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Come invecchiano i film che hanno vinto l’Oscar? 5 salti decennali per analizzare i vincitori del passato

1977 – Rocky (John G. Avlidsen)
Recensione: La storia americana per eccellenza. Un pugile dilettante dei sobborghi di Philadelphia che sbarca il lunario come spaccagambe per uno strozzino da quattro soldi, riceve l’opportunità della vita, un incontro con l’attuale campione dei pesi massimi il divino Apollo Creed. La vita dei sobborghi americani negli anni ’70 a fare da sfondo e il “going the distance” come messaggio ispiratore. Tutto il resto è mitologia cinematografica. Le corse attraverso Philadelphia (girate senza permessi “guerilla-style” da un furgone), l’allenamento speciale con i quarti di bue al posto dei sacchi, il grande amico Paulie che nonostante l’alcolismo non nega il proprio sostegno, l’amore con Adriana che nasce quieto per poi rimbombare nel grido alla fine del match con la faccia massacrata. Che ve lo dico a fare..


Segni Particolari: La sceneggiatura è stata interamente scritta (e ri-scritta 3 volte) da Stallone, il che lo rende l’unico artista assieme a Charlie Chaplin ad aver scritto ed interpretato un film poi nominato all’Oscar in entrambe le categorie. Ne sono scaturiti 4 sequel (i primi 3 diventati anche loro film di culto, il quarto un disastro che fa ancora male al solo accenno) e un recente spin off, Creed, che non incanta ma almeno ha il merito di dare ai neofiti lo spunto per andare a scoprire le origini del leggendario stallone italiano.


Altri candidati: Un anno come pochi nella storia del cinema. Tra gli altri candidati vediamo Taxi Driver, Tutti gli uomini del Presidente e Network. Roba serissima. Mettersi a giudicare quale sia il migliore tra questi capolavori è pratica sacrilega. Sicuramente influente fu la palma d’oro a Taxi Driver pochi mesi prima, togliendo di fatto il capolavoro di Scorsese dalla corsa alla vittoria per evitare il rischio che l’Academy venisse tacciata di omologazione agli acerrimi rivali francesi. Va anche sottolineato come il tema iper positivo dell’America “land of opportunity” deve aver schiacciato la concorrenza dell’alienato mitomane di Scorsese e i giornalisti che scoprono il vespaio Watergate di Alan J. Pakula.


Rivisto oggi: Un pilastro del cinema che insieme a Toro Scatenato ha fatto la scuola del genere. Il protagonista “grows on you” grazie allo script ampio che ne mostra la personalità in ogni sfaccettatura, dalla rabbia per il ruffianismo dell’allenatore Mickey (Burgess Meredith) al cuore tenero mostrato di fronte al debitore insolvente. Come De Niro in Taxi Driver, ma senza essere “method actor”, Stallone mette in scena un personaggio che aveva già dentro di se (all’epoca Stallone guadagnava 36 dollari a settimana come usciere e recitava in piccole produzioni) con un risultato straordinario per realismo. A quarant’anni dall’uscita the Italian Stallion manda ancora al tappeto.

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