Teste di Modì, la Storia dello scherzo più incredibile di sempre

La canzone di Caparezza Teste di Modì racconta di uno dello scherzo più incredibile della storia del mondo dell'arte. Ecco la storia vera

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Credits: Youtube/CAPAREZZA - TESTE DI MODI' - Lyric Video - telecaparezza
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Nel 2014 Caparezza pubblicò l’Album Museica che, come il titolo fa intuire, parla della grande passione che il rapper pugliese nutre per l’arte. Uno dei brani, Teste di Modì, racconta dello scherzo più incredibile della storia recente dell’arte italiana. Ecco cosa accadde.

Siamo nel 1984, anno del centenario della nascita di Amedeo Modgliani e, al Museo d’arte moderna di Villa Maria a Livorno, sono in mostra 4 delle 26 teste scolpite dal grande artista. Tuttavia il riscontro del pubblico è poco e la manifestazione si sta per trasformare in un colossale fallimento. Per questo la direttrice del museo e curatrice, insieme al fratello Dario della mostra, Vera Durbé decide di rispolverare un’antica leggenda. Si narra infatti che nel 1909, Modigliani incompreso e deriso dagli altri artisti, decise di gettare nel Fosso Reale alcune delle sue prime sculture. La Durbè, dunque, affermando di “sentire” la presenza delle opere dell’artista nel Fosso, ottenne le autorizzazioni per iniziare la ricerca.

E qui si scatenò il genio di tre giovani ragazzi toscani, Michele Ghelarducci, Pietro Luridiana e Pierfrancesco Ferrucci che decisero di realizzare una goliardata che da quel momento in poi sarà nota a tutti come lo scherzo delle Teste di Modì.

Inizialmente la popolazione era curiosa, sperava che venissero a galla queste bellissime sculture di Modigliani – racconta lo stesso Luridiana a Il Fatto Quotidiano – con il passare del tempo però il disincanto ha preso la meglio. La gente, con lo spirito tipico dei livornesi, passava da quelle parti anche per lanciare qualche battuta

Qualunque cosa venisse recuperata, anche la più improbabile, diventava vox populi di Modigliani. Io che passavo quasi quotidianamente da queste parti, ho seguito tutta questa evoluzione, dall’attesa speranzosa allo sberleffo pieno. In fin dei conti c’erano delle persone che stavano lavorando duramente, era luglio, faceva caldo e la gente li prendeva in giro, così mi sono chiesto, e se domani davvero saltasse fuori una testa di Modigliani? Nel giro di un paio di giorni ci siamo procurati gli attrezzi che non erano nemmeno quelli specifici dello scultore. Avevamo martello, cacciavite e il noto trapano elettrico

I ragazzi volevano solo creare scompiglio e mai avrebbero pensato che sarebbe successo quello che poi è accaduto.

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Pensavamo che una volta ritrovata la testa la gente avrebbe esultato con i caroselli come ai mondiali di calcio ma anche che un critico d’arte si sarebbe accorto dello scherzo

Tuttavia ciò che non sapevano i tre ragazzi è che anche un altro scultore livornese, Angelo Froglia, decise di buttare nel fiume, in un atto di rivalsa nei confronti dei critici d’arte altri due falsi portando il numero delle Teste di Modì nel Fosso a 3.

E poi arrivò il grande giorno. Il 24 luglio del 1984 vengono ritrovate le tre teste. La prima e la terza di Froglia, la seconda dei nostri tre burloni. Il critico Giulio Carlo Argan, dichiara in televisione: “Le teste sono certamente autentiche!” Alcuni scultori sono tuttavia dubbiosi. Secondo loro la mano che ha scolpito quelle teste sarebbe troppo inesperta, troppo scarsa la padronanza degli strumenti per essere di Modigliani. Dario Durbè non si lascia però scoraggiare, definisce le teste un’opera “di commovente e indagante incertezza” e le espone a Villa Maria.

Per 40 giorni, questo doppio inganno, fa esultare Livorno e tutti i grandi critici d’arte che credono di aver ritrovato le preziose opere di Modigliani.

Passata qualche settimana in cui attendevamo speranzosi che qualcuno si rendesse conto dello scherzo – spiega Luridiana – ci siamo posti il problema di raccontarlo. La nostra intenzione era, appunto, di fare uno scherzo, non avevamo nessuna intenzione di ingannare nessuno. Non potevamo accettare che la testa finisse in un museo o in qualche libro d’arte

I tre decidono dunque di usicre allo scoperto e raccontarono la loro storia a Panorama.

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I ragazzi che avevano fatto questo scherzo pensavano che si sarebbe capito subito che le teste erano false e invece le presero tutti per vere. C’è un altro piccolo particolare da aggiungere – scrive Gianni Farneti sulla celebre rivista. Quando cominciarono a scavare nei fossi la prima statua che venne fuori non era una delle loro, era quella dello scultore Froglia (chiamata Modì1), per cui i ragazzi all’inizio rimasero molto perplessi, pensarono che fosse una testa autentica di Modigliani

La seconda testa che venne fuori fu la loro (chiamata Modì2) e poi ne venne fuori un’altra, sempre dello scultore chiamata Modì3. Quando loro capirono che nessuno metteva in discussione il fatto che le teste fossero vere e che tutta la critica italiana inneggiava alle meravigliose sculture di Modigliani, cominciarono a pensare che dovevano rivelare lo scherzo, a quel punto mi consultarono

Poco dopo anche Froglia, in una conferenza stampa dichiarò che aveva voluto fare una provocazione artistica per “evidenziare come attraverso un processo di persuasione collettiva, attraverso la Rai, i giornali, le chiacchiere tra persone, si potevano condizionare le convinzioni della gente.

Le Teste di Modì sono state anche esposte al Mart di Rovereto per la mostra “Il falso nell’arte. Alceo Dossena e la scultura italiana del Rinascimento” anche se il critico Argan è morto continuando a sostenere la verdicità delle sculture.

Una storia incredibile.