Simulation Theory – Il primo disco “pop” dei Muse?

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Simulation Theory, dei Muse, è uno degli album più chiacchierati del 2018. I Muse si sono veramente dati al pop?

No. Simulation Theory non è un disco pop. Se poi molti fan dei Muse, specie quelli di vecchia data, sentiranno questo solo perché ci sono poche chitarre, sarà affar loro. Simulation Theory è invece un disco molto eclettico, nel quale i Muse riprendono dove avevano interrotto con The 2nd Law (2012). C’è di tutto: rock, elettronica, synthpop, funk, blues, folk, pop, persino R&B. Certo, le progressioni di accordi e le melodie sono sempre quelle che siamo abituati a sentire; ma proprio per questo Matt Bellamy e soci hanno deciso di lavorare intensamente sugli arrangiamenti.

I suoni sono futuristici, con un forte utilizzo di sintetizzatori, effetti “speciali” e tecnologie contemporanee. Il tutto non suona però come un improvviso cambiamento, ma come l’evoluzione logica del sound della band. Potenzialmente ogni canzone è notevole. Segnaliamo in particolare Propaganda, il pezzo forse strumentalmente più interessante. Pressure, un pezzo che non dovrebbe dispiacere ai fan dei tempi di Absolution (2003) e Black Holes and Revelations (2006).

E poi Something Human, con un tocco alla Imagine Dragons; Thought Contagion, The Dark Side, Break It to Me. Tutti i pezzi contengono qualcosa di interessante, nessuno escluso. Bellamy e i suoi compagni si giostrano con disinvoltura tra i suoni e i colori, mostrando tutta la sicurezza di una band con vent’anni di esperienza, e che tuttavia dà segno di ringiovanire ad ogni album.

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La verità, che forse è difficile da digerire per chi è ancora legato alle vecchie ideologie del rock and roll, è che Simulation Theory è un disco moderno, coerente, completo, con tutti i pezzi al posto giusto. E lo è anche nei temi trattati, certo non con la maestria di un Alex Turner, ma in linea con l’epoca attuale. La post-verità del web si risolve in un “neo-rock”, possiamo chiamarlo così: una fusione di tantissimi elementi.

Una via di mezzo che cerca di dire tutto contemporaneamente.

La teoria della simulazione è quella, complottista, che sostiene che tutto quanto ci circonda è un’invenzione, che serve a controllarci: terra piatta, scie chimiche, controllo del meteo, revival della teoria geocentrica. I Muse non rispondono a queste post-verità scagliandosi contro di esse; al contrario, la loro musica replica “dall’interno”, giocando con l’indeterminatezza della realtà attuale. Simulation Theory è un album di fantascienza pop, questo sì, nel quale una band viaggia nel tempo dagli anni ’90, reinventando la propria musica con gli stili attuali per cercare l’unica verità finale. Che non esiste, ovviamente. Ma il viaggio è bellissimo.

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A noi sembra, quindi, che di fronte a tutto questo, stare ancora a discutere di pop o non pop sia abbastanza inutile, e ridicolo. Siamo nel 2018, i post su Facebook decidono i risultati delle elezioni e c’è gente convinta che i vaccini causino l’autismo. Accettiamolo, è questa la musica che ci serve, una musica rock che si mascheri, che si aggiorni, che sia pop senza esserlo.

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Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Rock

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