Monografia Refn: Drive – Recensione

L’IMPATTO
Rischi, sempre. Morti, tanti. Il più grave incidente della storia, anno 1955, in pieno rettilineo d’arrivo. La Mercedes di Pierre Levegh che vola in tribuna, tra la folla: 83 spettatori uccisi, oltre al pilota; 120 feriti.
(Giorgio Terruzzi, parlando della 24 Ore di Le Mans sul n.211 di GQ)

Ha lo stesso effetto di un incidente, la visione di Drive, un mix di emozioni contrastanti in un film senza dubbio potente. Eppure, al contrario di quanto si possa pensare, l’impatto porta alla vita, più che alla morte. Perché Nicolas Winding Refn, alla prima esperienza tutta USA, riflette sui film precedenti carichi di ottimismo, di vigore, anche nei momenti in cui la dipartita è prossima a venire. La trama è semplice: Ryan Gosling di giorno è uno stuntman e un meccanico senza nome, di notte fa l’autista per i ladri in fuga; “I drive”, dice a chiunque lo incontri. Anche alla vicina di casa Irene (Carey Mulligan), di cui si innamora. Ma Irene è la moglie di Standard (Oscar Isaac), appena uscito di galera, che sente il fiato sul collo di un gruppo criminale di Los Angeles comandato da Bernie Rose (Albert Brooks). Quando Standard decide di fare una rapina per saldare i debiti, non si accorge che gli uomini di Rose lo hanno seguito per farlo fuori. Morto il marito, si cerca la moglie. Driver (così viene accreditato il protagonista) sente perciò il dovere di proteggere lei e suo figlio.

Drive
Carey Mulligan in Drive

Dopo il precedente Valhalla Rising si parla ancora di sacrificio. Gosling è un guerriero silenzioso, esattamente come One-Eye – ma vicino anche al Clint Eastwood senza passato di Leone – che trova nell’immolazione verso una persona cui è legato lo slancio per arrivare, una volta morto, a essere accettato ai cancelli di San Pietro.
Questa persona è nuovamente Liv Corfixen, il personaggio di Irene, e il protagonista maschile è Nicolas, alla continua ricerca di un modo per proteggere la moglie (e l’intera famiglia).
Come in Bleeder, la love story è genuina, perché mai dettata dal pensiero di poter raggiungere qualcosa, se non l’amore della persona amata. Ma al contrario del film del ‘99 i due protagonisti non sembrano mai disillusi e, soprattutto Gosling, vivono per arrivare all’obiettivo di cui sopra. L’ottimismo di fondo evidenziato in precedenza sta proprio qui, e dovrebbe essere appreso da tutti una volta terminata la visione.

VIOLENCE FETISH NATION
Sono un filmmaker feticista, nel senso che non so perché faccio quello che faccio, mi piace solo vedere le cose. Quando capisco cosa vorrei vedere, lo inserisco nel film.
(Nicolas Winding Refn)

Come ogni feticismo che si rispetti, anche quello che NWR ha per la violenza risulta più eccitante di qualunque esperienza sessuale o di mazzate.
Il motivo? Non ci interessa, così come non interessa al danese. La cosa che più si rivela degna di nota è il fascino che il regista ha saputo creare per la violenza nei suoi lavori. Drive, in tal senso, ne è il perfetto esempio. Facciamo un passo indietro. Da Bronson, NWR ha cominciato a realizzare film basandosi su cosa gli sarebbe piaciuto vedere, senza prendere spunto dalla realtà, come invece era accaduto con i Pusher. Ecco allora che tutti i feticismi del regista (violenza compresa) si sono liberati. La violenza già era presente nei lavori precedenti al 2008, ma erano semplici botte, quasi casuali, niente di maggiormente articolato. Per capire il concetto, basta confrontare il prefinale di Pusher 3 (2005) con la scena dell’ascensore di Drive.

In questo piece of filmmaking, come direbbero gli americani, è la cura per le immagini a rendere la visione superlativa: niente inquadrature mosse, stavolta tutto è calcolato al millimetro, come vuole il nuovo stile refniano (Valhalla Rising escluso). E, proprio come un feticismo irrompe improvvisamente nella vita di un bambino in prepubertà, anche la violenza efferata arriva senza preavviso di fronte ai nostri occhi. E tutto non è mai stato così sexy.

Puoi leggere anche le parti precedenti della monografia:

Trilogia Pusher

Bleeder

Fear X

Bronson

Valhalla Rising