“Piazza Vittorio” di Abel Ferrara: al cinema il documentario sull’immigrazione

Piazza Vittorio è il nuovo documentario di Abel Ferrara presentato fuori concorso a Venezia. Girato interamente al quartiere Esquilino di Roma racconta tramite interviste a gente comune la vita quotidiana in un quartiere multietnico al centro di continue polemiche

Piazza Vittorio Abel Ferrara

Piazza Vittorio Emanuele II, angolo di Roma conosciuto semplicemente come Piazza Vittorio. Una parte del Quartiere Esquilino a poche centinaia di metri dalla Stazione Termini conosciuta per essere il melting-pot romano; un quartiere dove convivono persone di ogni etnia e di ogni nazionalità. È in questo quadro che Abel Ferrara, regista italo-americano che da anni vive a Colle Oppio ha deciso di girare il suo documentario “Piazza Vittorio”. Un lungometraggio fuori concorso a Venezia di 85 minuti che alterna interviste, testimonianze, musica, time lapse e video d’epoca.

Lo scopo è quello di provare ad entrare nei panni delle persone che vi risiedono con poche semplici domande: “chi sei, da dove vieni?”. Sono esplorate tutte le posizioni: quelle degli immigrati di prima generazione, quelle dei romani un po’nostalgici – sempre meno numerosi -, quelle dei cosiddetti “nuovi italiani”, quelle di disperati, quelle di associazioni di estrema destra attive nel quartiere (la sede di Casapound è a pochi metri dalla piazza).

Scena dal Film.

Paura, bisogno di lavoro, desiderio di una vita migliore è ciò che risulta dalle diverse interviste ad italiani e stranieri. C’è tanta nostalgia tra l’umanità di Piazza Vittorio: i romani ricordano tempi migliori, gli stranieri ricordano i loro affetti e il loro paese. Sembra quasi un documentario sulla povertà, che potrebbe essere girato in qualsiasi periferia italiana, ma Piazza Vittorio ha qualcosa in più: il compito difficile di essere avamposto di integrazione. Chi vi abita lì, da una vita o da pochi mesi, sa che ha il compito di gestire una convivenza con culture diverse, a volte strane, a volte incomprensibili, ma che hanno lo stesso desiderio di emergere ed affermarsi.

Piazza Vittorio, il vissuto di Abel Ferrara nel documentario

Abel Ferrara stesso proviene da un’esperienza migratoria, e non manca di farlo notare, i suoi nonni emigrarono in America negli anni di Ellis Island e il documentario suona come un certo ritorno alle origini. Nel voler vedere un parallelismo tra il viaggio della speranza degli italiani e quello dei nuovi immigrati. Il film, infatti, si apre con Do Re Mi di Woodie Guthrie, ragtime americano che racconta le grandi emigrazioni dall’Est all’Ovest americano:

“Dicono che un mucchio di gente all’Est lascia le proprie case ogni giorno e si mette in cammino sulla via rovente e polverosa che conduce al confine con la California‎/ Attraversano le sabbie del deserto per fuggire da quella terra della polvere/ Pensano di andare in una terra di zucchero ma ecco cosa trovano/ Ora, la polizia alla frontiera ti dice:‎ Sei il numero quattordicimila di oggi”‎/ Oh, se non avete la grana, ragazzi, se non avete la grana fate meglio a tornare nel vostro bel Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee”.

Intervistati anche Matteo Garrone (“sono venuto ad abitare a Piazza Vittorio perche mi mancava l’estero”) e Willem Dafoe, attore che già da anni ha stretto un legame artistico fortissimo con Ferrara. Tra presente e passato, tra riprese moderne e spezzoni di vecchi cinegiornali, il documentario si chiude con un lungo timelapse dall’alba alla sera: la vita va avanti, nonostante le incomprensioni.