Lil Wayne: quando il rapper tentò il suicidio a soli 12 anni, con una pistola

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Una storia allucinante sul leggendario rapper Lil Wayne che forse molti non conoscono. Chiaramente non la consigliamo alle persone più sensibili

Lil Wayne è uno degli artisti più celebri della scena rap fin dalla fine degli anni ’90. Ha lanciato una vera e propria tendenza “pop” in questa musica a cavallo tra i due millenni e si è fatto largo specialmente negli anni ’00 tra gli artisti più rispettati e seguiti dell’hip-hop americano. Oggi è meno famoso e ha meno successo, ma l’importanza del suo nome non si può negare.

Ha esordito da giovanissimo, nel 1999, a soli 17 anni. Nelle decadi tante storie e aneddoti che lo riguardano hanno alimentato il suo mito, ma c’è una vicenda che risale alla sua infanzia e che già, prima di tutte le successive, “colora” in maniera anche abbastanza grottesca il suo percorso e la sua nomea. Dato l’argomento trattato, consigliamo alle persone più sensibili di non proseguire con la lettura.

Si parla infatti di un tentato suicidio, gesto al quale il futuro rapper arrivò quando aveva solo 12 anni, ancora non era Lil Wayne ma solo Dwayne Michael Carter Jr. e viveva con la madre Jacida a New Orleans. Lui stesso ha raccontato il fattaccio, completo di particolari scioccanti, in una intervista del 2021, della quale riprendiamo gli stralci.

“Quando mi dicevano che non potevo avere quello che volevo, ciò che sognavo e desideravo era di rappare. Ero disposto a morire per questo”. E, spiega Lil Wayne, questi sogni cozzavano con la dura realtà della carriera scolastica, che la madre insisteva che lui proseguisse nonostante i voti bassi.

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Si parla quindi di malessere mentale, sorto in lui a quanto pare già a dieci anni, che lo portava ad avere “Pensieri come quello di uccidermi”, pensieri poi accentuati dall’insistenza della madre sull’argomento scuola. E, una volta nella quale lui le mentì sulla pagella o sulle assenze, ricevette una telefonata della zia che lo informava che Jacida era decisa a “gettare via la sua carriera nel rap”.

“Quella è stata un’escalation. Pensieri ovunque. Quello principale era: ‘Ti faccio vedere io’. Ho preso il telefono, ho chiamato la polizia. Sì, sapevo dove lei teneva la pistola. Ed era in camera sua. Quindi sono andato lì, ho preso la pistola – avevo già fatto la telefonata – ho guardato nello specchio e ho fatto così”, racconta Lil Wayne, mimando il gesto di puntare una pistola allo specchio.

“Ovviamente ero tipo ‘Oh no’, perché mi ero un po’ impaurito, era nella mia testa. Tipo ‘Nah, nah’. Ma poi ho detto: ‘Fanculo'”. Lil Wayne ricorda che in quel momento alla tv stava passando il video di One More Chance di Notorious B.I.G. (era il 1995), che sarebbe poi stato ucciso pochi anni dopo.

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“Sai cosa?” prosegue Lil Wayne nell’intervista “Ho cominciato a pensare che avevo bisogno di arrabbiarmi [per decidermi] ma che non mi serviva. Questo è quello che mi ha spaventato. Quando ho capito di avere problemi mentali è stato quando ho premuto il grilletto”, racconta il rapper.

E prosegue: “[Mi sono sparato] nel petto. Non l’ho sentito, ho mirato al cuore. Però non ho sentito nulla. Non stavo provando alcun dolore. Era stato lo shock. Mi sono svegliato sentendo boom, boom, boom, la polizia che bussava. E questo è quello che mi ha svegliato”. Il cantante racconta poi di essere rimasto bloccato a terra, fissando i muri e il soffitto in cerca della famosa “luce”.

Ma la luce non è mai arrivata. I poliziotti cessarono di bussare ma il ragazzo trovò la forza per trascinarsi fino alla porta e fare loro un segnale battendo sul legno. Gli agenti tolsero la porta dai cardini e controllarono la casa, asserendo di aver trovato sì un’arma ma anche della droga.

Comunque uno solo di loro, l’agente fuori servizio Robert Hoobler, si premurò di prendere Lil Wayne di peso e di portarlo in ospedale con la sua auto. Oggi Lil Wayne lo chiama zio Bob, e riconosce di essere probabilmente vivo solo grazie a lui: lo sparo aveva mancato il suo cuore di pochi centimetri.

Fonte: Billboard

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