Musica e film – Il treno per il Darjeeling

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Che musiche vengono scelte per assecondare questo tipo di visione dualistica, introspettiva ma anche ironica? Innanzitutto, l’idea iniziale è quella di porre l’accento, fino alla comicità, sul contesto in cui il film si svolge, ossia l’India: da sempre patria dei grandi viaggi dell’anima, dal Siddhartha di Herman Hesse al ritiro di Rishikesh dei Beatles.

Ecco allora, banalmente, musica indiana. Musica tratta da famosi film di Bollywood, pellicole più o meno note. In particolare, e va citato, quel Satyajit Ray che è noto come il più famoso regista indiano di sempre; ed è anche, per inciso, anche compositore.

Poi, per non farci mancare nulla, ecco musica classica dell’800, cioè la Settima di Beethoven, e del ‘900, cioè il Chiaro di luna di Debussy; un’effetto di sottolineatura volutamente calcato.

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Ma è nell’utilizzo della musica pop/rock anni ’60 e ’70 che Anderson dà il suo meglio.

Come se fino a qui il suo eclettismo non fosse già dimostrato, il regista sceglie musiche poco note al grande pubblico, ma di gruppi comunque famosi. Abbiamo i Kinks, ma grazie a Dio ci vengono risparmiate le banalità di You Really Got Me e All Day and All of the Night.

Viene invece scelto l’album Lola Versus Powerman and the Moneygoround (1970), uno dei tanti concept album dei Kinks. Va citato perchè da esso sono tratte ben tre canzoni, usate in questo film: Powerman, Strangers e This Time Tomorrow.

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Ancora, riecco i Rolling Stones (già presenti per esempio ne I Tenenbaum), ma niente Satisfaction o Jumpin’ Jack Flash; abbiamo invece Play with Fire, un successo molto minore del quintetto inglese, sconosciuto ai più.

Scelte dunque, in questo caso, che non accontentano nè l’ascoltatore superficiale di musica, nè il cultore di musica sperimentale alla Scaruffi (niente Third Ear Band).
Come ultimo tocco, la canzone pop francese Les Champs-Élysées di Joe Dassin, del 1969. Un altro elemento che, pur non direttamente in linea con la trama del film, ne arricchisce l’atmosfera.

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In Darjeeling Limited ci sono almeno due scene di culto legate alla musica.

La prima è quella commentata da Play with Fire dei Rolling Stones. In questa sequenza i limiti spaziali e temporali del film vengono traditi: ci viene infatti presentata una carrellata di tutti i personaggi del film, anche i più insignificanti (e persino quelli solo menzionati) come passeggeri di un unico treno che li trasporta tutti.

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La macchina da presa passa da una cabina all’altra, mostrandoci come i personaggi si trovano appunto tutti sullo stesso treno, ossia, come siano tutti sullo stesso piano. Anderson non attribuisce alcuna qualità speciale a nessuno, tutti sono egualmente in balia del destino.

L’altra scena, l’abbiamo già citata, è quella sulle note di Powerman dei Kinks. Apparentemente è una scena banale, ma rappresenta il momento preciso della catarsi finale dei protagonisti, ovvero quello in cui i tre compiono il proprio arco di trasformazione come personaggi: liberandosi delle valigie, si liberano simbolicamente dei pesi che consentono loro di migliorare come individui.

Per Wes Anderson, la vita è un cerchio che si chiude da solo, che noi lo vogliamo o no. Nei suoi film, tutto alla fine va in qualche modo a posto. La musica, anche in Darjeeling Limited, gioca in questo molteplici ruoli: commento, citazione, omaggio.

Ma interpreta anche sentimenti: smarrimento, tristezza, confusione. E ritrovamento di sè stessi.