Strofe: Significato di La Donna Cannone – Francesco De Gregori

0
11601
La Donna Cannone

 

La Donna Cannone – Francesco De Gregori

Il particolare metodo di scrittura di De Gregori spesso ha fomentato i detrattori, servendogli la definizione, sempre detestata tra l’altro, di cantautore ermetico. Lungi da me analizzare il perché tale definizione sia vista come un’offesa – occorerebbero quintali di pagine e non siamo qui per questo – è necessario, tuttavia, che venga fatta una precisazione: ermetica è la mente di chi ascolta.

Sebbene delle volte non ci sia niente da capire, come ricorda giustappunto il cantautore in uno dei suoi brani più famosi, è raro che non ci sia nulla di intelligibile.

Veniamo a noi però. Il brano di cui parliamo oggi è forse il più celebre di Francesco De Gregori: La Donna Cannone.

Scritta inizialmente per il film Flirt di Roberto Russo del 1983, non passò inosservata. La dolcezza velata della melodia e il testo sensibilmente ricamatogli addosso fecero sì che il brano travalicasse i limiti della colonna sonora, ascendendo a condizione di brano stand-alone. Fuori dal suo scenario, vive di e per sé stesso.

A riprova dell’unicità della canzone le innumerevoli cover, tra le quali spiccano senza dubbio quelle di Mia Martini, grande amica di Francesco, e nientepopodimeno che di Joan Baez, l’usignolo di Woodstock ed ex compagna di Bob Dylan.

De Gregori scrisse la canzone ispirato da un articolo di giornale. L’articolo parlava proprio di un’artista circense di inizi novecento, per l’appunto la donna cannone, che innamoratasi di un collega, si vede costretta a fuggire dal circo. Le regole dell’epoca infatti vietavano rapporti sentimentali tra due artisti. Piuttosto che vedere castrato il proprio amore, la donna fugge. Il circo, privato della star, è costretto a chiudere i battenti. Dell’innamorata, invece, dopo la fuga, non è data più alcuna notizia.

Procediamo ora strofa per strofa.

La Donna Cannone

 

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò.
E oltre l’azzurro della tenda, nell’azzurro io volerò.
Quando la donna cannone d’oro e d’argento diventerà
senza passare per la stazione l’ultimo treno prenderà

Esordisce oniricamente il viaggio alla ricerca di sé stessa della donna cannone. E’ facile immaginarla dopo lo spettacolo, mentre tutti vanno via, ormai che il suo compito è finito. In un angolo, mani nelle mani, a sognare di uscire dall’azzurro finto del tendone del circo. Quel mondo che dell’azzurro della libertà e dell’oro e argento sfavillanti di gioia e spettacolo ha solo l’aspetto. Quando lei si tingerà d’oro e d’argento, d’amore e di follia, scintillerà tra le stelle del cielo. Il suo enorme cuore, troppo grande per chi di lei gode solo lo spettacolo, per chi la sfrutta, lo scaglierà fuori con vigore. Non ha bisogno di passare dalla stazione. La sua non sarà una semplice partenza. Non va solo via. Lei evade, completamente. L’ultimo treno è il simbolo di una fuga senza possibilità di ritorno, senza remissione di peccato.

Sarà rapita dalla follia? Sarà vinta dal suo profondo sentire? Morirà?

E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà
E dalle porte della notte il giorno si bloccherà.

Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà.
E dalla bocca del cannone una canzone suonerà.

Il forte sentimento della donna, l’incapacità a piegarsi alle incombenze del proprio lavoro e della propria vita, l’ostinata lotta per non inaridire le proprie emozioni, sono sempre stati una minaccia per gli altri, i normali. Le dimostrazioni che una vita diversa sia possibile innescano un senso di disprezzo in chi ha sepolto tale possibilità. Chi non capisce o si rifiuta di capire, offende, si innalza, si impone con la forza. La fuga della donna sarà, di fronte ai detrattori, un’altra prova del suo essere migliore di loro. E quando la notte sarà alla porte cercando di portare con sé la tristezza, la disperazione per il suo amore impossibile da coltivare, la sua fuga avrà ormai bloccato tutto. Un sempiterno Sole scintillerà sulla sua vita. Un giorno felice continuo e inamovibile. Ancora nel pieno del suo sogno, la donna immagina il pubblico festante celebrare la sua rivalsa.

Il cannone, strumento della sua condanna, il circo che la costringe e le vieta la vita, ora suona una canzone, il suo simbolo di libertà.

La Donna Cannone

E con le mani amore, per le mani ti prenderò,
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò.
Non avrò paura se non sarò bella come dici tu.
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa.
Non torneremo più.

Il ritornello della canzone è ancora sogno. Parla al suo amore o all’amore indifferentemente. Tanto ha viva l’idea dell’amore da renderla in carne ed ossa. Il sentimento stesso si fa essere. Tenendo stretto nel suo cuore questo sentimento si fa muta. Non vuole corromperlo con le parole, è già perfetto così. Quelle parole che già le avevano detto di non essere abbastanza, che le avevano vietato di essere così com’è, non servono più. Diventa tangibile l’ascensione all’amore più elevato della donna. Non solo volerà con il cuore e con la mente. Lei darà tutta sé stessa, carne ed ossa, alla sua idea così violenta di libertà.

A fuga completata non sarà nemmeno necessario pensare ad un ritorno. Non vuole ritornare e non le sarà possibile farlo.

E senza fame e senza sete, e senza ali e senza rete
voleremo via.

Concedendo tutta sé stessa non sarà più semplice essere umano. Sarà finalmente fusa con la libertà totalizzante che desidera così ciecamente. Allora non avrà né fame, né sete. Non necessiterà di ali o altri mezzi fisici per pararne l’eventuale caduta.

Volerà alto, senza bisogno di nulla. Una sola anima colma d’amore che libra leggera, via.

E’ quasi, ahimè, scontata la fine della donna.

La Donna Cannone

 

Così la donna cannone, quell’enorme mistero volò.
Tutta sola verso un cielo nero nero si incamminò.

Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì.
Altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì.

E’ giunta al capolinea la sua vita. Il cielo che era azzurro si tinge di nero, il colore della morte. Si incammina risoluta verso il suo destino, la sua strada segnata. Chi la scherniva ha ancora paura di lei, della sua diversità. Ne sono così spaventati, i maligni e i superbi, che si nascondono omertosi, declinano le proprie responsabilità. Togliendosi la vita li ha messi di fronte alla loro piccolezza, li costringe a chiudere gli occhi per non vedere o a fingere di non averci mai avuto a che fare.

Non può fare altrimenti per realizzare il suo progetto di vita: deve morire. Paradossale.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò,
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò.
Non avrò paura se non sarò bella come dici tu.
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa.
Non torneremo più.
E senza fame e senza sete, e senza ali e senza rete
voleremo via.

Risuona ancora il ritornello, ma stavolta il sogno è giunto a compimento. Le parole sono le stesse, ma il sapore è differente.

L’anima ha raggiunto la libertà tanto agognata e la congiunzione tra amore e morte, topos più volte vissuto nella letteratura occidentale, è compiuta. La bellezza di questa completezza cancella il dolore. Finalmente niente fame, niente sete.

E’ semplicemente volata via.

A cura di Peppe Giorgianni

Fratelli a un tempo stesso, Amore e Morte
ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
altre il mondo non ha, non han le stelle

Giacomo Leopardi – Amore e Morte

 

Vi scongiuro, non suicidatevi.

La Donna Cannone
Brano: La Donna Cannone
Album: La Donna Cannone (1983)
Artista: Francesco De Gregori

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here