista del mondo è uno sconosciuto dj IDM sudanese che pubblicherà il suo prossimo disco proprio l’anno prossimo, allora potrete ritenervi soddisfatti. Per gli altri, be’, qualcosa c’è, ma è poco.

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Prima di tutto i Tool, naturalmente, che con il loro eterno procrastinare stanno diventando la barzelletta più gettonata sui forum di musica, e anzi lo sono già. Il 2019 sarà finalmente il loro anno? Vedremo. Ad alzare notevolmente l’asticella ci pensano gli Slipknot con un album già annunciato, un tour e un singolo fresco fresco. Ci sono poi altre uscite annunciate, buone ma non esattamente notevoli: i Foals, per esempio, i Bring Me the Horizon, e Panda Bear. Tra quelle non ufficiali: i Tame Impala potrebbero pubblicare un album entro l’estate prossima, ma è tutto da vedersi. I Vampire Weekend, ve ne abbiamo dato l’annuncio, dovrebbero pubblicare finalmente il loro quarto album nel 2019, ma ancora non ci sono conferme ufficiali né date di uscita.

Poche uscite, interessanti ma sempre poche.

Ci sono poi giganteschi punti interrogativi, legati ad artisti che non si fanno sentire da diversi anni se non con uscite occasionali. I TV on the Radio, James Blake, Flying Lotus, The Black Keys, i Run the Jewels. In questi casi, gli annunci possono ancora arrivare, ma si tratta tutto sommato di ben pochi nomi; potremmo aggiungerne altri, ma a poco servirebbe, a fronte dell’enormità di uscite che ci siamo goduti in questo biennio. Ci si può mettere a contare gli anni intercorsi tra le varie uscite di ogni artista, e cercare di calcolare le possibilità dell’arrivo di nuovi lavori; ma è un’attività che lasciamo a voi.

Unica altra speranza, in un’annata come quella che si preannuncia, sono gli esordi improvvisi e fulminanti come quello degli Shame di quest’anno. L’arrivo, insomma, di quella band incredibilmente notevole e rivoluzionaria, che tutti stiamo aspettando e che non arriverà mai. Oppure, anche soltanto qualche buon gruppo nuovo potrebbe andare, via. Tutto, purché questo 2019 così vuoto passi più in fretta possibile.

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