Recensione, Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

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Una geniale satira spaventosamente attuale, è quello che ci regala la commedia capolavoro Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. Un film dal tocco anticonvenzionale di Kubrick, Peter George e Terry Southern tratto da “Red Alert”, il romanzo di Peter George. Il tutto ha inizio con il Generale Jack D. Ripper, interpretato da Sterling Hayden, in preda ad un attacco di follia causato dalle sue fobie comuniste. Ordina così agli aerei sotto il suo comando di andare a bombardare il territorio russo con la mostruosa bomba H; per poi sigillarsi all’interno della base estraniandosi dal mondo circostante e dal presidente degli Stati Uniti. Spetterà al Colonnello Lionel Mandrake cercare di inculcargli un briciolo di ragione e trovare la parola d’ordine per fermare l’attacco.

Mandrake non è che il primo dei tre fantastici personaggi interpretati da Peter Sellers, esercizio che l’attore aveva già brillantemente svolto ne Il ruggito del topo. Un uomo dal grande spirito morale che rimane il personaggio più credibile del film, risultando comunque comico. La pellicola intercala l’aereo in viaggio verso la Russia, capitanato da un vero cow-boy americano come Slim Pickens, con la sala da guerra del pentagono. È in questa sala che Sellers dà il meglio di sé alternando al ruolo del presidente Mervin Muffley quello dell’eccezionale dottor Stranamore. Al primo posto nei cuori dei fan ma ultimo ad apparire, è proprio lo scienziato esperto di bombe dalle simpatie naziste. Un personaggio reso memorabile dai suoi tic, tra vari “mein Führer” e un braccio fuori controllo. Tre ruoli che rendono Peter Sellers l’anima del film e della sua comicità (il suo meglio lo trovate in questo articolo).

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La pellicola ovviamente sembra prestarsi per tutto, tranne che per una commedia o un film di satira, ma grazie a dei dialoghi pungenti e a delle ottime caratterizzazioni il film è divenuto una delle più grandi commedie di sempre. Simbolo caratteristico del film rimane invece la famosissima War Room, testimone dei destini del mondo e palco dei dialoghi più divertenti; come la telefonata tra il presidente e l’invisibile premier sovietico, in quello che rimane un fantastico scambio di insensatezze e luoghi comuni. Una stanza talmente iconica che convinse tutti della proprio esistenza; ma proprio tutti.

Si dice che il presidente Ronald Reagan  appena entrato nella Casa Bianca chiese di poter vedere la War Room, inconsapevole che fu “soltanto” una grandissima creazione di Ken Adam.

(Per approfondire le stupende scenografie di Adam consigliamo questo bellissimo articolo).

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George G.Scott nei panni del esagitato Generale Buck Turgidson, è un altro degli attori a fornire un’ottima interpretazione; caratterizzata da smorfie ed esagerazioni dell’atteggiamento americano. Il personaggio che più, in uno scenario apocalittico e guerrafondaio, riesce ad incarnare lo spirito della commedia. Diametralmente opposto a quest’ultimo troviamo Sterling Hayden e il suo già citato Jack D.Ripper; un uomo cupo e terribilmente realistico, ma capace di divertire con le sue folli teorie da complottista. Una figura che masticando il suo sigaro, biascica come ogni male sia riconducibile ai comunisti, lasciando emergere un eroe tragicomico.

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Ma il vero realismo del film in questo caso risiede nel suo essere oggi attuale come non mai; e sono i veri leader mondiali a dirlo. Nel documentario di Oliver Stone, The Putin interviews, il regista chiede a Vladimir Putin se ha visto Dr. Strangelove. Non l’ha visto. Allora si siede con lui e lo guardano. Oltre alle risate Putin si lascia scappare come il rischio di un olocausto nucleare sia reale e molto più pericoloso oggi di quanto lo fosse ai tempi del film. Una pellicola che fa più riflettere oggi a causa delle continue tensioni tra Nord Corea e America, come se fosse una campanella d’allarme pronta a ricordarci cosa si rischia. Disastri causati dall’incompetenza e dalla follia di personaggi sconclusionati, capaci di “premere un bottone” dalla gigantesca forza distruttiva con un sorriso beffardo stampato sul volto. Soggetti che speriamo possano vivere solo nell’immaginario di Kubrick e grazie alla satira del suo film.

 

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