Dancer in the Dark – Recensione

Dancer in the Dark è una delle migliori pellicole del folle regista danese Lars Von Trier, ultima parte della "trilogia del cuore d'oro".

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Dancer in the Dark – RecensioneLars Von Trier è uno dei registi più discussi del cinema contemporaneo. Il regista danese è stato spesso al centro di polemiche e critiche, come nel caso emblematico delle dichiarazioni su Hitler a Cannes. Ha anche saputo, da grande provocatore, dividere nettamente il mondo della critica e gli spettatori a metà. O lo si adora alla follia o lo si odia tanto da volerlo morto. Eppure è incontestabile il fatto che, ad oggi, sia uno dei registi più importanti ed unici degli ultimi 20 anni. Con le sue trilogie tematiche ha saputo stregare milioni di spettatori e, spesso, anche la critica, ricevendo premi importanti.

Dancer in the Dark“, uscito nel 2000, va a concludere quella che è stata definita la “trilogia del cuore d’oro“, che comprende “Le onde del destino” (1996) e “Idioti” (1998). Il tema comune è quello del dramma che si consuma inevitabilmente, nonostante le buone ed idealistiche azioni dei protagonisti, accomunati da, appunto, un “cuore d’oro”. Protagonista di questo ultimo capitolo è Selma (interpretata dalla cantante Björk), donna di origini cecoslovacche emigrata in America. La donna porta una tara genetica ed è condannata a perdere la vista molto presto. Anche il figlio ne è afflitto, ma grazie ad un’operazione potrà aver salva la vista. L’operazione tuttavia è molto costosa e Selma è costretta a fare molte ore di straordinari in fabbrica e a fare un secondo lavoro.

Il dramma, oltre a quello personale di Selma, condannata a perdere la vista per salvare il figlio dalla stessa sorte, comincerà quando il suo padrone di casa, benestante, le confesserà di non avere più un soldo. Approfittando della cecità oramai avanzante di Selma, ruberà i soldi nascosti dalla donna, preferendo farsi uccidere piuttosto che restituirli. Ed è qui che l’inconfondibile tocco di Trier si fa sentire di più, portandoci ad odiare la razza umana intera. In punto di morte, l’uomo implora di non rivelare nulla alla moglie, ignara della situazione. Selma manterrà la parola, ma la promessa le costerà la vita. Verrà infatti condannata alla pena capitale e rinuncerà al ricorso per non spendere i soldi destinati all’operazione del figlio, nonostante la sua collega Kathy (Catherine Deneuve) e l’uomo che la ama (Peter Stormare) tentino disperatamente di salvarla.

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Dancer in the Dark – Recensione – Sorprendente è il lavoro che Trier fa con il genere con cui si sta confrontando per la prima volta. Il film è, a tutti gli effetti, un musical; eppure è anche “anti-musical“, come lo stesso regista ha dichiarato. “Dancer in the Dark” ci comunica l’esatto opposto di quello che un musical hollywoodiano vuole donarci. Felicità, festa e spensieratezza sono completamente abolite. O meglio ristrette nella fantasia di Selma, in cui i canti ed i balli prendono forma, diventando una valvola di sfogo. Il luogo segreto dove la donna si rifugia quando le cose vanno male.

A braccetto con questa poetica troviamo poi una messa in scena per molti versi vicina a quella del “Dogma 95” creato proprio da Von Tier insieme a Thomas Vinterberg. Macchina a mano, luci naturali e musica diegetica ne segnano inevitabilmente la forma. Una forma che ha il grande pregio di adeguarsi alla vista di Selma, passando dallo sfocato allo scuro. Magicamente, però, nei momenti del musical la macchina da presa osa di più, segnando ancora di più il solco tra vita reale ed immaginazione della donna.

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Come parlare poi di un musical senza parlare della colonna sonora. Composta e cantata in scena dalla stessa Björk, usa spesso i suoni ambientali (come nel caso della canzone nella fabbrica) per tentare di immergere totalmente lo spettatore nelle sequenze tipiche del musical ed evitare il fastidioso stacco tra recitativo e danzato. Una colonna sonora che riesce perfettamente nello scopo di accompagnare i balletti delle scene da musical splendidamente interpretata dalla protagonista.

Notevole è poi la prestazione attoriale di Björk, da cui Von Tier tira fuori il massimo a qualsiasi costo. L’attrice ha infatti odiato profondamente il regista danese durante le riprese ed è uscita stremata dalla produzione del film, tanto da decidere di abbandonare per sempre il mondo del cinema. La musicista islandese è perfetta anche fisicamente nel ruolo di Selma, con quel suo viso innocente, quasi bambinesco, a sottolineare la sua bontà d’animo.

Dancer in the Dark” è stato premiato a Cannes con la Palma d’Oro, oltre al premio per la migliore attrice assegnato a Björk. Ad oggi è considerato uno dei migliori film dell’eclettico regista danese e resta una visione imprescindibile per conoscerne l’opera e per conoscere la storia del cinema contemporaneo. Una pellicola che sa ammaliare per la sua delicatezza alternata alla crudeltà ed al cinismo tipico del regista, passando per un genere, quello del musical, usato in maniera originalissima.